GIGANTE MASCHILE ORO A RAICH, IL NOSTRO UOMO DI PUNTA BLARDONE SI INCEPPA E FINISCE 11°, SCHIEPPATI A TRE SECONDI. FUORI SIMONCELLI E MOELLG
Impossibile fare peggio
Roda: «Hanno perso tutti la testa Sono arrabbiato e pronto a lasciare»
21/2/2006
Marco Ansaldo
SESTRIERE. Di gigante abbiamo visto solo il flop. Dei talenti che ieri dovevano tenere testa al mondo non se n'è visto nessuno: Blardone (11°) ha peggiorato il piazzamento di Salt Lake City, gli altri si sono persi sul pendio con Schieppati rimasto in piedi a quasi tre secondi da Raich, Simoncelli e Moellg subito fuori.
Blardone alla fine del gigante
Rimane soltanto una gara per nascondere il più grande fallimento dello sci italiano in un'Olimpiade, senza medaglie e con troppi piazzamenti mediocri considerando che si gioca in casa.
Il settore che succhia più risorse federali sta aggrappato al quinto posto raccolto da Rocca nella combinata. Sabato il carabiniere di Livigno tornerà in gara nello slalom. Ma se salisse sul podio, il bilancio cambierebbe davvero? «Non possiamo scaricare tutta la responsabilità su Giorgio - dice Flavio Roda, il direttore tecnico di tutte le Nazionali -. Stia sereno, si prepari senza pressione, noi non lo consideriamo il salvatore della patria, anche perché una sua medaglia non cambierebbe di una virgola l'analisi di quanto è successo finora».
Un'analisi che forse sta facendo lei, perché gli atleti sembrano convinti di aver dato il massimo. Non è strano? «Eppure avevo parlato chiaro con tutti. Qui non si combina niente se non si dà il 110 per cento. Non è successo e qualcuno dice pure che è soddisfatto. L'ho spiegato a Fill dopo il SuperG: lui può pensare di essere andato benino, io credo che potesse dare di più».
E il Blardone del gigante? «Mi dispiace per lui. Di solito sbaglia perché vuole andare al massimo, questa volta è stato troppo remissivo. Dopo la prima manche era a 40 centesimi dal podio e a 26 da Raich che poi ha vinto: Max era ancora in corsa, non ha spinto per quanto poteva».
Blardone dice che a metà percorso era talmente stanco che pensava di non farcela ad arrivare in fondo. «Anch'io, in certe situazioni, credo di non farcela nel mio lavoro ma mi sforzo. Non è possibile che dietro a questi risultati ci sia una carenza fisica e atletica, i ragazzi sono costantemente sotto il controllo dei medici».
Forse sono state sopravvalutate le loro qualità? «I risultati della stagione, e per Blardone anche degli anni scorsi, indicherebbero il contrario. Sono andati tutti sotto le attese, eppure dovevano affrontare una pista tecnica adatta a loro. Schieppati ha fatto bene 20 porte ma bisogna saper reggere con continuità l'intero percorso; Simoncelli dopo la terza porta era nel pallone. Ho visto Nadia Fanchini nel SuperG e quello è un tracciato in cui non può prendere 4 secondi. Posso capire la Recchia che preferisce altri percorsi ma Nadia no. Sono molto deluso e arrabbiato».
I suoi atleti non lo sembrano. In questi giorni non abbiamo registrato che reazioni sorridenti e molte assoluzioni. «Spero che sia una finzione per nascondere all'esterno i veri sentimenti, altrimenti c'è da dubitare del loro carattere. Se provano almeno il 50 per cento della rabbia che ho io...».
Dove si è sbagliato? «Lo valuteremo nei prossimi giorni. Di sicuro siamo mancati nella preparazione mentale».
Con un'Olimpiade da sfruttare in casa? «Questo è un peccato. Ma se si è sbagliato, io che sono sopra a tutti ne sono il maggiore responsabile».
Pensa alle dimissioni? «Alla fine della Olimpiadi si faranno i conti, si trarranno le conclusioni e non è certamente il mio posto che rappresenterà un problema per chi vorrà di cambiare».
Insomma lei è pronto ad andarsene. Non c'è stata già abbastanza confusione tecnica negli ultimi anni? «La mia preoccupazione è che non siano gli atleti a pagare l'intero prezzo di un cambiamento. Avevamo cominciato alcuni programmi che mi sembra possano dare i frutti, magari tra un anno o due. Con questi risultati c'è il rischio che saltino: del resto posso capire che questa dovesse essere l'occasione per far vedere i progressi».
Dai Mondiali del Sestriere a oggi lo sci maschile non ha ottenuto più nulla con l'eccezione di Rocca. Come si spiega una crisi tanto lunga? «Non riesco a spiegarmelo. Eppure ci siamo preparati più degli altri e avevamo il vantaggio di conoscere meglio le piste di gara. Abbiamo creato un'équipe, c'è uno staff medico, c'è persino l'assistenza dello psicologo che una volta non c'era. E con tutto questo non siamo riusciti a raccogliere dei risultati decenti».