DOPO LA BEFFA NELLA COMBINATA TORNA IN PISTA IL PIÙ FORTE FONDISTA DEL MONDO A NON AVER ANCORA VINTO UNA GARA IMPORTANTE
Di Centa chiede aiuto al cielo
«Per il podio nello sprint a squadre mi serve una botta di fortuna»
14/2/2006
Stefano Mancini
PRAGELATO. Giorgio Di Centa è il più forte fondista del mondo a non aver mai vinto una gara. Sarà la sfiga che gli attacca un raffreddore a ogni vigilia che conta, sarà l'ombra della sorellona Manuela che spunta da qualche angolo dell'inconscio nei momenti importanti.
Giorgio Di Centa in azione
«Il destino ha voluto così», dice dopo ogni delusione. «Non era ancora destino», ha ripetuto domenica dopo il quarto posto di Pragelato nella combinata-maratona. Le lacrime gli si erano ghiacciate sul volto. Lacrime di rabbia: sembrava aver piazzato l'allungo decisivo e invece è spuntato il compagno di squadra Piller Cottrer, e poi, ancora più veloci, il russo Dementiev e il norvegese Estil.
Lui dietro, a un secondo e mezzo dalla gioia. Beffa nella beffa: il cerimoniale prevedeva che la medaglia al collo gliel'avrebbe messa proprio la sorella. Una grande storia di sport interrotta sul più bello.
Quando è favorito, Di Centa arriva secondo. Se punta al podio, il quarto posto non glielo leva nessuno. Oggi torna in pista. Gara sprint di fondo, un ossimoro sportivo: come se si corressero i 5000 nell'atletica a 400 metri alla volta, con due staffettisti.
Alle Olimpiadi non s'era mai vista (è stata sperimentata l'anno scorso ai Mondiali di Oberstdorf). Però è spettacolare: partono in dieci e tirano alla morte, incrociando (e spaccando) bastoncini. Un giro di 1325 metri e il testimone passa al compagno, e così via per sei volte. Medaglie in arrivo? Dipende dai punti di vista. Di Centa sprizza pessimismo: «Impossibile. In questa specialità, Svezia e Norvegia sono davanti. Poi Russia e Germania. Noi siamo da quinto posto».
Il suo compagno Freddy Schwienbacher ci crede: «Esiste una sola tattica: spingere al massimo. Con un po' di fortuna ci mettiamo al collo una medaglia di bronzo. Perché la pensiamo in modo diverso? Semplice, questa è la mia gara. Mi gioco tutto. Giorgio non è depresso: gli faccio vedere un bel film e lo tiro un po' su».
Giorgio conferma: «Quando indossi il pettorale ti passa tutto. Se c'è da lottare, eccomi. E poi sono abituato a dimenticare».
A favore della coppia azzurra, una curiosa costante di Torino 2006: i grandi favoriti tendono a deludere, con la lodevole eccezione di Armin Zoeggeler.
E' una splendida giornata di sole. Intorno allo chalet dell'Italfondo, lungo la strada statale che taglia Pragelato, si aggira un gattino nero. «Tranquilli, ha la pancia bianca». Di Centa sorride. Poi s'incupisce quando parla della salute: «La bronchite mi ha lasciato un fastidioso strascico. Non riesco a respirare perfettamente, non posso esprimermi al massimo».
Un po' se l'è tirata, continuando a ripetere come un mantra «speriamo che non mi ammali». E' il destino. Andasse male pure oggi, come prevede, gli restano la staffetta di domenica 19 e la 50 km conclusiva il 26. Ma deve proprio filare storta, questa sprint a tecnica classica? «Ci vorrebbe una botta di fortuna. Certo, sarebbe un bel regalo di San Valentino.
Il fatto è che io sono obiettivo: nell'ultima gara del genere siamo arrivati sesti, però la Svezia correva con due squadre. Sei meno uno quanto fa?».
Sorella Manuela era una macchina da medaglie (due gli ori olimpici). In famiglia c'è stato un altro campione, il cugino Venanzio Ortis, fondista pure lui ma sulle piste di atletica.
Giorgio ha talento e cuore: finora gli è mancato il killer instinct che hanno in dote i vincenti e che deve a ogni costo inventarsi entro i prossimi dodici giorni, perché a 33 anni suonati questa potrebbe essere la sua ultima Olimpiade. Il percorso di oggi è duro, ma troppo breve è la distanza.
L'effetto altura che favorisce gli azzurri (e penalizza tedeschi e scandinavi) su queste distanze conta poco. Il giro si percorre in meno di tre minuti, con punte di velocità in discesa intorno ai 60 chilometri l'ora.
La prima semifinale maschile è in programma alle 10,40, mentre alle 10 in punto scatteranno le ragazze. L'Italia schiera una ritrovata Gabriella Paruzzi e la specialista Arianna Follis. Sperando in una botta di fortuna.