«Rocca merita di vincere lo slalom ma non deve aver paura: attacchi»
24/2/2006
Daniela Cotto
SESTRIERE. Ingemar Stenmark arriva in jeans e maglietta alla serata di Casa Piemonte, accogliente covo di incontri olimpici gestita da Montagne doc. Il mito dello sci mondiale, l'inarrivabile svedese che pennellava ogni passaggio danzando tra i paletti dello slalom e del gigante come un Nureyev
Ingemar Stenmark
della neve, è a Sestriere per festeggiare la sua erede, Anja Paerson. La fresca olimpionica di slalom che Ingo ha visto crescere a Tarnaby, loro città natale. Incute ancora rispetto, Stenmark.
Colpisce il suo fair-play, la riservatezza che possiede nel Dna. Spesso quando va alle gare, pur essendo manager della Elan (l'azienda dei suoi sci ai tempi d'oro) non chiede neppure i pass per entrare in pista. Non ha mai amato le interviste: «Parlo poco con la stampa...». Però scherza con Paolo De Chiesa, oggi commentatore Rai e da sempre suo grande amico, qui in veste di padrone di casa: parlano della Valanga Azzurra, ricordano i vecchi tempi, la rivalità con Gustavo Thoeni. Si infiammano discutendo della nuova passione comune, il golf.
Scusi Stenmark, perché è sempre così riservato? Persino il suo amico-rivale Gustavo Thoeni adesso è diventato loquace. Ride.
«Anch’io parlo, ma con solo con gli amici veri, non con i giornalisti. E poi Gustavo è stato costretto a discorsi impegnativi: lui lavora in Federazione e fa perfino la pubblicità. Io no!».
Scia ancora?
«Certo, è sempre la mia grande passione. Mi piace andar da solo e quando posso con poche persone fidate. Mi diverto molto con questi nuovi attrezzi, così diversi da quelli che si usavano ai miei tempi».
E' vero che Paolo De Chiesa la batte a golf?
«Sì! Finalmente si prende la rivincita di quando sciavamo... E' un gioco che ho scoperto tardi ma mi prende da matti perché si sta all'aria aperta e sei sempre in gara contro te stesso. Proprio come succede nello sci.
Con Paolo mi diverto, mi aiuta a perfezionare i colpi e quando siamo sul green parliamo tanto. Siamo legatissimi, il golf è il nostro modo per stare insieme, confrontarci, scambiare idee».
Dopo Stenmark la Svezia ha fatto centro con la Paerson in slalom. Previsioni sul gigante?
«Anja è fortissima. Si merita questa medaglia. Era nervosa nei primi giorni dei Giochi, poi ha capito che doveva rilassarsi e ce l'ha fatta. Così è riuscita a vincere. Spero che faccia il bis, che si prenda anche l'oro tra le porte larghe. Ma deve fare molta attenzione alla Contreras, la spagnola. E' fortissima e determinata».
Cosa pensa degli atleti che ha visto trionfare in questi Giochi?
«Sono stato davvero sorpreso dalla vittoria di Aamodt. Mi sembra incredibile che nessun giovane sia riuscito a batterlo in combinata. Voglio dire, lui è un grande però è una cosa pazzesca, fuori dal mondo, che abbia sconfitto tutti. Aamodt non è un ragazzino. Che fine hanno fatto i giovani promettenti? Ai miei tempi i pivellini, gli outsider, erano gli avversari più pericolosi: perché avevano fame di gloria, vittorie e successo. Qualche volta mi hanno beffato».
Ha visto Miller? Che dice delle sue Olimpiadi?
«Non so e non voglio giudicarlo. Lui può vincere ancora lo slalom, attenzione. E' un grandissimo talento. E quando è in forma diventa una forza della natura.
Non so bene cosa abbia in testa, però resta un fuoriclasse e quelli come lui possono stupire sempre e tirare fuori dal cilindro una grande impresa».
L'Italia dello sci alpino finora ha fatto flop e non ha vinto neppure una medaglia. Tutta la pressione è concentrata su Giorgio Rocca. Si metta nei suoi panni: come affronterebbe lo slalom di domani?
«Attack. Deve attaccare. E' l'unica cosa che può portarlo al trionfo. Rocca ha vinto molto quest'anno, ben cinque gare di fila, quindi è lui l'atleta da battere. Lo ricordi sempre.
Non deve farsi condizionare dai problemi della sua squadra, non sarebbe giusto. Deve pensare solo a se stesso, staccarsi dal resto del mondo e andare giù come un matto. Questo è il mio consiglio. Si merita una vittoria. Ha lavorato davvero tanto, Giorgio ».
Chi deve temere di più l'azzurro?
«I favoriti sono molti. Ligety per la sua spensieratezza è uno da podio. Poi c'è Vidal, che ho visto vincere a Kitzbuehel, Miller se si concentra è da medaglia... Ma io credo in Rocca».
Insomma, dopo la Svezia un po' l'Italia le è rimasta nel cuore?
«Sì, vivo a Montecarlo e l'Italia è dietro l’angolo. Ci vengo spesso anche per giocare a golf. Però...».
Però?
«Mi ha sorpreso una cosa di queste Olimpiadi. Sono arrivato a Milano e non ho visto neppure un cartello che annunciasse i Giochi. Persino in Svezia, a Stoccolma, c'è la fiamma. Qui no. E’ la solita storia: basta con queste overdosi di calcio. Il vostro principale quotidiano sportivo in questi giorni continua a dedicare tantissime pagine al calcio, quando c'è un evento così importante da celebrare. Voi siete proprio inguaribili».
E' l'Italia, Stenmark, caro indelebile mito dello sci.