FONDO OGGI LA GARA SPRINT, DOVE L’AZZURRO DIFENDE IL BRONZO DI 4 ANNI FA
Il ritorno Zorro
«Qui è come alla lotteria con molti diabolici trucchi»
22/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. Julija Tchepalova e Cristian Zorzi, la bella e il trentino che con quei capelli fucsia e viola tanto figo non è. Due velocisti d'oro: staffetta russa femminile, staffetta italiana maschile. Lei ha posato come mamma l'ha fatta sull'edizione russa di Playboy, che è andata esaurita in tre giorni (le foto si
Cristian Zorzi
trovano su Internet compulsando un motore di ricerca); lui conquista le copertine di riviste meno impegnative con la stravaganza (la chioma esibita a Torino 2006 è stata amichevolmente definita dai compagni «l'ultima c... del suo parrucchiere»). Soprannomi: Tigre siberiana e Zorro.
Sono personaggi e vanno forte, che è un bel mix mediatico. Oggi affrontano da favoriti la gara sprint. Occhi azzurro ghiaccio, Julija porta in dote l'oro di Salt Lake City. Cristian difende il bronzo. E' una formula molto particolare lo sprint, quasi una lotteria: oltre alla velocità contano la fortuna e la correttezza degli avversari. La distanza è ridicola per una prova di fondo: 1,2 chilometri (1,1 per le donne). E' l'equivalente dei 100 metri nell'atletica, senza averne ancora il fascino. Alle 10 si svolge una qualificazione: partenza uno alla volta, passano il turno i 30 migliori. «E soprattutto tornano a casa i più inesperti e pericolosi - dice Zorro -.
Avrei preferito una selezione ancora più netta: solo i migliori 16». Seguono batterie da 6 (passano i primi 2), semifinali da 5 e finale da 4. Totale: oltre quattro ore. Pubblico e sponsor si divertono, gli atleti si stressano. «Ti giochi tutto in un attimo. Può succedere qualunque cosa, ma se dovessi perdere vorrei che fosse per merito degli avversari, non per qualche scorrettezza», sostiene Zorzi. I trucchi sono tanti, banali, diabolici, perfidi: si va dal contatto fisico alla racchettata, dal tagliare la strada al pestare le code. E c'è chi spalma una sciolina collosa sullo sci.
L'avversario ci sale sopra ed è fregato: la soletta comincia a fare attrito come se al posto dela neve ci fosse l'erba. Lo sprinter azzurro ricorda un incontro ravvicinato con il norvegese Roenning a Düsseldorf: «Gli ho tirato addosso tutte le parolacce che conosco in norvegese, inglese e italiano. I più scorretti di solito sono i giovani, perché cercano di mettersi in mostra. La prima gliela passi, la seconda la perdoni, ma la terza gliela rendi con gli interessi, così si svegliano. Quelli bravi, tipo Hetland o Rotchev, non farebbero mai cose del genere. Spero che i giudici siano attenti». Firmerebbe in anticipo per una medaglia di bronzo? «Firmerei subito per un letto. Dopo la vittoria in staffetta ho passato due notti a festeggiare. Sono stanchissimo».
A fianco di Zorro l'Italia schiera Loris Frasnelli, Renato Pasini e Freddy Schwienbacher. Come tradizione, alla vigilia della gara il massaggiatore degli azzurri Claudio Saba ha regalato ai quattro moschettieri un piccolo portafortuna: quattro peluche portachiavi. A Zorzi è toccato un pipistrello «succhia sangue come me», a Schwienbacher un leoncino, a Pasini un pupazzo dell'Inter con scritto «Mai andati in serie B», a Frasnelli un altro animaletto. La formazione femminile parte con meno ambizioni. Soltanto tre al via: Arianna Follis, Magda Genuin e Barbara Moriggl, che è l'ultima aggregata al giro della Nazionale. «Vogliamo premiare la sua costanza - spiega il ct Marco Albarello -.
Barbara non riesce a entrare in un centro sportivo militare perché non raggiunge il metro e 58 di altezza. A noi interessa che un atleta vada forte, mica che sia alto. Ora gareggia per la Forestale però non è un'effettiva, quindi non riceve uno stipendio fisso». Un anno fa finì sotto una slavina assieme al fratello Thomas e ne uscì con il bacino rotto. La Follis insegue un risultato a sorpresa. La formula-lotteria può regalare emozioni impreviste e confondere i pronostici. La Tchepalova ha gli occhi azzurri? Anche la nostra Arianna.