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Torino 2006
 SCI ALPINO

SUPERG: IL NORVEGESE A 35 ANNI BEFFA MAIER: «MI HA SPINTO LA RABBIA PER IL BRONZO PERSO NELLA LIBERA»

Nonno volante

Aamodt si prende il quarto oro olimpico: ha vinto più di tutti

19/2/2006
Marco Ansaldo



SESTRIERE C'erano da seguire due regole d'oro per andar forte sulle piste olimpiche.

La prima era di arrivare assai malconci all'appuntamento, com'è stato per la Kostelic, la seconda di essere avanti con l'età. Kjetil Andrè Aamodt le ha
Kjetil Andrè Aamodt
Kjetil Andrè Aamodt
rispettate entrambe. Ha quasi 35 anni e un ginocchio scassato.

Non poteva che vincere. Abbiamo visto parecchia gente contenta, e qualcuno con gli occhi lucidi, quando il norvegese dalla barba bionda ha scavalcato lo svizzero Hoffmann, fino a quel momento in testa nel SuperG, e ha poi resistito al ritorno di Hermann Maier, secondo per 13 centesimi.

Il fatto è che Aamodt incarna l'essenza dello sci e nel suo mondo lo rispettano per questo.

Ha vinto, con quella di ieri, otto medaglie alle Olimpiadi (quatro d’oro) e nessuno sciatore c'era mai riuscito.

E' salito per 12 volte sul podio di un Mondiale e pure quello è un record. Con Zurbriggen, Girardelli e Mader è l'unico che abbia vinto una gara di Coppa del Mondo in tutte e cinque le specialità. «Il più completo di tutti», l'ha definito la Kostelic, felice per il suo successo.

Certe cose alla fine impressionano. Escono dalle statistische ed entrano nei cuori: quando c'è Aamodt sul gradino più alto del podio la gara è stata seria, mica schiava della fortuna com'è successo al francese Deneriaz che ha vinto la libera o come sarebbe accaduto per questo SuperG taroccato nella prima uscita, sotto una nevicata abbondante e umida che frenava quanti partivano con i numeri alti.

Per fortuna, dopo la discesa di 17 concorrenti, ci si accorgeva di aver oltrepassato il ridicolo, e si provvedeva a ripetere la gara tre ore e mezza dopo, in condizioni normali, altrimenti la medaglia d'oro sarebbe al collo dello sconosciuto francese Dalcin, che nessuno riusciva ad avvicinare nella tormenta: come se la Solbiatese vincesse lo scudetto.

Un podio con Aamodt, Maier e Hoffman ha grande dignità e il norvegese con la peluria e il cappelletto da Troll se l'è goduto alla grande. Un bel personaggio. Che fosse forte l'avevano capito nel '90, quando ai Mondiali giovanili vinse due medaglie d'oro nella velocità e due argenti negli slalom.

Un fenomeno. Suo padre Finn l'aveva portato a sciare da bambino nei fine settimana fuori Oslo. «Ci allenava moltissimo - racconta Kjetil -. Infatti mia sorella Ann Kitrin a 18 anni si è nauseata mentre io sono andato avanti solo perché mi divertivo più che a scuola». Ce ne sono parecchi di questi padri rompiballe nello sci.

I Kostelic ne sanno qualcosa. Ma alla fine rimane una traccia nei figlioletti più duri. E Aamodt, che al Sestriere è diventato il più vecchio vincitore olimpico nello sci come la Dorfmeister nel femminile, racconta che la cultura dello sport non è davvero noiosa. «Non mi sono ancora stancato perché mi diverto e non mi costa fatica allenarmi: ci sono lavori molto più faticosi. Certo, esistono i rischi. Il mio corpo è buono per una lezione di anatomia e ha più chiodi di un'officina». Ne ha viste tante.

Prima delle Olimpiadi di Albertville, nel '92, gli venne la mononucleosi: perse 11 chili ma dopo un mese e mezzo vinse la medaglia d'oro in SuperG, primo norvegese in 40 anni di sci alpino. E domenica, nella discesa libera, alla fine di un salto ha sentito il ginocchio fare «tac». Un legamento stirato. «Sono arrivato in fondo perché mi sembrava di essere in zona medaglie - rivela -. Ma dopo non ero sicuro di proseguire nelle Olimpiadi: mi hanno spinto la rabbia per il bronzo perso per pochi centesimi e l'abitudine a reggere il dolore.

Tre anni fa mi ruppi la caviglia in allenamento, quella è una cosa che fa male». Kjetil ha rinunciato alla combinata, in cui sarebbe stato da medaglia, ed è partito nel SuperG con l'idea «di vedere come reggeva il ginocchio. Al massimo mi sarei fermato». Sì, figurati. E' arrivato in picchiata come un falco barbuto (anche se il soprannome è «squaletto»), ha vinto la medaglia che ricompensa le 19, tra olimpiche e mondiali, che gli rubarono due anni fa. «Le tenevo in un cassetto, un giorno le diedi a mio padre e la sera successiva me le avevano rubate. Magari se le è vendute lui. Questa sarà l'unica vera, in mezzo alle altre copie. A mio padre non la darò più».

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