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Torino 2006
 SCI ALPINO

OGGI LO SLALOMTRA GLI AVVERSARI PIU’ PERICOLOSI, OLTRE ALL’ORO DELLA COMBINATA, RAICH E PALANDER. CON L’INCOGNITA BODEMILLER

Inseguendo Rocca

Vidal si frattura, l’ossessione resta il baby Ligety

25/2/2006
Marco Ansaldo



SESTRIERE. Ted Ligety ha 21 anni, i capelli sparati e l'aria di uno che non si capisce mai bene cosa pensa. Il Washington Post, scrivendo del suo successo nella combinata olimpica del Sestriere, si chiedeva come fosse possibile rimanere così indifferenti e quasi dispaciuti dopo aver vinto una medaglia d'oro a 21 anni. Ted non ha ritenuto opportuno spiegarlo. «Dopo tutto, le emozioni che provo sono fatti miei».
 Ted Ligety


Anche nei giorni scorsi, a chi gli chiedeva se lo slalom con cui piegò Rocca la settimana scorsa sia un evento ripetibile, il ragazzotto che ama l'hip hop ma ascolta Billy Idol prima di lanciarsi in gara, ha replicato con uno sguardo liquido e un'alzata di spalle. Gli americani sono perplessi. Hanno dovuto combattere contro la personalità anarchica e irriverente di Bode Miller, dal quale hanno ricevuto comunque bel materiale su cui discutere, e si ritrovano adesso, con il declino prematuro di Bode, con un tipino diverso nei comportamenti ma altrettanto ostico. Ligety è l'avversario che Giorgio Rocca teme di più.

Lo aveva inquadrato a Beaver Creek, il giorno in cui vinse il primo dei cinque slalom consecutivi in Coppa del Mondo e l'americano si piazzò terzo a 88 centesimi: il primo podio importante della sua vita, se si eccettua la medaglia d'argento in slalom ai Mondiali juniores del 2004. «Questo è forte, scia benissimo: mi darà fastidio per tutta la stagione e sarà un protagonista alle Olimpiadi», disse Rocca. Ci ha azzeccato. Il giovane Ted oggi è l'apripista della sofferenza italica, il Ghiggia uruguagio che fece piangere il Maracanà nella finale dei Mondiali di calcio del '50.

In 20 mila risaliranno le vallate per sostenere Rocca da quella tribuna che è diventata l'oggetto del contendere e del ricatto, e speriamo che si trovi una soluzione per tenerla aperta al pubblico. Una folla straripante di passione e speranza. Ligety, Raich, Palander, un americano, un austriaco e un finlandese che quest'anno si piazzato quasi sempre tra i primi cinque formeranno la Nazionale del dispetto. Per tacere di chi starà seduto sulla panchina del pronostico, pronto per balzare in campo, il canadese Thomas Grandi, o Schoenfelder, o il Kostelic rinfrancato dall'argento della settimana scorsa, e attenti ai francesi, Tissot e il giovane Grange che parte indietro con il pettorale ma sciò meglio di Rocca in combinata, i francesi che sono diventati i nostri rompiballe olimpici, prendono le medaglie che non ti aspetti, altro che Bartali nella canzone di Paolo Conte.

Ieri hanno perso il migliore, Jean-Pierre Vidal, il campione olimpico in carica: si è fratturato l'avambraccio sinistro sciando su una pista parallela al percorso di gara. Aveva fiducia, Vidal. Dopo la cerimonia di apertura era andato in Costa Azzurra, dalle parti di St. Raphael, a curare il ginocchio ballerino poi si era allenato all'Alpe d'Huez e al Frais, sopra Chiomonte. «Rocca ha dimostrato di essere il più bravo in questa stagione - aveva raccontato giovedì - però l'Olimpiade è una gara particolare in cui può spuntare chiunque e centrare l'impresa: a me è successo 4 anni fa». Era stato lui a interrompere la serie d'oro dell'azzurro, il 22 gennaio a Kitzbühel. Adesso è fuori gioco. Però restano in tanti.

«Apripista lo sono stato davvero - racconta Ligety -, alle Olimpiadi di Salt Lake City, a casa mia. Mi fecero scendere a provare il percorso e davanti a quella folla enorme fu come se fossi in gara anch'io. Non mi spaventa avere contro la gente». Dice che Rocca è il favorito ma non ne conosce le condizioni di forma. Lui, Ted, scenderà senza pressione, «per quanto nessuno sia mai tranquillo prima di una gara importante». Lui ha già vinto. E lo stesso ha fatto Benjamin Raich nello slalom gigante. Per tutta la stagione, l'austriaco ha patito Rocca come un incubo. Gli stava davanti ma appena ne sentiva il fiato nella seconda manche saltava via di brutto.

Chissà perché. Poi si è capito che la fragilità di Raich, il «lampo di Pitz» come lo chiamano dalle sue parti, non si evidenziava soltanto contro Rocca. Anche nella combinata olimpica aveva un bel vantaggio da gestire nella seconda manche di slalom e si è spaventato per la prova di Ligety: non è mai arrivato al traguardo. «L'oro conquistato nel gigante ha spezzato l'incantesimo, Benni ha ripreso sicurezza», dicono i tecnici austriaci del leader di Coppa del Mondo e gongolano alla Anzi e Besson, all'idea di poter vincere con un loro testimonial la terza gara olimpica maschile su cinque. In ventimila a tifare per Rocca, in cinque o sei pronti ad abbatterlo: pochi ma buoni e con gli sci ai piedi.

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