IL BILANCIO: IL PRESIDENTE DEL CONI NON NEGA LA DELUSIONE PER LO SCI ALPINO
Petrucci avverte Rocca e la Kostner
«Lavorare con uno staff proprio non ha pagato»
27/2/2006
Daniela Cotto
TORINO. Il flop di Rocca, la maledizione dello sci alpino. Torino 2006 come Cortina ‘56: neppure una medaglia. Alla faccia dei favoriti sulle piste di casa. Gianni Petrucci, presidente del Coni, si consola con il fondo e l’ultimo magico oro di Di Centa: «Dulcis in fundo».
Gianni Petrucci
Per il capo dello sport nazionale il bilancio è comunque positivo, 11 medaglie con 5 ori. Sono due meno di Salt Lake City e mancano gli argenti, ma nel palmarès brilla un oro in più. Per quanto contano, i piazzamenti nei primi otto posti sono 28, otto in più rispetto alle Olimpiadi americane.
Il costo di questi undici pezzi di metallo pregiato è pari a quasi due milioni di euro, il 73,70% della somma complessiva dei due milioni e 700 mila euro spesi per sovvenzionare il grande evento.
Da consumato politico, Petrucci alterna complimenti a stoccate. «Questa è la carica “di centa uno”»: una battuta per sottolineare che il fondista carnico ha portato a quota 101 il totale del medagliere italiano dei Giochi invernali disputati finora.
Poi affonda il coltello nel marasma dell’unica disciplina mancata all’appello: «Quando una nazione è tra le prime dieci nella neve e nel ghiaccio vuol dire che ha lavorato bene e che le federazioni sono ben organizzate. Anche se lo sci non ha portato medaglie, voglio dire che Rocca è un grande campione, resta tale pur non avendo vinto». Tutto bene, possibile? «Nessuno è sotto accusa. Le analisi andranno fatte, ma a mente fredda e al momento opportuno. Apposta ho taciuto sabato dopo la gara di slalom a Sestriere. Le decisioni vanno prese a tavolino».
Dichiarazioni diplomatiche che, tradotte, suonano come un de profundis anticipato nei confronti dei vertici Fisi e del suo numero uno Gaetano Coppi: «Sto dalla sua parte - ribadisce Petrucci -. Coppi ama i suoi tecnici e ha lavorato con grande impegno. Dopo la disfatta era facilissimo fare il processo agli sconfitti ma sarebbe stato un errore».
Però? «Per Vancouver e Pechino sarà importante creare una regia unica - aggiunge Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni -. Chi sceglie una strada autonoma e va a risultato, ben venga. Ma qui le scelte autonomiste non hanno portato nulla».
Messaggi chiari, rivolti soprattutto a Giorgio Rocca e Carolina Kostner che hanno lavorato con un team a parte. Incalza ancora Petrucci: «Abbiamo fatto bella figura sul piano sportivo e organizzativo. I cinque ori raccontano il nostro successo ma è vero... manca lo sci. Se i risultati non sono venuti non è colpa dei soldi, hanno avuto quello che dovevano avere». S’intrecciano i punti chiave: soldi, risultati, medaglie attese e svanite.
Di questo discuterà a marzo la prossima giunta del Coni. L’Italia chiude 9ª nel medagliere e, se per lo sci è il momento del dramma, il ghiaccio chiede di raccogliere i frutti di un ottimo lavoro: «A Torino abbiamo messo in scena “l'era glaciale 2” - scherza Pagnozzi - restiamo tra le prime 10 nazioni al mondo». Le medaglie del pattinaggio (velocità e short track) aprono a un boom di tesserati. E la sentenza del Tas sullo snowboard? Petrucci: «L'abbiamo dovuta rispettare senza entusiasmo.
La formazione non la possono fare i tribunali». Il voto più alto va alla macchina organizzativa: «Torino merita 10 e lode».