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Torino 2006
 SLITTINO

Curve di bronzo

Plankensteiner-Haselrieder grande seconda manche

16/2/2006
Giovanni Cerruti



CESANA. Alle 7 di sera saltano su un palchetto che a momenti viene giù.

Questa volta, seconda manche, loro non hanno sbagliato e gli altri sì. Italia 2, lo slittino di Gerhard Plankensteiner e Oswald Haselrieder, si è preso la medaglia bronzo. Starebbe per cominciare le festa, ma tra due ore Gerhard, 35 anni, guardia forestale di Vipiteno, un omone di quasi due metri, avrà una gran voglia di spaccare slittino e qualcosaltro.
Plankensteiner, Haselrieder
Plankensteiner e Haselrieder
sul podio

Una domanda in italiano, mentre va alla conferenza stampa, e si trova nei guai con la risposta.

Se la medaglia fosse stata d'oro, avresti cantato l'Inno di Mameli? «Non conosco questa canzone». Gerhard è altoatesino, e queste quattro parole in un amen entrano nel circuito delle agenzie di stampa. Per la serie come rovinare una medaglia di bronzo che poteva essere anche d'oro, l'omone Plankensteiner con quella frase si è inguaiato di brutto. Ma come? Un atleta della nazionale che risponde così? Che tratta l'Inno come una canzonetta di Sanremo? Un deputato della Margherita vince la corsa alla dichiarazione di vibrata protesta.

Alle nove di sera ci sono tutte le premesse per la nascita di un caso politico-sportivo e il bello è che Gerhard, di madrelingua tedesca, aveva capito poco o nulla.

«Sono contento di essere italiano e dedico questa medaglia agli italiani», aveva dichiarato mentre entrava in conferenza stampa, subito dopo la risposta sull'Inno. Alle otto di sera, quando è uscita la prima agenzia, Gerhard ha capito di essersi infilato in un bel guaio, un qualcosa che può essere ben più difficile della discesa a 130 all'ora con lo slittino. Nel suo immaginabile italiano pieno di doppie e aspirate ha cominciato a prendersela con tutti: «Giuro che l'inno lo conosco, sono italiano. Non avevo capito bene, ho detto che la medaglia è dell'Italia perchè io sono italiano. Ho risposto ed ero frastornato ed emozionato per la medaglia conquistata».

Lo tranquillizzano, basta una tua dichiarazione e il caso si sgonfia, ma falla subito o sarà troppo tardi.

Eccolo al telefono: «Chiedo scusa se ho generato un malinteso, non era assolutamente mia intenzione nè disconoscere l'inno nazionale nè tantomeno affermare che si tratta di una semplice canzone popolare. Il malinteso nasce dal fatto che in italiano la mia proprietà di linguaggio non è perfetta». Fine del caso. O almeno così spera Gerhard da Vipiteno.

Questa giornata olimpica se la ricorderà con doppia amarezza: perchè ha preso un bronzo che poteva essere oro, perchè rischia di passare per quello che maltratta l'Inno d'Italia con tutto quel che ne può seguire. Una giornata storta davvero, per la coppia Plankensteiner-Haselrieder. Se ascoltassero la registrazione sentirebbero quella risposta di Gerhard, quando rivedono il filmato della loro prima manche avranno buone ragioni per darsi qualche pizzicotto in più. Dopo la prima erano quinti loro e noni Oberstolz e Gruber di Italia 1.

In testa i fratelloni austriaci Andreas e Wolfang Linger, poi medaglie d'oro davanti ai tedeschi Florschuetz e Wustlic. Errori nell'uscita dalle curve, con il rischio di sbandata, o peggio ancora, di ribaltarsi e uscire dalla classifica finale.

A rallentare Gerard e Oswald, a cappottare cinque equipaggi, a mandare all'ospedale l'ucraino Roman Yazwinskyy, è stata soprattutto una curva, la terzultima, la numero 17. Che nel bigino dell'Olimpiade viene presentata così: «Siccome in Italia il numero 17 è considerato sfortunato, a questa curva non è stato dato nome». La 18 si chiama Eugenio Monti, come il "rosso volante" del bob. Ecco, alla 17, quando è il momento di rischiare, quasi tutti gli equipaggi si sono trovati in difficoltà. La maledizione della curva 17.

Basta un niente e lo slittino decolla, sbanda, si cappotta come accaduto ai poveri ucraini.

Gerhard e Oswald, altra guardia forestale, però tracagnotto e con l'orecchino, questa medaglia la inseguivano da 12 anni.

Erano tra i favoriti, nelle sei prove per cinque volte hanno chiuso con il miglior tempo. Peccato, si sono rovinati la festa più bella con gli errori nella prima manche.

Così come Gerhard si trova rovinata la festa del bronzo per una domanda mal capita o una risposta mal data. Perchè forse le parole dell'Inno di Mameli non le conosce davvero, e non sarebbe l'unico. Ma alle Olimpiadi bisogna stare attenti a certi malintesi, equivoci, errori. Non si sbaglia solo alla curva 17.

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