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Torino 2006
 PATTINAGGIO DI VELOCITA'

Doppietta americana nel pattinaggio veloce

18/2/2006


Doppietta statunitense nel pattinaggio di velocità. Il "colored" statunitense Shani Davis con 1'08"89 ha preceduto il connazionale Joey Cheek (1'09"16) e l'olandese Erben Wennermars (1'09"32).
davis
Shani Davis


Grande delusione per Jan Bos, quinto a 0»53, e dietro al sudcoreano Lee Kyou-Hyuk, che ha mancato il podio per soli 5 centesimi.

Due gli azzurri in gara: Maurizio Carnino che ha già annunciato il suo ritiro e ha chiuso la gara in 30.ma posizione con 1'11«44 ed Ermanno Ioratti, protagonista di una caduta che ha ostacolato un altro concorrente e per cui è stato squalificato.

Dunque il pattinaggio ha un suo re nero. Se non fosse stato per sua madre Cherie, che per tenerlo lontano dalle cattive compagnie lo ha messo sui pattini, Shani Da sarebbe diventato un giocatore di pallacanestro. O magari di football americano. E con il fisico che si ritrova, 187 centimetri di altezza e 85 chili di muscoli, non avrebbe certo sfigurato in molte altre discipline.

Ma il destino, si sa, gioca spesso strani scherzi. E così oggi Shani Davis è diventato il primo afroamericano a vincere un oro olimpico sul ghiaccio. Lo ha fatto alla sua maniera, andandoselo a prendere con quella 'grinta arrabbiatà che lo ha reso famoso. Quasi ce l'avesse contro il mondo intero, lui che a due anni ha messo i roller ai piedi ed a sei pattinava già sul ghiaccio. «Roba da femmine, ti metti anche la calzamaglia? », gli chiedevano i suoi compagni di scuola prendendolo in giro.

Vaglielo a dire adesso che quel ragazzino dallo sport un pò stravagante è diventato uno dei pattinatori più forti del mondo. L'uomo da battere persino per gli olandesi, che sul ghiaccio sono da sempre i migliori ma che in queste Olimpiadi non stanno raccogliendo grandi soddisfazioni. I numerosi tifosi arancioni presenti sugli spalti dell'Oval si sono dovuti accontentare del bronzo di Erben Wennermars. Un pò poco per chi oggi si era portato dietro persino la banda musicale.

Sportivissimi, hanno però applaudito il vincitore, soprattutto quando è andato ad abbracciare il rivale olandese proprio davanti alla loro curva mentre la medaglia d'argento, l'americano Joey Cheek, applaudiva da lontano. Scena da brividi, incorniciata dal lancio di decine di peluche in omaggio ai protagonisti di questo bel momento. Chissà se basterà per riabilitare agli occhi degli americani l'immagine di questo campione che vive esiliato a Calgary. E che nei mesi scorsi ha litigato di brutto con la sua federazione per una questione di sponsor, guarda caso una banca dei Paesi Bassi dove è considerato una star alla pari dei calciatori Van Nilsterooy e Seederof.

Volevano che togliesse quel logo dalla sua tuta e lo sostituisse con lo sponsor ufficiale, e per convincerlo lo hanno punito con una multa da 8 mila dollari. Ma lui se n'è fregato, andando avanti per la sua strada come sempre ha fatto nei sui 23 anni di vita. Chissà se adesso che è arrivato dove voleva, con l'oro olimpico sui mille metri dopo che nel 2005 si è aggiudicato la Coppa del Mondo sulle distanze lunghe, Davis si darà una calmata. «Oggi mi sento un ragazzo fortunato», dice quasi commosso dopo la gara. «Dopo aver fallito la prova sui 5 mila mentri - si limita ad aggiungere - l'unica cosa che desideravo era di fare una buona gara. Diciamo che ho pattinato con me stesso, senza pensare agli avversari o guardare il cronometro».

Una cosa che oggi devono fare anche gli atleti italiani: Ermanno Ioriatti, caduto all'ultima curva, non si è nemmeno qualificato, mentre Maurizio Carnino ha chiuso la gara, l'ultima della sua lunga carriera sportiva, al trentesimo posto. «Ma sono comunque felice - sottolinea l'azzurro - perchè smetto alle Olimpiadi e per giunta in una disciplina che non è la mia», visto che per anni ha gareggiato nello short track. Per sperare in qualche altro trionfo italiano alla Fabris e compagni bisogna aspettare domani, con Chiara Simionato desiderosa di riscattare l'opaco esordio nei 500 metri con una prestazione all'altezza del suo curriculum nei mille metri.

Contro di lei fino ad ora hanno giocato soprattutto l'emozione e il nervosismo e per questo nei giorni scorsi si è chiusa in un comprensibile mutismo. «Vuole rimanere isolata per concentrarsi - hanno spiegato i suoi compagni alle prese con i festeggiamenti per l'oro dell'altro giorno - e noi cerchiamo di ricambiare lasciandola tranquilla».

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