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Torino 2006
 SHORT TRACK

PERSONAGGIO MAI NESSUN ITALIANO AVEVA VINTO UNAMEDAGLIA A 15 ANNI. MA LA REGINETTA DELLO SHORT TRACK NON FA LA DIVA

La fontana della felicità

Il mondo di Arianna Non conosce la paura: a quattro anni guardava Shining, oggi sogna un horror alla tv, da sola, mangiando laNutella «Dite che sono famosa? Boh, sì, sono contenta»

24/2/2006
Pierangelo Sapegno



TORINO. Arianna Fontana ha 15 anni. Ha smesso di giocare con le bambole ed è andata sul podio delle Olimpiadi.

Sempre cheuna così ci giocasse con le bambole. A quattro anni si incollava davanti alla tv per vedere Shining, e chi se ne frega della paura.E la mamma? «Boh!».
Arianna Fontana
Arianna Fontana


Dopo è passata a Seven e a Il nascondiglio del diavolo. Le manca tanto la Nutella, mase lo viene a sapere l'allenatore le fa una di quelle teste che non finisce più. Boh!

Con il buio accende la luce, o dorme, che problema c'è. Ha gli occhi che sorridono: prima o poi ti leverai di torno. Seee. Non ci conosce. Ma tu lo sai che stai entrando nella storia dello sport italiano? «Ah sì?». Cento medaglie e una faccia da bambina, come se questa coincidenza volesse raccontare una storia che non è mica finita, ma appena cominciata. Se glielo dici, non sa cosa dire. Anche se le ricordi che è la più giovane medaglia italiana di tutte le Olimpiadi non sa cosa fare: «Che cosa devo dire?». Quello che pensi. «Eeh... Sono molto contenta ».

Ti rendi conto che nello sport è una cosa straordinaria? «Boh! Nonsaprei». Neanche noi sappiamo tanto.

Impariamo a conoscerli adesso, questi miracoli italiani, e impariamo pure che forse non siamo questo popolo di sedentari, di pancioni e mezzecalze, che ci sono dei ragazzi fra di noi che vivono di passione, come lo slogan olimpico, o come le loro storie, in giro a cercarsi solo un posto dove allenarsi, dove perdere e dove vincere, dove aspettare che venga un senso o che venga il cielo e passi il treno, una volta sola e quella volta sola, ogni quattro anni.

Short track, tremila metri, staffetta femminile, medaglia di bronzo. Cento non cento, nessuna telefonata dei potenti («a me solo mia mamma», ha detto Marta Capurso): se continuano a vincere così, mica possono passare il tempo alla cornetta.

Eccola qui la squadra: Marta Capurso, le cugine Mara Zini e Katia Zini (cugine a loro volta dell'ex discesista Daniela Zini), e Arianna Fontana (più Cecilia Maffei, la riserva). La famiglia dello short: come tre sorelle e una bambina. Raccontano della fatica di farsi questa vita e questi sacrifici, e molte di loro non ci saranno più a Vancouver, «perché non è facile continuare, sono dieci anni che ci spostiamo sempre senza dimora e senza una lira», sospira la Mara Zini.

Sarà, ma gli euro vinti per la medaglia sognano tutti di metterli in una casa, perché in fondo fino adesso qualcosa hanno costruito e vorrebbero continuare a farlo, ma per loro. Tutte, meno Arianna. Boh: «Forse, una moto. Da velocità». Lei con le Olimpiadi ha appena cominciato («penso che ne farò altre tre»), altro che Vancouver. S'è messa da poco anche ai blocchi della vita, e a 15 anni nonhai bisogno di niente,nemmeno della verità, neanche del futuro: ce l'hai già. Il suo allenatore dice che «un talento così non si può sprecare, che dobbiamo riuscire tutti a tenere i piedi molto per terra».

Il suo carattere? «E' una tosta. E' già difficile da gestire, è molto, molto determinata. Fuori pista è una ragazza serena e matura per la sua età. In pista è eccezionale, grinta da vendere. Più che una coreana può diventare una cinese. E' potente, veloce, nei test atletici dell'anno scorso è risultata esplosiva». Così quando uno chiede se in questo sport bisogna essere cattivi, rispondono tutte di sì, «perché in pista nessuno ti regala niente e non devi regalare niente a nessuno », ma se chiedono chi di loro lo sia di più, alla Mara Zini scappa da ridere: «La piccolina qui» (pollice girato a destra verso Arianna).

«A 15 anni essere determinata come lei è raro. E' una che non guarda in faccia a nessuno». Katia dice che «ha già le idee chiare, la ragazzina. Ogni tanto pesta il naso bello secco, ma è giovane e molto forte».

Lei, lì così, sempre quel sorriso da adesso si levano di mezzo, racconta che boh, l'interesse per la musica punk le è venuta quando una compagna di classe le ha fatto sentire un disco dei Blink 182, e che da lì è passata ai Sum41 che fanno roba un po' più pesante. Ha un cuoricino al collo. Gliel'ha regalato il suo ragazzo, che era qui, ma ci deve aver bisticciato, «ogni tanto sclera», ed è l'unica volta che non dice boh e che diventa rossa.

Il massimo della vita? Un film horror, da sola in casa, mangiandosi una scatola di Nutella. Solo che non si può. Bisogna accontentarsi di una bella storia del terrore. Realistici o di fantasia? Naaa, «realistici, da paura vera, con serial killer. Seven, Il silenzio degli Innocenti. Anche da ridere, come la serie della Bambola assassina». E poi se deve andare a dormire da sola? «Sento qualche rumore di più.Ma niente paura». Le chiedono: contenta della sua vita? «Boh». Dovrebbe stare per sì. La scuola? «Nel tempo libero. Ah sì, è quello il mio hobby».

Le altre le fanno un po' di carosello intorno. Lei non ci fa neanche troppo caso. Sorriso: andiamo? Alla fine, meglio di sì. La piccola è da prendere con le molle. Boh?

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