Ma Shani Davis è isolato nella squadra e sul podio nessuno l’ha festeggiato
19/2/2006
Giulia Zonca
TORINO. Un nome nella storia vale un po' di solitudine, Shani Davis ha vinto il primo oro nero del ghiaccio, il secondo in un’Olimpiade invernale dopo Vonetta Flowers, il primo uomo d'oro e l'unico in uno sport individuale.
Shani Davis
E' riuscito a vincere i 1000 metri di pattinaggio veloce e nessuno lo ha festeggiato.
Stava sul podio, isolato, con il cappellino dei Chigago White Sox, baseball, e teneva in braccio un orsetto, mascotte dei Bears, football americano. Teneva stretta la sua città, l'unico uomo nero dentro uno sport bianco, abbagliante, bianco ghiaccio. Uno allenato a stare per i fatti suoi. Shani Davis ha scaricato la squadra, non ha gareggiato nell'inseguimento e ha piantato Hedrick in balia dei sogni di gloria e dei compagni più deboli.
L'America ha perso contro l'Italia nei quarti di finale, Chad Hedrick ha girato a vuoto trainando un treno fermo e il team Usa si è impietosito.
Si è schierato con il texano che ha 30 tifosi al seguito e 29 sono donne, il bullo che puntava a cinque titoli per eguagliare il record di Heiden, l'unico che fino a oggi è riuscito a portarsi a casa 5 ori in un'Olimpiade sola. Hedrick al massimo può arrivare a tre e ha girato la schiena quando ne ha visto uno al collo di Shani Davis.
«Non ho niente da festeggiare e non mi importa di essere arrivato solo sesto. E' tutto o niente, non sono qui per le briciole. Sono felice per Joy Cheek che è arrivato secondo».
Joy Cheek è l'unico disposto a dare una pacca sulle spalle a Baby Davis. Lo ha abbracciato quando ancora stava con la lingua penzoloni nella corsia di scorrimento. Scioglieva i muscoli con una buriola in testa, pattinata lenta e non un compagno che lo guardasse.
Cheek gli ha concesso l'onore ma non è uno qualsiasi, è ragazzo che ha vinto 25 mila dollari con l'oro sui 500 metri e 15 mila con questo argento e ha girato tutto alla fondazione benefica di Johann Olav Koss, in favore dei bambini africani.
Fuori dal comune abbastanza per superare gli sguardi incattiviti e omaggiare chi ha cambiato il colore del ghiaccio. Shani Davis non si allena nello Utah con il resto della squadra, sta in Canada dove gli sponsor pagano di più.
Rimborsa la madre, Cherie, una donna che si è spaccata la schiena con il doppio lavoro per pagare gli allenamenti al figlio. «Se sono arrivato qui lo devo a lei, ogni volta che pensavo di essere stanco bastava l'idea della sua fatica a svegliarmi.
E basta con questa storia dello spirito di squadra. Non ne ho e allora? Solo un pazzo si sarebbe spaccato le gambe prima della sua gara, prima dei mille. Non mi interessa se mi guardano storto, io ho il mio carisma. Sono particolare». Sì, ha un nome swahili, unico lascito del padre Reginald.
Si è autoconfinato in un mondo non suo perché sentiva di poter fare qualcosa di speciale. E non solo per sé. Vive assorbendo ribellione e affermazione, il rapper Tupac, il pugno di Tommy Smith, la racchetta di James Blake. Ha una sua strada e non gli importa se l'allenatore del pattinaggio veloce si è rifiutato di commentare l'impresa.
«Avrei rubato anche il posto per essere qui, non ho pensato ad altro e anche se invece di qualificarmi mi avessero ripescato sarebbe uguale. Io sapevo che dovevo venire qui». A Salt Lake ci è andato senza gareggiare, stava nella squadra di short track insieme con l'amico Apolo Ohno, l'unico compagno con cui gioca a basket, l'unico con cui parla di Michael Jordan.
Davis ha litigato con le federghiaccio americana persino per la biografia, non ha dato il consenso e quelli l'hanno messa on line. Voleva fare causa, ora può darsi che l'oro lo quieti. Pesa molto, c'è dentro la storia afroamericana.
Il primo oro nero dei Giochi Olimpici lo ha vinto William Dehart Hubbard, nel salto in lungo, 1924 a Parigi.
Aveva 20 anni, figlio di un autista di Cincinnati non si rese neanche conto dell'impresa e infatti tutti ricordano Jessi Owens perché nelle sue Olimpiadi il contrasto si notava di più.
O Cassius Clay perché ha buttato la medaglia con il nome e quando gliel'hanno ridata, 36 anni dopo, aveva il Parkinson e la carta d'identità non contava più, bastava la leggenda.
Le Olimpiadi invernali hanno visto solo il pianto di Vonetta Flowers, 4 anni fa.
Era imberrettata come Shani, con il cappuccio che le cascava sugli occhi. Prima nel bob a due, non ha vinto sola. Baby Davis sì, solo e felice.