IL GIORNO DOPO IL RAGAZZO D'ORO E' FRASTORNATO: NON SONO ABITUATO A QUESTO ASSEDIO
Sono un uomo non un eroe
«Io credo nei valori della nostra tradizione, raccontati in modo esemplare su LaStampa dal mio scrittore preferito, Rigoni Stern»
23/2/2006
Pierangelo Sapegno
TORINO. Non è che ci è arrivato per sbaglio quassù, dove regalano pane acqua e oro. Non si arriva per caso da nessuna parte. Anche all'inferno, anche in paradiso.
Enrico Fabris alla premiazione nella Medal Plaza
Anche in cima all'Olimpo, dove accendono le luci e alzano il sipario, con questa faccia lunga e questi occhi da ragazzo, a guardare il mondo da questa posizione, le code di straccioni e questuanti che salgono dal sentiero. «Mi sono svegliato alle 8 del mattino. E mi sono toccato per vedere se era vero», dice.
Solo che non si arriva per caso da nessuna parte, non si passa quella porta per errore. E lui, Enrico Fabris, comincia a spiegare che gli piace leggere, e che il suo autore preferito è Mario Rigoni Stern, e che è tutto vero quello che ha scritto oggi sul giornale.
Gli piace perché lo tiene legato ai valori della sua zona, dice, «perché nei suoi libri spiega cosa vuol dire trovarsi in mezzo alla natura, fa capire che l'uomo deve misurarsi con se stesso, e non con gli eroi».
Ecco perché è entrato da quella porta. Dice che lui non finirà mai di ringraziare i suoi genitori, che gli sarà debitore per tutta la vita: «perché mi hanno trasmesso valori importanti, quelli semplici, della dignità con te stesso, del dovere, della coscienza, della voglia di lavorare. Ma non me li hanno inculcati, non meli hanno imposti.Meli hanno solo spiegati, me li hanno fatti amare».
Dice che le ha programmate da 5 anni queste Olimpiadi, che ci ha concentrato tutte le sue forze, e che ora lui crede che non cambierà, che vuole restare quello che è tutta la vita, «un ragazzo tranquillo ».
Eppure, in questi 5 anni, ci sarà stato un momento di sconforto, un giorno che ha pensato adesso lascio tutto... «Sai, come tutti. Ci sono stati molti momenti difficili negli ultimi anni. Noi facciamo una preparazione durissima. Stiamo tanti giorni lontano da casa, e quando il fisico è stanco ti prende il nervosismo. Liti ce ne sono state, momenti duri anche. Però, orame li ricordo tutti come anni tranquilli e sereni».
Adesso che hai vinto due ori, che differenza c'è tra le 2 vittorie? «Il primo ha un valore inestimabile per tutti e 4, ed è bello sapere che oltre a te ci sono altri 3 che provano la stessa cosa. Quella è una vittoria di squadra: io nella staffetta ho tirato il 50% dei giri, ma non vuol dire che ho fatto io, ma che tutto fa una squadra. La seconda medaglia ti fa salire in testa al mondo, ti dà un'autocoscienza unica».
Per un milione di euro andresti alla Fattoria come Montano? «Proposte come quelle vengono fatte per metterci in inganno. Dipende da come sei fatto tu. Se pensi che hai già dato e puoi incassare comunque, o se pensi che le cose che hai fatto le hai fatte per spirito sportivo».
Dove hai trovato la tua forza? «Io ero consapevole d'averla. Non sapevo d'essere capace a tirarla fuori».
Cosa pensi del doping? «Noi facciamo controlli sia prima che dopo. Io l'ho già detto molte volte: nel nostro sport la benzina non basta, perché se non sai stare sui pattini e non sai mettere un piede davanti all'altro sul ghiaccio, non vai da nessuna parte».
C'è qualche atleta del tuo sport che ti ha colpito? «Cheeck, quello che ha vinto i 500. Perché è uno che sa restare normale anche dopo aver vinto ». Hai un difetto? «Forse sono un po' troppo fanatico. Quando devo fare degli allenamenti non ce n'è per nessuno, a scapito degli affetti. E poi sono molto timido».
Per questo cominci a stufarti di questi assedi, degli autografi, delle interviste? «Sì, sono cose che trovo giustissime, ma che mi stancano. Non sono molto adatto a queste cose».
Facciamo il conto alla rovescia. I 10 mila e basta. Speranze? «Distanza durissima, massacrante, e bisogna arrivare là con la testa perfetta, per saper reagire quando il fisico non ce la fa più».
E poi, cosa farai quando tornerai a Roana? «Andrò a trovare mia nonna Gina. Starò un po' a casa. Quando si saranno sciolte le nevi andrò in qualche mia montagna. Da solo, a guardarmi il panorama. E a capire cos'è successo ».