LA GARA CHE CONCLUDE I GIOCHI: L'AZZURRO PILLER COTTRER GRANDE FAVORITO DELLA 50 KM DI FONDO
«Io non ho paura»
26/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. «Un amico mi ha detto: quando torni a casa voglio vedere la gioielleria. Speriamo di arricchirla ancora». Pietro Piller Cottrer, un oro nella 4x10, un bronzo in combinata, un ruolo da favorito nella 50 km di questa mattina. Le dà fastidio la pressione?
Pietro Piller Cottrer
«No, era peggio in staffetta, perché dalla mia prestazione dipendeva anche il risultato dei compagni. E poi, quando parti con questi ciondolini al collo, sei più sereno e tranquillo». Le medaglie rilassano? «Certo. Comunque vada, il bilancio di queste Olimpiadi è ottimo». E la cattiveria agonistica? «Tranquilli, è rimasta intatta. In gara non si guarda in faccia a nessuno». I favoriti: cominciamo da Piller Cottrer? «Cominciamo dall'Italia. Non mi sento né più forte né più debole dei miei compagni. Siamo tutti da podio». Prima della staffetta avevate pronosticato l'oro. «Quello lo diceva Zorzi. Io ci andrei più cauto. Certo, sarebbe bello finire col botto». Gli stranieri? «Il tedesco Angerer, lo svedese Soedergren, il francese Vittoz, il ceco Bauer, quello simpatico. E facciamo attenzione agli outsider. Questa è una gara strana, particolare. Nel 2001 lottavo per il terzo posto in Coppa del mondo. In volata mi fregò Dolidovich, un bielorusso sconosciuto». Durante la combinata, lei e Bauer avete discusso... «Sì, voleva che tirassi io. In passato mi ha dato delle belle inc..., diciamo delle fregature. Due domeniche fa gliele ho restituite. Ora tornerà a fare il ciucciaruote come sempre». L'Italia pensa al gioco di squadra? «Senz'altro, come nel ciclismo, però dobbiamo ancora discuterne con l'allenatore. L'importante è essere sempre pronti a cambiare strategia. I tecnici devono avvisarci quando è il momento di accelerare». Come si corre una 50 km? «Si aspetta, si studiano gli avversari, si sferra l'attacco. Tutti correranno contro di noi, quindi mi aspetto una gara tattica, cosa che a me non piace. Si deciderà tutto negli ultimi cinque o dieci chilometri». Tra lei e Fabris è nato un gemellaggio sportivo: vi siete sentiti in questi giorni? «Purtroppo no. Gli ho mandato un in bocca al lupo per interposta persona e così ha fatto lui». Ha mai ripensato alla 50 km olimpica di Nagano nel 1998 quando finì fuori pista sul più bello? «Ho smesso di pensarci il giorno dopo». E all'unica 50 km che ha vinto, quella di Holmenkollen '97 in Coppa del mondo? «E' passato troppo tempo». Però questa è la sua gara, lo ha detto lei alla vigilia dei Giochi. «L'ho detto e non ho intenzione di rimangiarmi la parola. L'appetito vien mangiando». Allora parliamo di dieta: che cosa si mangia prima di una prova così lunga? «Nell'ultima settimana si segue un'alimentazione dissociata: si eliminano per tre giorni i carboidrati per affamare l'organismo, che poi ne accumula di più nei tre giorni che precedono lo sforzo. Io non l'ho seguita in maniera troppo rigida, perché ero in forma e non volevo rischiare di affaticarmi troppo». Fisicamente, si sente bene come alla vigilia della staffetta? «Sto benissimo e sono tranquillo. L'arrivo di mia moglie e delle mie due figlie mi ha aiutato. In dicembre, dopo la vittoria in Canada, tutti mi chiedevano la stessa cosa: non è che sei entrato in forma troppo presto e poi cali ai Giochi? Questo discorso vale per tutti, ma qualcuno deve pur vincerle le gare. De Coubertin non mi interessa».