Franchini decima dopo una buona partenza: «Il problema? Perdiamo concentrazione e manca tenuta atletica» In crisi l’intera squadra delle nostre donne-jet
16/2/2006
Marco Ansaldo
SANSICARIO. Dallo spiazzo dell'arrivo si vedono gli ultimi trecento o quattrocento metri della discesa libera e, se non ci fosse stato il conforto dello schermo che trasmette le fasi della gara alla tv, avremmo dedotto che l'azzurra Daniela Mereghetti aveva ottenuto un gran tempo perchè dopo aver tagliato il traguardo salutava tutti con i gesti di chi ha compiuto la grande impresa.
Lucia Recchia
Invece era trentaduesima su 40 classificate, a oltre cinque secondi dalla vincitrice Michaela Dorfmeister, davanti a una russa, una libanese, tre slovacche, un'argentina, una spagnola e un'algerina che si allena sulle montagne dell'Atlante, l'ultima del lotto. Che diavolo ci fosse da festeggiare, oltre a un lodevole spirito decoubertiniano, l'abbiamo appreso qualche minuto dopo.
«E' andata malissimo fin dall'inizio ma almeno sono salva. Ho avuto paura», ha confessato la sciatrice bresciana che era stata preferita alla Ceccarelli, in declino ma pur sempre una campionessa olimpica di Salt Lake City.
La Mereghetti non è una specialista. Tuttavia è curioso che si entri in Nazionale per le Olimpiadi semplicemente preoccupandosi di uscirne sani. Partiamo dall'ultima arrivata delle italiane per raccontare il veloce disastro delle nostre discesiste che fa il paio con il «flop» dei loro colleghi maschi, un gruppo aggrappato ancora alla fama sfiorita di Ghedina, 36 anni, per far sapere che c'è.
E' un settore che non viaggia. Eppure è quello in cui sarebbe più necessario correre. Le ragazze almeno hanno un'alibi: sono giovani e con i cambiamenti dello staff tecnico decisi un anno fa (che lungimiranza) hanno smarrito i riferimenti.
Probabilmente la colpa è nostra che abbiamo già innalzato a campionesse due teenagers di grande talento come le sorelle Fanchini e pensavamo che sarebbe stato semplice vederle sul podio, come accadde l'anno scorso ai Mondiali per una di loro.
«Ma noi abbiamo vent'anni - ha commentato Elena, la più vecchia delle due, medaglia d'argento a Bormio in SuperG - e se la Dorfmeister ha aspettato i trenta per vincere l'oro noi possiamo attendere la prossima Olimpiade».
Vero. Il futuro non è compromesso, il presente è avvilito dalla prestazione di ieri. Si è salvata bene Nadia Fanchini, la più giovane, perchè il decimo posto a 19 anni, dopo essere stata in vantaggio nella parte alta del tracciato, è un incoraggiamento ad andare avanti.
Il resto? La Recchia è tredicesima, la Elena ventinovesima, dopo aver rischiato l'osso del collo seguendo traiettorie che la portavano spesso verso il bosco e le reti di protezione, linee dalle quali era trasportata come se non fosse in grado di dominarle. I suoi genitori, saliti a Sansicario con un centinaio di compaesani intenzionati a fare festa, avranno seguito la prova coprendosi gli occhi, nel timore dello schianto che una mano divina ha impedito.
Della Mereghetti si è detto. Da un'Olimpiade in casa ci si attendeva di più. «Il nostro problema è che non riusciamo a fare tutta la gara con la stessa concentrazione - ha ammesso Nadia Fanchini -, in certi tratti andiamo bene, in altri cediamo, mentre a questi livelli è molto importante acquistare regolarità. Ho finito un po' stanca, le gambe nell'ultima parte tenevano poco lo sci e mi sono convinta che devo migliorare nella preparazione atletica se voglio sopportare un tracciato così lungo. In partenza ero emozionata, non ho voluto ascoltare nessuno mentre di solito ascolto i consigli delle compagne scese prima di me, soprattutto della Recchia di cui mi fido.
Ma questa volta la Recchia scendeva dopo e sapevo che mia sorella aveva fatto molti errori, per cui era inutile che le chiedessi cosa fare». Per metà gara la ragazzina, figlia di un'addetto allo skilift a Montecampione, ha tenuto ritmi da podio, roba da far tremare le grandi. Lentamente è calata. «Non sono delusa, ho dato tutto quello che potevo e dentro di me, sciando, mi ripetevo che stavo partecipando alle Olimpiadi. Era bellissimo».
Lo era assai meno per le altre. Elena sbagliva tutto dall'inizio. Ma da quando è caduta in Val d'Isere dicono che abbia perso la sicurezza nei propri mezzi. Lei, che dorme con in stanza il poster di Pantani cui dedicò l'argento Mondiale, ha spiegato di non aver provato la paura. L'ha fatta venire agli altri. E la Recchia non ha trovato mai il ritmo: «Ho subìto i dossi, ho cambiato lo stile nello stare sopra gli sci ed è andata peggio: le Fanchini sono giovani e si possono comprendere. Io invece non ho scuse. Sono delusa».
L'unica consolazione è nell'autocritica e nella voglia di riscatto per il SuperG. «Non sbaglieremo una seconda volta», ha garantito Elena Fanchini. Sarebbe già importante che non sbagliassero altri per lei.