FONDO DI CENTA E BELMONDO FARANNO IL TIFO PER LA COLLEGA CHE A 36 ANNI NON MOLLA
Scocca l’ora della Paruzzi l’ultima del dream team
La friulana corre la 10 km, la gara che ama La neve può trasformare la sfida in lotteria
16/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. Cielo bianco e nuvole basse. «Tempo da neve» si allarmano gli ski-man. La 10 km femminile a tecnica classica rischia di diventare una lotteria: la partenza è scaglionata, un'atleta ogni 30 secondi. I pettorali bassi batteranno la pista per chi segue. Beati gli ultimi. «A Salt Lake City mi andò bene - ricorda Gabriella Paruzzi -.
Ma la fortuna ti capita una volta sola nella vita. Questa volta tocca a me
Gabriella Paruzzi
partire tra i primi». Nevicava quattro anni fa sulle piste olimpiche americane. E la Gabriellona azzurra, su consiglio dello ski-man Corrado Vannini, azzardò la mossa giusta: sciare con il «pelo». Che è come mettere le catene a un'auto, lo sci tiene però va più piano.
Il metodo funziona in condizioni estreme, quando scegliere la sciolina giusta si rivela un impazzimento. Il rischio è chiaro: se le condizioni meteo cambiano appena, è finita. Il «pelo» è un trattamento per la soletta degli sci, che viene raschiata con una carta abrasiva in modo da creare una superficia ruvida che simula l'effetto delle pelli di foca usate dai pionieri di questo sport. La suspense durerà fino all’ultimo, sarà come una partita a poker. Le atlete decideranno quali sci usare pochi minuti prima delle 10, ora di inizio della competizione.
«È l'ultima grande occasione della mia vita», spiega la Paruzzi, 36 anni compiuti. La sua Olimpiade non finisce qui, correrà anche la staffetta e la 30 km, la gara in cui vinse il titolo ai Giochi di quattro anni fa, «ma questa è la distanza che preferisco». Lascerà a fine Giochi. Il prossimo traguardo è diventare mamma. Nella sua casa di Camporosso, Udine, brillano la Coppa del mondo del 2004 e l'oro olimpico conquistato in una 30 km a tecnica libera. «Eppure io preferisco il passo alternato. Sono vecchietta e quando ho imparato si sciava così». La trasformazione avvenne nel '91.
C'erano i Mondiali in Val di Fiemme e all'Italia mancava una staffettista a tecnica libera. «Trascorsi l'estate sui ghiacciai ad allenarmi con il mio tecnico Benito Morriconi. Ne valse la pena perché vinsi la mia prima medaglia, un argento. In seguito, tutte le volte che ho potuto sono tornata al passo alternato, malgrado in questa specialità ci sia più concorrenza». Le rivali di oggi si chiamano Baranova, Kuitunen, Neumannova, Smigun, Scott, Majidic... «Tante, troppe. Non prometto una medaglia perché non esiste nulla di scontato in un'Olimpiade. Magari ci rivedremo a commentare un decimo posto e io sarò contenta lo stesso perché ho dato tutto.
Sì, ho paura di deludere. Ho paura di deludere me stessa innanzitutto, poi i tecnici e gli ski-men che lavorano anche di notte per darmi gli sci migliori». Fine del discorso serioso. Quanto segue è un sereno e leggero cazzeggio sugli impianti di gara («la neve è splendida e la pista è disseminata di animali: peccato che siano tutti di legno»), sulla vigilia («mi concederò una fetta di torta, visto che è il compleanno di Fulvio Valbusa»), sulla preparazione fisica («dovrei fare defaticamento invece che parlare con dei giornalisti, ma mi raccomando questo non scrivetelo»), sulla gara («la strategia giusta è fare da lepre sulla salita del lupo»).
L'Italia schiera anche Antonella Confortola, Cristina Paluselli (richiamata d'urgenza dalla squadra della Coppa del mondo lunghe distanze dopo l'infortunio di Stephanie Santer) e Magda Genuin. Ma tutti puntano sulla «Gabri», ultima sopravvissuta del dream team al quale appartenevano Stefania Belmondo e Manuela Di Centa.
Il fondo femminile azzurro non offre ricambi di valore, per ora, ma naturalmente sarebe bello essere smentiti subito. Oggi si corre contro il cronometro, non ci sarà la solita bagarre. Ognuna per sé. La capitana azzurra sarà una delle prime big al via e dunque non avrà i riferimenti cronometrici delle rivali più temibili. Unici parametri utili, il cuore che batte in gola, l'aria fredda nei polmoni, il bruciore dei muscoli. Forza Gabriella.