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Torino 2006
 PATTINAGGIO DI VELOCITA'

LA SIMIONATO, INDICATA DAI TECNICI COME PODIO SICURO NEI MILLE METRI, INFILA LA GARA PEGGIORE DELLA STAGIONE

La frenata

I nervi di Chiara non sono di ghiaccio

20/2/2006
Pierangelo Sapegno



TORINO. Fa una tenerezza strana questa ragazza con i capelli rossi e gli occhi tristi che sono caduti giù dal podio, come la sua vita questa domenica di bufera e di gelo, come la valigia dei sogni che aveva portato qui dalle sue montagne, e dai suoi giorni di fatica.

Chiara Simionato non aveva nemmeno più la forza di parlare, dopo essere
Chiara Simionato
Chiara Simionato
venuta giù nel burrone della classifica, precipitata dentro al buco nero di questa sconfitta senza appello, mentre la bellissima Marianne Timmer saltava in aria mandando baci e urla agli olandesi assiepati sugli spalti del palaghiaccio. Aveva detto, Chiara: «Io sono sicura di andare bene. Ho buone sensazioni».

E cosa conta, se ora tira fuori la voce mesta e lo sguardo basso: «Non so cosa è successo, vorrei solo dimenticare in fretta questo giorno». Aveva detto: «Mi dispiace persino confessarlo. Ma io ci sto pensando al podio e pure a qualcosa di più». E non importa niente se adesso questa ragazza che di giorno fa la commessa in una panetteria e di sera la cameriera in un ristorante per pagarsi gli allenamenti e la voglia di vincere, non importa più niente se Chiara, simbolo di questo sport povero, dice che forse ci ha pensato troppo, che s'è fatta divorare dalla tensione, che l'ha bruciata questo sogno.

E' andata, ormai, in questa domenica di festa, con l'inno che sale e le medaglie che vengono. Alla fine, il ghiaccio ci ha traditi proprio nell'unica medaglia che davamo per sicura prima delle Olimpiadi, nell'unica festa che ci assegnavano come scontata pure gli americani, assieme a quella di Rocca. Non è servito l'esempio di Enrico Fabris, suo grande amico.

«Lui mi aveva detto: adesso tocca a te». L'altro giorno, quando la staffetta aveva vinto l'oro, era scesa giù dalla curva verso la pista, con Adelia Marra, la fidanzata di Matteo Anesi, e le altre ragazze del pattinaggio, tutti stretti stretti nell'abbraccio e nelle lacrime. Adesso doveva ripetere quei momenti, metterci dentro la voglia di farcela, la sicurezza, la forza, doveva infilarci le stesse armi che avevano portato in alto i suoi colleghi uomini.

«Il mio problema è la pressione. Non quella che mi danno i giornali, non ce n'è bisogno. Me la creo da sola». E' questa emozione che doveva vincere. Il fatto è che Chiara Simionato non viene dal niente: ha dominato la Coppa del Mondo 2004/2005, salendo sul podio la bellezza di sette volte su otto, quest'anno è seconda dietro Anni Friesinger, e la rivista americana Sports Illustred l'aveva infilata tra le medaglie sicure dell'Italia (argento avevano scritto, bontà loro). Assieme a Enrico Fabris, più che in Italia è conosciuta e stimata all'estero, dove il pattinaggio è un affare molto serio: in Olanda lo praticano in 65 mila, in Norvegia 16 mila, in Germania 12 mila, e chissà quanti nelle steppe sterminate della Russia.

E ieri all'inizio non sembrava neppure essersi messa troppo male. E' vero che la canadese Cindy Klassen aveva fatto quasi subito il record della pista, ma è anche vero che tutte le altre erano scivolate indietro e scivolate male. C'era solo l'olandese Marianne Timmer, lì davanti, oro a Nagano, una bionda bellezza da schianto da un metro e 74, lei così statuaria e lontana di fronte alla nostra Chiara, con i suoi occhi tristi e la sua aria umile.

Non era andata bene la Svetlana Zhurova, fresca d'oro sui 500 e grande spauracchio di Chiara: «Mi ha detto che lei corre solo per vincere», ripeteva a chi le chiedeva quali erano le atlete che temeva di più. Era caduta la Ren Hui, altro nome sottolineato con il pennarello, finita contro i materassi della curva ricoperti dalla pubblicità di Torino 2006. Naufragata Wan Manli, altra favorita della vigilia. Male la Wang Beixing e anche la Rodriguez. Tutto sembrava filare per il verso giusto.

Fino a che è toccato a lei, e quando è scoccata il suo tempo, Chiara è scivolata indietro, sempre più lentamente, sempre più triste. Torino è fuggita via. Il sogno tornerà fra quattro anni, perché nel pattinaggio non passa tutti i giorni. Nel tempo che resta continuerà a fare come sempre: la cameriera in un ristorante per pagarsi questa speranza.

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