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Torino 2006
 SCI ALPINO

IL GRANDE SCONFITTO: IL FUTURO PRENDE IL SOPRAVVENTO SULLA DELUSIONE

Rocca: per vincere serve un progetto

Giorgio: voglio lavorare con atleti polivalenti

27/2/2006
Marco Ansaldo



SESTRIERE. Una notte senza sogni. L'ultimo si era spento in una buca nella neve. Alle due e mezza Giorgio Rocca era ancora sveglio. «L'anca mi duoleva - racconta -, temevo che qualcosa si fosse incrinato per la botta. Le lastre dimostrano che non c'è niente di grave, ora la rabbia mi brucia più della chiappa se penso a quello che ho perso». Rocca è seduto sulla poltrona nell'albergo che non ha portato fortuna agli azzurri dello sci. Capello corto, occhi stanchi e una dolcevita nera. Quattro giornalisti gli siedono di fronte. «Mi sembrate un tribunale», dice. «Più che un processo preferirei che fosse il momento della ricostruzione».
Giorgio Rocca
Giorgio Rocca dopo la caduta
nello slalom

Da cosa partiamo?
«Dal mio futuro. Quando tornerò dall'ultima gara in Svezia vorrei già avere dalla Federazione un progetto preciso per la prossima stagione. Se aspettiamo giugno, avremo già perso in partenza».

Cosa chiede?
«Di lavorare con uno staff serio in un gruppo di tre o quattro atleti che puntino sulla polivalenza. Non posso pensare di vincere la Coppa del Mondo se mi alleno una volta col gruppo di una specialità, una volta con quello di un'altra. Serve una struttura che ci segua, anche se per la libera ci aggregheremmo a chi la fa».

E' la sua reazione dopo la delusione di Sestriere?
«L'esempio è Schoenfelder, che ha preso due bronzi. L'anno scorso era solo slalomista, poi si è applicato nella velocità e adesso è competitivo in tutto».

La medaglia mancata nella combinata le pesa più del capitombolo nello slalom?
«In parte sì, perchè parlando con i tecnici non abbiamo ancora capito cosa mi ha frenato nella libera: forse è perchè mi ci sono allenato poco. Avessi preso un secondo in meno avrei lottato per l'oro, come Ligety che fece due prove di slalom perfette. Infatti prevedevo che sabato non avrebbe fatto la terza».

A mente fredda, lei cosa ha sbagliato?
«Mi sono rivisto in tv. Ho avuto la conferma che andavo bene. Mi lascia l'amaro in bocca che si sia verificato proprio quello che non volevamo si verificasse. Ci avevo lavorato con il professor Vercelli».

L'ipnosi non ha funzionato. Collaborerete ancora?
«Non c'è motivo di smettere. L'ho visto un po' scosso in questa settimana perchè tutti i giornalisti lo cercavano per sapere come stavo. Gli ho detto che potevo dargli l'indirizzo di uno psicologo amico mio».

Dice di voler puntare sulla Coppa del Mondo, facendo tutto. Il suo fisico può reggere?
«Il ginocchio mi duole più nelle curve dello slalom che sui dossi della discesa. E' ovvio che non farò come Bode Miller, che partecipa a tutto. Il riferimento è Raich che sceglie gli appuntamenti, evitando le tre gare a settimana, rinunciando magari a una libera per il superG. L'importante è cominciare presto il progetto, dovrei trovare una località dove fare discesa già tra un mese, non posso aspettare l'estate, quando si va in Cile».

Ha molta fretta. E le vacanze?
«Ho capito che bisogna lavorare molto»

E' sicuro che la Federazione possa prendere impegni con lei? C'è aria di ribaltoni.
«Ho letto che Roda potrebbe dimettersi da direttore tecnico ma penso sia stato uno sfogo per la delusione. Ha dovuto faticare per tenere buoni gli allenatori, quando non si pagavano gli stipendi e i rimborsi spese: gli piacerebbe lavorare tranquillo, senza angosce di tipo burocratico».

La Kostner dice che lo sci ha fallito l'appuntamento olimpico perchè non ci ha investito.
«Non parlerei di sciocchezze tipo le cyclette che non c'erano. Io ho lavorato nelle condizioni migliori, se ho mancato la medaglia non è perchè mi han fatto mancare qualcosa. E il mio staff personale e di squadra mi nascondeva i problemi e rattoppava le situazioni difficili».

C'è stata comunque una cattiva gestione federale che spiega il disastro olimpico?
«Non sono un manager, sono un atleta. Vedo che questa Federazione ha molte anime ed è costretta a distribuire i soldi a sport minori che hanno costi più alti di quanto si spende per la nostra squadra A».

Quanto pagherebbe in questo momento per essere Fabris?
«Nulla.. Certo mi sarebbe piaciuto vedere più da vicino le ciambelle che ha lui. Spero che ne facciano di uguali a Vancouver, se ci arriverò».

La medaglia che l'ha più entusiasmato?
«Il bronzo vinto da Piller Cottrer alla prima gara, anche perchè è quella che ho seguito con più attenzione e partecipazione. Ci conosciamo bene. E sono stato contento nel vedere Raich strizzare di felicità la sua fidanzata dopo la vittoria di sabato. E' un umano anche lui, la vittoria gli ha strappato le lacrime. Mi piace vedere quando la forza e la tecnica si uniscono a un sentimento umano».

Fiorello questa volta rosica. Si è fatto vivo?
«Ha telefonato al mio manager dopo la gara, io ero uscito. Dice che vuole sciare con me».

Rocca, adesso teme di essere dimenticato?
«Mi inventerò qualcosa per restare visibile, magari durante Mondiali di calcio o con Valentino Rossi. Vorrei che gli appassionati sapessero dov'è Rocca anche in estate e mi dispiacerebbe che i «media» mi dimenticassero: ogni tanto una presenza, perchè i tifosi sappiano cosa faccio».

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