Per l'azzurra i Giochi sono stati una sconfitta personale
22/2/2006
Fino a tre ore prima della gara era tesa come la corda di un violino pronta a spezzarsi. Poi la voglia di fare vedere alle Olimpiadi chi è davvero Chiara Simionato le ha oliato i muscoli a dovere.
Le gambe hanno così cominciato a girarle come sanno fare e se la gara fosse stata di nuovo sui mille metri, anzichè sui 1.500, probabilmente adesso la pattinatrice di Treviso avrebbe al collo una delle medaglie vinte dalle canadesi Cindy Klassen e Kristina Groves e dall' olandese Ireen Wust. Il quinto posto, comunque, è di quelli che fanno tirare un sospiro di sollievo. O, come dice l'atleta azzurra, «che salvano la vita, perchè altrimenti non so proprio cosa avrei potuto ricordare di questi Giochi».
A trentanni il rammarico per non essere riuscita a salire sul treno delle Olimpiadi, che per una fortunata combinazione passava proprio nella sua Italia, è grande: «Mi dispiace tantissimo - sottolinea - non essere riuscita a piazzarmi sul podio come avrei potuto».
Il sorriso è ancora amaro, ma da oggi pomeriggio ha sostituito le lacrime che la scorsa settimana hanno segnato il tredicesimo posto dei mille metri e il decimo dei cinquecento. «Visto come ho corso nelle precedenti gare - ammette la Simionato - fino a tre ore fa non pensavo proprio al quinto posto. In questi giorni sono sempre andata a dormire con la convinzione che avrei potuto fare bene, ma al risveglio ero sempre assalita dalla delusione». Troppo grandi le attenzioni dei giornalisti e le pretese di un pubblico che si aspettava medaglie a raffica da lei che è invece abituata alla tranquillità e alla solitudine. «Ho patito le pressioni - ribadisce la pattinatrice - e le medaglie vinte dagli uomini non hanno fatto altro che aumentarle.
Magari se in questi due anni avessi perso qualche volta, invece di vincere sempre, sarei stata più abituata a questo clima. E invece adesso sono qui a commentare quella che, dal punto di vista personale, è stata senza dubbio una sconfitta». Eppure nell'animo di questa timida ragazza non c'è spazio per l'invidia: «Me lo chiedete sempre - dice ai giornalisti - ma io l'unica cosa che invidio ad Enrico (Fabris, ndr) sono i sei anni in meno di me. L'età vuole dire molto in questo sport e lui riesce a recuperare dalla fatica molto meglio di me».
Adesso, comunque, non c'è più tempo di pensare al latte versato, perchè già la prossima settimana riprende la Coppa del Mondo: «Sono terza sui 500 metri - ricorda - e vorrei mantenere questa posizione». Su tutto il resto, compresa la partecipazione alle prossime Olimpiadi, avrà tempo di pensare in futuro: «Vancouver? La vedo così lontana - conclude Chiara Simionato - ed io per il momento non so nemmeno cosa farò il prossimo anno». E giù il sipario.