CARTOLINE DEL GIORNO DOPO - QUEL CHE RESTA DI CAMPIONI E SCONFITTI
Bode il matto e Arianna la dura
28/2/2006
Roberto Beccantini
Bode Miller: non una medaglia, solo sbronze e partite a basket
Cartoline da Torino. Ritagli di Olimpiadi. Facce e storie non necessariamente di primo piano o da primo posto. Pupazzi di neve e di ghiaccio. Pupazzi per modo di dire. Bode Miller, eccone uno. Lo spaccone. Doveva sedurre il mondo. Il mondo ha «seduto» lui. Quinto nella libera, sesto in gigante, fuori nella combinata e nel Super-G, fuori nella prima manche dello slalom, a glutei di Rocca ancora caldi. Incarna il rovescio dell’American dream. Alla vigilia della libera, tira l’alba con una coniglietta di Playboy al «Tabata» del Sestriere, ciucco perso. Alla vigilia dello slalom, gioca a basket e si sloga una caviglia. Predica il doping libero e il sesso come tranquillante. Così, a occhio, non proprio un anacoreta.
La scoperta è il curling. Per due settimane invade e sequestra i salotti. Fioriscono dal nulla improvvisi, e improvvisati, esperti. Alla popolarità dell’evento, molto contribuisce il linguaggio scivoloso e tecnicamente ambiguo: si scopa davvero, nel curling, ma si scopa e basta. Senza virgolette e senza allusioni: questa, almeno, è la parola d’ordine (meglio ancora: l’ordine). La saga delle «Rolling stones», le pietre che rotolano, incuriosisce il popolo del calcio. In fin dei conti, sono solo bocce un po’ strane, un po’ snob. Silenziose e dignitose. Profumano di malto scozzese e baite invernali. Joel Therry Retornaz, lo «skip» azzurro, finisce suo bengrado sul «Wall Street Journal». Ha 22 anni, porta occhialini punk e sussurra ai cavalli della fattoria paterna. Arrivederci a Vancouver. A meno che, nel frattempo, qualche altra Fattoria non lo rubi ai suoi pascoli.
Sol levante, sol danzante. Tutti ai piedi di Shizuka Arakawa, l’unica che in piedi ci è rimasta, sul serio. Mai il Giappone aveva vinto l’oro nel pattinaggio di figura. La sua grazia, quei salti arabescati dai nomi di teoremi (triplo axel, doppio lutz e, presto, doppio Nedved) hanno commosso persino i tenori del «devi morire». Non voleva gareggiare, Shizuka. L’hanno convinta in extremis. Nelle fiabe, le regine arrivano sempre all’ultimo momento, accompagnate da Chopin e Puccini.
Il filo di Arianna ha poco più di 15 anni. Con Marta Capurso, Mara e Katia Zini ci regala un bronzo storico nello short track a squadre: è la centesima medaglia dei nostri Giochi bianchi, e pure la più giovane. Arianna Fontana, nata a Sondrio il 14 aprile 1990. Un tipino che vi raccomando. Una che dal biberon è passata subito a «Shining». La squalifica delle cinesi l’ha fatta diventare l’ombelico del mondo. Era la sera del 22 febbraio, e nelle redazioni si stava già pensando al menù del giorno dopo. Poi sono piombate loro, le ragazze della «pista corta». Fermi tutti. Quando la vita si trasforma in un burrascoso labirinto, se ti chiami Arianna ti orienti meglio.