OGGI LA LIBERA VA IN SCENA A MEZZOGIORNO LA PROVA PIÙ SPETTACOLARE. CON TANTI PRETENDENTI
Miller si allea con Rahlves per battere Herminator
Le due stelle americane sfidano Maier e lo squadrone austriaco
12/2/2006
Daniela Cotto
SESTRIERE. Ore 12, stazione Borgata, discesa libera: attenzione, la gara delle stelle è qui. Stati Uniti contro Austria più gli outsider che si chiamano Norvegia, Francia e Italia. Sarà spettacolo vero, con gli uomini-jet che schizzano sulla Banchetta Nasi a oltre 100 km l'ora. Ebbrezza, emozioni, brivido: questa è la libera, la specialità regina come i 100 metri dell'atletica, la finale dei Mondiali di calcio.
I giganti sono pronti. Bode Miller, Daron Rahlves, Hermann Maier, Michael
Kristian Ghedina
Walchhofer, Benjamin Raich, Kristian Ghedina, Antoine Deneriaz, il gotha dello sci internazionale. E attenzione a Klaus Kroell, al vecchietto Kjetil Andre Aamodt, a Bruno Kernen che ai Mondiali del ‘97 qui vinse l'oro; a Fritz Strobl, il campione di Salt Lake City, e all'altoatesino Peter Fill. Gli austriaci hanno portato al Colle figli, mogli e genitori, il tifo è rovente e l'appuntamento con la storia alle porte. La pista è stata curata nei minimi dettagli, soddisferà anche i brontoloni che nei mesi scorsi l'avevano attaccata.
Gianni Poncet con il suo staff ha fatto un lavoro straordinario, la Banchetta è un gioiellino. Che però mette i brividi: se la provasse uno sciatore della domenica si ritroverebbe in fondo a ruzzoloni, un po' come fanno sulla Streif quelli che vogliono copiare i campioni. Su, in alto, la pista è ghiacciatissima e proprio la partenza è un punto chiave: lì si prende velocità.
Poi - come racconta Giorgio Gros, figlio di Piero, azzurro in Coppa Europa e ieri apripista - «la curva della Motta è selettiva, molto tecnica. La pista è cambiata in questi gironi. E' diventata più dura e mossa, sarà davvero interessante scoprire chi sceglierà le linee giuste. Anche l'ultimo pezzo, quello delle Acque Minerali è duro». La Banchetta è stata «barrata», come si dice in gergo, ed è una lastra che fa impazzire di gioia Miller.
Lui ieri nell'ultima prova ha sfoderato tutto il suo grande talento natural. Ha frenato prima dell'arrivo per segnare un tempo tra il 10° e il 20°: così avrà un pettorale di partenza favorevole. Tutti i grandi sono raggruppati in un fazzoletto di centesimi proprio oltre il 10° posto. Chi vincerà? Da giorni è scattato il toto-podio. Gli americani sono elettrizzati. Daron Rahlves ha in pugno la pista, l'ha dominata nella prima prova con una discesa perfetta, e Miller (con i nuovi sci) ha dimostrato di essere tornato leader: «Sono a posto, devo solo concentrarmi».
La solita boutade dello yankee che gioca a frenare e starsene in disparte, mentre sa bene ciò che vuole: l'oro. D'altronde è il campione del mondo in carica e non per caso. Lui e Rahlves sono legatissimi, la prima cosa che fanno all'arrivo, persino prima di indossare la giacca a vento, è chiamare via radio il compagno al cancelletto e dirgli com’è la neve, quali sono le linee da seguire, dove e come tirare o frenare.
L'obiettivo è sempre uno: battere il Wunderteam. Gli americani sono uniti, invece la squadra austriaca è da sempre divisa da forti rivalità (ogni gara una lotta al coltello per il posto in squadra), nessuno è disposto a cedere neppure un millimetro. Hermann Maier è nervoso: il controllo antidoping a sopresa l'ha infastidito, ha avuto l'influenza, ha ancora il raffreddore. Ma alla sua resa non crede nessuno. Il vecchio leone di Flachau cercherà gloria.