Il bisnonno calabrese lavorava per il celebre gangster. Julia: «Amo il vostro paese, ho vinto grazie alla pasta all’olio»
25/2/2006
Daniela Cotto
SESTRIERE. Salvatore «Tano» Taffanelli, il bisnonno materno, era calabrese di Santa Cristina d'Aspromonte. Teodoro Mancuso, bisnonno paterno, era invece siciliano di Piana degli Albanesi. Entrambi, nel 1800, cercarono fortuna negli Stati Uniti. La favola di Julia Mancuso, nuova regina del gigante, ha tormentate radici in questa storia di povertà ed emigrazione. Non avendo portato con sé
Julia Mancuso
una lira, Tano si affidò a un altro italo-americano di successo, nientemeno che Al Capone. Sbarcato in America, Mr. Taffanelli diventò uno dei più fidati agenti del boss.
Riempiva i locali di Chicago con casse clandestine di liquori. E negli anni del proibizionismo anche lui assaporò il profumo dei dollari. Il nonno aveva l'unico problema di non finire in galera, mai più avrebbe immaginato che sua nipote Julia sarebbe diventata medaglia d'oro ai Giochi di Torino. Lei, la numero uno, occhi azzurro cielo, capelli neri lunghi, bella e determinata, 21 anni, è una delle pin-up dello sci ma ragiona e si muove come se ne avesse trenta. Non rinnega le sue origini, Julia: «I love Italy» ripete.
Qui l'hanno incitata, magari per compensare l'assenza di stelle azzurre. Ride quando le si ricorda che lei è la seconda medaglia americana e la prima un po’ italiana: «In fondo ho vinto grazie alla pasta». La pasta? «Sì, la vigilia è stata tutta un caos. Di solito cucina mia sorella ma giovedì sera non è rientrata, così mi sono aggiustata con un po' di pasta fatta alla meno peggio... A casa noi mangiamo molto italiano, olio di oliva in quantità. Così ho fatto. Poi sono andata con la squadra dei ragazzi a vedere il pattinaggio alla tv, è finito tardissimo. Un disastro, e come se non bastasse prima della gara ho dimenticato il pass. Poi tra la prima e la seconda manche mi sono rilassata, anche troppo: ero in ritardo, per poco non mi facevano partire!».
E' un fiume in piena Julia. In Coppa del Mondo aveva dato il massimo piazzandosi 2ª nel superG di Cortina e ai Mondiali di Santa Caterina aveva rimediato due bronzi, superG e gigante. Segnali premonitori. Si è allenata seguendo Bode Miller, poi è andata a caccia dei segreti di Hermann Maier. Senza mai tralasciare l'amato surf, che pratica a Maui nelle Hawaii, quando va dal padre. «Sciare è gioco, divertimento - racconta l'americana -. Se non mi diverto non scio bene: pensate a come sono partita nel gigante. Per fortuna credo in me stessa, stavolta mi sono detta “vai e al diavolo il resto”».
Così la bella Julia è scesa sotto la neve zigzagando tra le porte larghe e infliggendo un distacco di 67 centesimi alla finlandese Tanja Poutiainen, e un secondo e quattordici alla svedese Anna Ottosson che consola la Svezia per il tonfo di Anja Paerson, 6ª e senza più motivazioni. Nadia Fanchini è arrivata 8ª, con qualche lacrima: «Ma non è un risultato da buttare, essere tra le prime dieci al mondo alla mia età, in zona medaglie, è motivo di orgoglio».
La festa ieri era tutta per la Mancuso: il nuovo che avanza ha spodestato le vecchiette rubando loro la scena. Se Julia fosse nello staff azzurro farebbe la gioia dello psicologo Beppe Vercelli che da sempre predica il divertimento come migliore anti-stress. L'americana prende alla lettera questa filosofia. Prima del superG, per ingannare il tempo, si è lanciata con la tavola da snowboard. E per preparare le Olimpiadi non si è rintanata in un albergo, preferendo il solito camper posteggiato nei pressi del villaggio olimpico, vicino a quello di Miller e Rahlves. Il suo motorhome molto trendy, con foto e scritte colorate, è sorvegliato da una pattuglia dei carabinieri.
Qualche giorno fa, ricordate?, Julia fece infuriare Miller facendo saltare la corrente a tutti i motorhome vicini. Aveva attaccato stufa, phon e acceso troppe luci. Ora le luci, della ribalta, sono tutte per lei: «Ancora non capisco cosa mi è successo, aspetto l’emozione sul palco della Medals Plaza». Arriva nonno Danny. La famiglia è tutta qui, al party del team Usa. Manca solo Al Capone.