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Torino 2006
 SHORT TRACK

Qualche curiosità su... Lo Short Track

Origini, la storia, personaggi




LE ORIGINI
Una disciplina giovane

È il Canada il paese dello short track. Qui si sviluppa e si organizza una disciplina che solo nel 1981 ha il suo primo Campionato del Mondo ufficiale, a Parigi nel 1981. Nel 1988 è a Calgary come sport dimostrativo, nel 1992 è ufficialmente disciplina olimpica ad Albertville. Attualmente le nazioni più forti sono Canada, Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone e Italia.

I PROTAGONISTI
L'exploit azzurro

I primi italiani a vincere la medaglia d'oro in una competizione di short track sono stati gli uomini della staffetta 5.000 m (Hugo Herrnhof, Orazio Fagone, Mirko Vuillermin e Maurizio Carnino) a Lillehammer nel 1994. A Salt Lake City nel 2002 la squadra italiana (formata da Maurizio Carnino, Fabio Carta, Nicola Franceschina, Nicola Rodigari e Michele Antonioli) ha confermato la sua forza vincendo la medaglia d'argento.

La doppia spinta di Chad
Texano di Spring, Chad Hedrick arriva da una gloriosa carriera sui pattini tradizionali (rollerblades) prima di giungere allo short track. E dai pattini, porta una piccola rivoluzione: la doppia spinta, che tutti gli atleti adesso imitano. Nel 2002 decide di provarci col ghiaccio, due anni dopo vince l'oro iridato di Hamar in Norvegia. Poi un titolo mondiale sulla singola distanza dei 5000 metri in Corea. A Torino 2006 è uno degli atleti più attesi.

L’equipaggiamento
Da Torino 2006 saranno obbligatorie delle tute di ultima generazione, prodotte con un materiale a prova di taglio, per evitare rovinosi infortuni. In una disciplina così veloce, la tutela dell'atleta è fondamentale. Per questo motivo l'ISU ha reso obbligatori anche il casco, i parastinchi e il collarino in gomma piuma. Altro elemento importante per i pattinatori velocisti sono i guanti, simili a quelli da sci di fondo, da baseball o da motocross a seconda dei gusti dell'atleta. Sulla punta delle dita della mano sinistra viene applicata della vetroresina o della colla bicomponente - normalmente l'araldite - per scivolare meglio quando l'atleta in curva appoggia la mano sul ghiaccio.



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