FONDO: NELLA 4X5 KM LE AZZURRE BATTONO ANCHE LE FORTISSIME RIVALI NORDICHE. DOPO UN ANNO DI TORMENTI
Liti di bronzo
Risorge la staffetta: dalle polemiche al podio
19/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. Neve e lacrime. Gabriella Paruzzi piange: la sua ultima staffetta, conclusa con una medaglia al collo.
L'abbraccia forte Sabina Valbusa, la ringraziano Confortola e Follis. Nella bufera, di vento e di polemiche, l'Italia ha acciuffato il bronzo. Insperato, quindi più bello. Preceduto da critiche e veleni, quindi più dolce. Da un anno non combinavano nulla le ragazze di Gianfranco Pizio. Ripetevano «ci stiamo preparando per i Giochi» ma finora erano andate piano anche qui a Pragelato.
Le ragazze della staffetta di sci di fondo
In gruppo hanno ritrovato orgoglio, grinta, cattiveria, mestiere. Sono la staffetta azzurra, una squadra che per tradizione fa paura ai maestri scandinavi, ieri battuti e fuori dal podio.
Un quartetto che si è scoperto grande quindici anni fa, forte sì di Stefania Belmondo e Manuela Di Centa, ma in cui esordiva una certa Paruzzi. Persi i due mostri sacri, le azzurre volevano dimostrare di poter sciare con le proprie gambe. E ce l'hanno fatta. La prima frazione della 4x5 km, il cosiddetto lancio, è affidato ad Arianna Follis, 28 anni, la baby del gruppo.
Compito ingrato: a lei, specialista dello skating, tocca rompere il ghiaccio con la tecnica classica. Gli ordini di squadra: non perdere troppo il contatto dalle prime, tanto poi ci pensa la Gabri a ricucire. Arianna esegue. Dodici secondi di distacco. Va la Paruzzi e si riporta nel gruppo, dimezzando lo svantaggio.
Le favoritissime russe sono in crisi perché al momento dell'iscrizione un dirigente ha invertito l'ordine di partenza delle prime due atlete, scombussolando tutte le strategie messe a punto a tavolino.
Terza frazione, tocca a Antonella Confortola. Non è in forma, lo ha ammesso lei stessa. Le consegne sono di tenere duro, in modo che la Valbusa possa giocarsela. All'ultimo cambio l'Italia è quinta a meno 19''. Spinto da Evi Sachenbacher (sì, proprio quella fermata all'inizio dei Giochi perché aveva un'emoglobina più alta di uno sherpa tibetano pur vivendo in Germania), il quartetto tedesco prende il largo. Intanto torna in gara la Russia con Julija Tchepalova, polmoni e gambe da superfondista (e un fisico che ha fatto la fortuna di un numero di Playboy). I cinque chilometri più veloci sono i suoi: 12'41''2, quattro posizioni recuperate. Il finale è adrenalina pura.
La Russia completa la rimonta e vola verso l'oro, la Norvegia di Marit Bjorgen, regina di Coppa del mondo, crolla malamente. La tedesca Kuenzel pare in crisi, ma in extremis recupera dal quarto al secondo posto, mentre Sabina Valbusa difende il bronzo dalla svedese Stromstedt. In tribuna e lungo la pista c'è finalmente un pubblico olimpico che fa la sua parte durante i dieci interminabili secondi dell'ultimo rettilineo.
Sul podio di Pragelato la premiazione è soltanto virtuale: le quattro medaglie di bronzo saranno consegnate nella Medal Plaza di Torino. La gioia, quella è roba vera. Se ne va la tensione, sciolta d'incanto dopo la vigilia di liti e ripicche, di scambi di accuse e scarichi di responsabilità.
Di chi è la colpa se il fondo rosa va piano? Del direttore agonistico Marco Albarello, dell'allenatore Giancarlo Pizio, dell'assenza di campionesse? Nel dubbio, le quattro ragazze hanno dato una bella accelerata e cancellato una stagione di scarso appeal, tanto per usare un eufemismo.
Una medaglia olimpica sopisce rancori e polemiche, marca il territorio con un messaggio: abbiamo lavorato duro, abbiamo sacrificato un anno (e forse due) però - vedete - ne valeva la pena. Albarello applaude: «Mi sono emozionato.
Vedere i nostri atleti sul podio regala sempre sensazioni fortissime e dà un senso all'impegno di tutto il team». Il futuro? Ci sarà tempo per parlarne. E per meditare su una frase sibillina dello stesso direttore agonistico: «La Nazionale femminile senza la Paruzzi? Io non sono così sicuro che smetta...».