versione accessibile
 Home Page LA NUOVA GRAFICA STA ARRIVANDO!
Direttore Mario Calabresi

Ultimo aggiornamento 11:29
Editoriali Politica Esteri Cronache Costume Economia Tecnologia Cultura Spettacoli Sport Torino
RUBRICHE

 Ambiente


 Benessere


 Cucina


 Giochi

 Golf


 Mare

 Moda

 Montagna

 Motori

 Musica


 Scuola

 Soldi

 Stelle

 Viaggi

 Volontariato
OFFERTE LAVORO
ANNUNCI LEGALI
NEWSLETTER
Blog Forum Ricerca Servizi Multimedia Dossier
Torino 2006
 SHORT TRACK

NELLA 5 KM DI STAFFETTA DELUDONO I CINESI CHE CHIUDONO QUINTI

Carta non basta, Ohno porta via il podio agli azzurri

Oro alla Sud Corea davanti a Canada e Usa

26/2/2006
Giulia Zonca



TORINO. Cinque squadre in pista e il ghiaccio diventa subito granatina, curve a solchi e secchiate per solidificare la superficie. La staffetta di short track inizia con una squadra in più, l'Italia ripescata da semifinali a gomiti alti e scorrettezze varie.
Fabio Carta
Fabio Carta

Ci sono 40 pattini che girano in contemporanea e 45 giri di rincorsa. Il pubblico di Torino è agitato, scalmanato e preparato a un bronzo azzurro che non arriva. Caricati da quello delle donne, urlano e applaudono mentre gli atleti si urtano anche solo per entrare dal cancelletto.

Troppa gente, sbucano in massa dagli spogliatoi, non c'è nemmeno lo spazio per togliere i coprilame e qualcuno zoppica per metri prima di trovare un angolo dove liberare i pattini.

Sugli spalti cercano di identificare gli azzurri, guardano i numeri sui caschetti gialli: Fabio Carta, Yuri Confortola, Nicola Franceschina e Nicola Rodigari.
I ragazzi spiazzano la Cina e a tre giri dalla fine sono terzi con tre metri di vantaggio, solo che all'ultimo cambio Rodigari si trova a fianco di Apolo Ohno e lo perde.

«Andava davvero troppo, abbiamo fatto tutto bene, siamo stati in scia, abbiamo lottato fino all'ultimo ma sul testa a testa non potevo tenere. Un po' di rammarico c'è e sul terz'ultimo cambio ho intravisto qualcosa che non andava, ma non potrei dire se Ohno ha ostacolato volontariamente. Peccato».

L'ultimo gradino del podio, l'unico agguantabile, va agli Usa dietro a Corea e Canada. L'atleta di casa, Fabio Carta esce per ultimo confortato dalla compagna di allenamenti, Marta Capurso.

Lei ha vinto una medaglia davanti agli amici, lui no e dover correre all'antidoping gli evita di stare troppo a pensare all'ovazione mancata. Sul corridoio di uscita si ferma solo Franceschina, all'ultimo giro sul ghiaccio, saluta lo short track e diventa avvocato a tempo pieno.

E' la serata di Ohno, pizzetto, bandana, occhiolini distribuiti a ragazze adoranti e finalmente una rivincita. Eroe del 2002, con un oro, un argento e un paio di risse con i coreani, fino a qui ha visto solo feste dei rivali. All'ultima giornata prende un oro sui 500 metri e un bronzo (il secondo dei suoi Giochi) con la squadra.

Frega gli azzurri per poco in una sarabanda di spinte sopra una pista sfatta.
Palavela a colori carichi, cheerleaders e canadesi che le seguono con i pon pon bianchi e rossi. «Clap your hands, battete le mani», «Make noise, fate rumore», il tabellone manda scritte e fuochi d'artificio digitali: un incrocio fra il gioca jouer e la cartoonia di Roger Rabbit.

C'è il giudice che spara la partenza prima che le squadre siano entrate e la voce fuori campo scherza: «Falsa». Ci sono i bambini che fotografano Rudolph Giuliani e chiamano «Rudy». Ci sono i cinesi che sbandano e si sente il rimbombo contro il materasso.

E c'è anche Arianna Fontana, il bronzo quindicenne tira fuori lo sguardo truce e incastra i ciuffi biondi dentro gli occhiali a fascia. Sui 1000 metri si ferma al sesto posto in classifica, ma prima di uscire sgomma.

Apolo Ohno tira fuori la lingua sul traguardo e Hyun-Soo Ahn, il coreano tinto di giallo pannocchia spinge il naso contro la telecamera. Poteva diventare il solo in queste Olimpiadi a vincere quattro gare, si ferma a tre e cede sui 500 dove arriva terzo. Aumenta i podi della Corea nello short track, 10 in tutto, una superpotenza fatta di 6 ori, tre argenti e un bronzo.

Lasciano poco al resto del mondo e alla fine occupano anche la pista maciullata dalla staffetta, a pancia in giù sul ghiaccio, 4 uomini a braccia larghe e una bandiera. Sul podio si ricompongono, salutano mano nella mano e abbozzano una piramide scomposta che si disfa subito.

A fianco degli americani, con Apolo sulla destra che saltella per i fatti suoi, agitano le teste colorate e una per un pelo cozza contro una bandana rossa.

Un attimo di serietà e di occhiate indecise, ma l'atmosfera è sempre quella di Roger Rabbit e invece di menarsi scivolano tutti quanti sotto il podio: americani, coreani e candaesi e il tabellone ci mette i titoli di coa: «Clap your hands».

Home Speciale Olimpiadi Home Short Track  |  Scheda della disciplina
IN EDICOLA
 EDICOL@
 @RCHIVIO
DAL GIORNALE
Prima pagina pdf
Dayfax pdf
Versione accessibile
Titoli del giornale
Lettere
Specchio dei tempi
Un cronista per voi
I SETTIMANALI
 GIO'
 TORINO SETTE
 TUTTOLIBRI
 TUTTOSCIENZE
 TUTTOSOLDI
 SPECCHIO
 P.I.00486620016 |  Copyright 2010 |  Credits |  Per la pubblicità |  Scrivi alla redazione |  Siti partner