SI FERMA LA CAVALCATA: L’AZZURRO ERA PARTITO ANCORA FORTISSIMO ED ERA IN TESTA DOPO IL PRIMO INTERTEMPO. POI L’ERRORE
Rocca, al sesto slalom si scopre umano
Fuori a Kitzbühel. Giorgio: «Niente di strano. Non sono superman»
23/1/2006
di Daniela Cotto
KITZBÜHEL. «Ho spinto troppo. Nel mio vocabolario non esiste la parola
Giorgio Rocca in azione
frenare... Ho sbagliato, non sono superman. Sapevo che prima o poi sarebbe successo». Giorgio Rocca controlla come sempre le emozioni, anche dopo l'errore che lo lascia fuori dalla seconda manche dello slalom di Kitzbühel, dove cercava il sesto squillo perché, se vinci qui, entri nella leggenda. «Cosa ho detto quando sono scivolato? Non posso ripeterlo.... è una parolaccia. Ero furente».
Ha rotto la catena dopo cinque vittorie consecutive, il campione di Livigno, sulla pista che l'aveva visto per la prima volta sul podio nel '99. È caduto nel tempio dello sci che l'ha lanciato in coppa del Mondo. Fuori, davanti a Ingemar Stenmark che racconta di essere «felice di non dover gareggiare con questi sci, troppo corti e pericolosi per le ginocchia. Ai miei tempi era meglio».
E che, dopo l'uscita dell'azzurro, commenta: «Peccato ma lo slalom su questa neve era davvero molto difficile». Per l'azzurro si è spenta la luce dell'interruttore «imbattibilità» (uno dei punti base della sua terapia di ipnosi), eppure l'errore in terra austriaca sotto una fitta nevicata (che continua ininterrottamente da sabato sera) non è una tragedia. Ne farà uno stimolo per recuperare, migliorare. Perché, come ha sempre insegnato Rocca, dalle cadute nascono le grandi risalite.
Ecco, questo sarà il suo esame di maturità per le Olimpiadi di febbraio. Soprattutto, ieri ha dato un calcio alla tensione, a quella pressione che insegue gli «imbattibili» con domande a raffica, pronostici, l'attesa di una nazione intera, mille impegni di un'agenda fitta fitta, fatta di contatti e pubbliche relazioni.
Un corollario che allontana dalla concentrazione. Lui ha imparato a gestirsi bene, anche grazie all'aiuto dello psicologo Beppe Vercelli (autore del libro «Vincere con la mente, edito da Ponte Delle Grazie), e ribadisce il suo segreto: «So attivare l'interruttore della comunicazione e quello delle gare». Forse in questi giorni si è concesso troppo agli altri. La sera prima della gara era stanco.
Non è facile sopportare un continuo assalto mediatico, rispondere sempre alle aspettative di chi vuole da te sempre nuovi successi. Non hanno portato fortuna neppure i cento tifosi arrivati dalla Valtellina, capeggiati dal presidente della provincia, l'europarlamentare leghista e pediatra Fiorello Provera, che oltre a striscioni e tifo aveva già organizzato la festa. Tutto rimandato. Ora spetta a Rocca e al suo staff riprogrammarsi, liberare di nuovo la mente perché Giorgio possa tornare subito re, «quello da battere», come ammettono austriaci e francesi.
E il giorno dopo la strigliata di Killy («lo sci francese è da rifare») proprio il transalpino Vidal ha vinto a Kitzbühel. L'aveva preannunciato, il nostro: «Attenti, è in gran forma. Sono contento per lui, se lo merita. Ha sofferto come me. E poi gli austriaci in questi giorni hanno vinto due gare per soli dieci centesimi...».
Il successo di Vidal, campione olimpico di Salt Lake City, è il minore dei mali per Rocca. Ferma Raich, il nemico numero uno, che ancora una volta non ha trionfato tra i pali; riapre la sfida lanciando anche Herbst e mettendo in luce il vice Miller dello slalom, Ted Ligety.
Saranno questi gli avversari del leader italiano alle Olimpiadi. «Per i Giochi non cambia assolutamente nulla - dice lui - . Io sono pronto. La mia sconfitta sicuramente farà piacere a qualcuno, è normale. Però io sono uscito, non sono arrivato decimo». Vero. Nella prima parte è andato benissimo, sembrava un treno. Poi, zac, l'errore. È scivolato, uscendo dal tracciato, è risalito e ripartito. L'amico Fiorello, quello di «VivaRadio due», ha subito chiamato: «Ohh, fantastico: Giorgio va forte anche in salita!». Lui non è uno che si abbatte: «Mi hanno insegnato da bambino che quando esci devi risalire, me lo dicevano sempre mio padre e il mio maestro... è un modo per formarti il carattere».
Eccola riemergere la forza di volontà, quella che ha avuto in tutti questi anni prima di arrivare al successo. Non demorde mai, Rocca. Vuole dimostrarlo domani sera nel catino di Schladming dove non ha mai fatto bene e dove l'anno scorso gli austriaci gli tolsero centesimi preziosi per un errore del cronometraggio nella prima manche (così lui poi saltò nella seconda). «Mi devo vendicare. Adesso vado a Schladming e mi alleno.
Soprattutto sulle curve a destra, il mio punto debole. Vedrete, domani sera risorgerò».