LA DISFATTA DELL’AZZURRO: COME E PERCHÈ HA DELUSO ALL’ESAME PIÙ IMPORTANTE DELLA SUA CARRIERA
Intervista a Rocca
«Meglio fuori che quarto. La mia favola non finisce qui»
26/2/2006
Marco Ansaldo
SESTRIERE. E' raro vedere un campione che cade dopo aver incrociato gli sci come un principiante. Rocca cos'è successo? «In quella curva ho messo pressione sullo sci per uscire con velocità e avvantaggiarmi sull'ultimo tratto, la neve non ha retto e mi son trovato con il sedere per terra».
Giorgio Rocca
Il primo pensiero? «Che avevo un gran male al sedere. Pensavo di aver travolto qualcuno: poi ho capito che avevo fatto tutto da solo». Comincia il processo. Rocca non ha saputo reggere la pressione: è così? «La pressione l'avete immaginata voi giornalisti più di quanto l'abbia provata io. Ne avevo di più dopo la combinata perchè non capivo come mai non fossi andato come volevo in slalom. Qui ero tranquillo». Lei, alla vigilia, ha fatto molto per avvalorare l'idea di non essere sereno. «Mi sono isolato per non dover rispondere a domande poco intelligenti: i giornalisti avrebbero finito per trasmettermi la tensione». Per fortuna ha scovato i veri colpevoli della sconfitta. Ma col sedere in terra è finito lei. «Stavo spingendo moltissimo e mi dicono che i tempi erano migliori di quelli che avrebbe fatto Raich. Purtroppo questo è uno sport in cui deve riuscirti tutto al 100 per cento: se cadi non puoi continuare. E capita a tutti di sbagliare». Non è un'autoassoluzione troppo semplice? Alla vigilia disse di considerarsi favorito. «Dopo gli ultimi allenamenti su piste molto simili a quella del Sestriere avevo di nuovo la gamba giusta e ne ho avuto la conferma con questa buona mezza manche. Dopo aver perso gli ultimi due slalom di Coppa del Mondo, sto tornando in forma, con lo spirito vincente che ho sempre avuto». Lei ha perso il treno della vita: l'Olimpiade in casa e nella sua stagione migliore. E' possibile che non se ne renda conto? «Lo so che era una grande occasione e l'ho persa, ma vedo troppe facce mogie. Non è morto nessuno. Cercherò di ritrovare presto il sorriso. Ce l'ho messa tutta, non devo rimpiangere niente, stavo andando come volevo e sono uscito perchè filavo forte e non mi accontentavo di una gara per il quarto, il quinto o il sesto posto. Di questo dovreste essere convinti anche voi». Che sensazioni aveva prima della gara? «Tutte positive. Partire con il numero 1 mi sembrava un segno del destino amico perchè potevo accumulare tre o quattro decimi di vantaggio e non dico che li avrei amministrati nella seconda manche ma per gli altri sarebbe stato complicato venirmi a prendere». La favola di Rocca finisce con questo capitombolo? «Avevo detto che, comunque fosse andata l'Olimpiade, la mia stagione era più che positiva. Martedì parto per la Corea dove gareggerò in gigante, poi ho due slalom in Giappone e uno in Svezia. Vorrei andarmene dal Giappone con la sicurezza di avere in tasca la Coppa del Mondo dello slalom». Perdoni ma a questo punto chi se ne frega? «La inseguo da anni. Non ci si può fermare alle Olimpiadi». Anche se, a 31 anni, possono essere le ultime? «Vediamo cosa succede nei prossimi quattro anni. Se proverò ancora la voglia che ho adesso arriverò a Vancouver». Cosa pensa della crisi dello sci italiano? «Io sono Rocca, non sono lo sci italiano. Me l'ha ripetuto spesso il mio allenatore in questi giorni. Sono convinto che tutti abbiano dato il massimo ma non abbiamo raccolto per quanto abbiamo lavorato: il mio quinto posto in combinata rimane il risultato migliore». Non ci sono stati errori? «Non sono il direttore tecnico». Cosa dice alla gente che credeva in lei? «Il momento più penoso è stato ascoltare l'ooh che veniva dal pubblico mentre cadevo. La loro delusione è la mia, però in questi mesi si è creato un grande rapporto di affetto ed è qualcosa che non entra in crisi per una sconfitta. Mi danno pacche sulle spalle, ho capito che erano qui per starmi vicino più che per vedermi vincere» Cosa le ha dato fastidio? «Vedere nei giornalisti un'espressione più depressa che la mia». Cosa le rimarrà del fallimento dell'Olimpiade? «La sensazione che sono stato fortunato a vivere una grande esperienza sia da spettatore che da protagonista. Questi Giochi sono stati molto puri, con meno influssi commerciali di altri, son state oneste e hanno espresso i valori dello sport. Il momento in cui ho letto il giuramento nella cerimonia inaugurale mi rimarrà dentro più di questa caduta».