NELLA 5 KM DI STAFFETTA DELUDONO I CINESI CHE CHIUDONO QUINTI
Carta non basta, Ohno porta via il podio agli azzurri
Oro alla Sud Corea davanti a Canada e Usa
26/2/2006
Giulia Zonca
TORINO. Cinque squadre in pista e il ghiaccio diventa subito granatina, curve a solchi e secchiate per solidificare la superficie. La staffetta di short track inizia con una squadra in più, l'Italia ripescata da semifinali a gomiti alti e scorrettezze varie.
Fabio Carta
Ci sono 40 pattini che girano in contemporanea e 45 giri di rincorsa. Il pubblico di Torino è agitato, scalmanato e preparato a un bronzo azzurro che non arriva. Caricati da quello delle donne, urlano e applaudono mentre gli atleti si urtano anche solo per entrare dal cancelletto.
Troppa gente, sbucano in massa dagli spogliatoi, non c'è nemmeno lo spazio per togliere i coprilame e qualcuno zoppica per metri prima di trovare un angolo dove liberare i pattini.
Sugli spalti cercano di identificare gli azzurri, guardano i numeri sui caschetti gialli: Fabio Carta, Yuri Confortola, Nicola Franceschina e Nicola Rodigari. I ragazzi spiazzano la Cina e a tre giri dalla fine sono terzi con tre metri di vantaggio, solo che all'ultimo cambio Rodigari si trova a fianco di Apolo Ohno e lo perde.
«Andava davvero troppo, abbiamo fatto tutto bene, siamo stati in scia, abbiamo lottato fino all'ultimo ma sul testa a testa non potevo tenere. Un po' di rammarico c'è e sul terz'ultimo cambio ho intravisto qualcosa che non andava, ma non potrei dire se Ohno ha ostacolato volontariamente. Peccato».
L'ultimo gradino del podio, l'unico agguantabile, va agli Usa dietro a Corea e Canada. L'atleta di casa, Fabio Carta esce per ultimo confortato dalla compagna di allenamenti, Marta Capurso.
Lei ha vinto una medaglia davanti agli amici, lui no e dover correre all'antidoping gli evita di stare troppo a pensare all'ovazione mancata. Sul corridoio di uscita si ferma solo Franceschina, all'ultimo giro sul ghiaccio, saluta lo short track e diventa avvocato a tempo pieno.
E' la serata di Ohno, pizzetto, bandana, occhiolini distribuiti a ragazze adoranti e finalmente una rivincita. Eroe del 2002, con un oro, un argento e un paio di risse con i coreani, fino a qui ha visto solo feste dei rivali. All'ultima giornata prende un oro sui 500 metri e un bronzo (il secondo dei suoi Giochi) con la squadra.
Frega gli azzurri per poco in una sarabanda di spinte sopra una pista sfatta. Palavela a colori carichi, cheerleaders e canadesi che le seguono con i pon pon bianchi e rossi. «Clap your hands, battete le mani», «Make noise, fate rumore», il tabellone manda scritte e fuochi d'artificio digitali: un incrocio fra il gioca jouer e la cartoonia di Roger Rabbit.
C'è il giudice che spara la partenza prima che le squadre siano entrate e la voce fuori campo scherza: «Falsa». Ci sono i bambini che fotografano Rudolph Giuliani e chiamano «Rudy». Ci sono i cinesi che sbandano e si sente il rimbombo contro il materasso.
E c'è anche Arianna Fontana, il bronzo quindicenne tira fuori lo sguardo truce e incastra i ciuffi biondi dentro gli occhiali a fascia. Sui 1000 metri si ferma al sesto posto in classifica, ma prima di uscire sgomma.
Apolo Ohno tira fuori la lingua sul traguardo e Hyun-Soo Ahn, il coreano tinto di giallo pannocchia spinge il naso contro la telecamera. Poteva diventare il solo in queste Olimpiadi a vincere quattro gare, si ferma a tre e cede sui 500 dove arriva terzo. Aumenta i podi della Corea nello short track, 10 in tutto, una superpotenza fatta di 6 ori, tre argenti e un bronzo.
Lasciano poco al resto del mondo e alla fine occupano anche la pista maciullata dalla staffetta, a pancia in giù sul ghiaccio, 4 uomini a braccia larghe e una bandiera. Sul podio si ricompongono, salutano mano nella mano e abbozzano una piramide scomposta che si disfa subito.
A fianco degli americani, con Apolo sulla destra che saltella per i fatti suoi, agitano le teste colorate e una per un pelo cozza contro una bandana rossa.
Un attimo di serietà e di occhiate indecise, ma l'atmosfera è sempre quella di Roger Rabbit e invece di menarsi scivolano tutti quanti sotto il podio: americani, coreani e candaesi e il tabellone ci mette i titoli di coa: «Clap your hands».