IL GRANDE SCONFITTO: HA INFORCATO IN SLALOM DOPO UNA LIBERA ENTUSIASMANTE. MA HA AZZECCATO IL PRONOSTICO SUL SUO ALLIEVO
Miller: «Ero un ballerino sul ghiaccio»
15/2/2006
Daniela Cotto
SESTRIERE. «Va beh, almeno non devo scendere fino a Torino per la cerimonia della premiazione»: le dichiarazioni di Bode Miller stupiscono sempre. Mai che sia banale.
A volte fa il polemico, altre volte diventa irritante come ieri, quando non ha voluto ammettere che di testa proprio non c'è. La sua giornata nera (come nero fu già il responso della libera in cui era tra i favoriti) si può riassumere come un inno alla follia strategica.
Nella discesa, dove sempre Bode si butta giù come un matto seguendo il suo istinto animalesco e naturale che gli consente di scegliere le linee migliori, ha dominato passando in testa alla classifica.
Poi se n’è tornato nel motor-home per mangiare e cambiare gli sci «passando da quelli di due metri a quelli di 1,65» e via al cancelletto di partenza del primo speciale.
Dove è saltato come un pivellino. Pazienza se non è stato il solo, perchè stessa sorte è poi toccata a Benjamin Raich, che però è arrivato almeno al secondo soalom. Miller no. Fuori, subito.
Diavolo di un americano. Ha azzeccato soltanto una cosa, ieri: le previsioni sul vincitore. Cioè Ted Ligety, il suo delfino, quello che da lui ha imparato più di tutti, compreso il modo di sciare col busto leggermente arretrato: «Lui è in gran forma, può vincere tanto».
Infatti l'allievo ha superato il maestro, anche perché il maestro di testa in questi Giochi per ora non c'è. Le serate trascorse in discoteca a ballare e bere birra lasciano il segno, anche se l’americano ribelle non vuole ammetterlo.
Miller insiste nel dire: «Queste gare le ho preparate molto bene. Come avete visto nella libera ero da podio. Poi sono uscito. Non sono arrabbiato, affatto. La ripresa filmata è stata chiara. Se uno salta, salta. Nulla da dire».
Crisi? Macchè: «Sono preparato per sciare bene in ogni specialità. E' solo un fatto di esecuzione. Non basta la fase teorica. Dalle idee, poi devi passare all'azione».
Lo yankee delle nevi questa volta, a differenza di domenica mattina prima della libera, ha fatto un’attenta ricognizione sulla lastra di ghiaccio che splende sotto i riflettori a Sestriere.
«Questo tracciato ti può far saltare il cervello. Mi sentivo come un ballerino sulla pista di hockey. Si deve attaccare, è necessario essere aggressivi per controllare il terreno. Devi dominarla questa pista, altrimenti... ti sbatte fuori.
Bode Miller
Come ha fatto con me. Io ho fatto quattro manche di allenamento ma erano una peggiore dell'altra».
Il ghiaccio. La sua testa. Bode ha ceduto il passo al nuovo che avanza. Ligety non si è fatto ripetere due volte l'invito. Chissà se il maestro riuscirà a registrarsi le valvole, ad affilare gli sci che nella libera hanno preso una botta, chissà se tornerà ad essere Miller, quello che protesta e va in disco, ma vince.