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Torino 2006
 PATTINAGGIO VELOCITA'

PATTINAGGIO DI VELOCITA’ CHIARA SIMIONATO TRADITA DALLA TENSIONE NELLA GARA CHE ASPETTAVA DA UNA VITA

Un giorno sbagliato

«Mi ha mandato in crisi la medaglia di Fabris, lui ha preso il sogno che noi abbiamo in testa da quando gareggiamo»

15/2/2006
Pierangelo Sapegno



TORINO. Di' a Harry di tornare nella sua casa di nulla, come diceva quel poeta che non ricordo. Perché alla fine è andata un po' così, una volta che c'era tutta questa gente con le bandiere, che c'era la tribunetta stampa piena, che cercavano tutti lei che di giorno fa la commessa in una panetteria e di sera la cameriera in un ristorante, e che lo fa poi solo per pagarsi gli allenamenti, la tuta e le katane ai piedi.

E' andata un po' così il giorno che le chiedevano se avrebbe vinto, che
Chiara Simionato
Chiara Simionato
avevano scritto che poteva anche entrare nella nostra vita, il giorno che tutti le chiedevano che cosa pensava, e Chiara Simionato rispondeva che non voleva parlare, che dovevano rispettare com'era fatta, che lei era timida e amava il silenzio. E' andata così. Tanto rumore per nulla. Decima alla fine, lontana quasi un secondo dalla Svetlana Zhurova, che ha vinto.

Di' a Harry di Nullingham di far fermare i buoi, che scenderò al quadrivio. Più in là non vado. Come diceva quel poeta, verrebbe da pensare che è meglio scendere. E invece no. I ragazzini le cantavano l'inno e giocavano con le bandierine. Con questo sport non capita mai, neanche di domenica. Lei faceva appena un saluto con la mano.

Chiara è di Pieve di Cadore, gente di montagna. Come loro è una che tira diritto, come gli alpini, come negli spot della Punto: senza parole. Solo che almeno quelli se la cantano. Lei invece preferisce di no. Dice: «Cercate di capirmi». A correre si può fare meno fatica che a parlare, dentro a queste tute spaziali, un braccio nascosto dietro il bacino e l'altro a mulinare vorticosamente, si fa meno fatica così, la bocca aperta per prendere tutto l'ossigeno che si può, spingendo sulle gambe con la forza che hai, la testa bassa e gli occhi avanti. Perché bisogna sempre guardare avanti, e nel giorno dell'appuntamento sbagliato non può finire, come quel poeta che voleva scendere prima di arrivare.

Per Chiara Simionato, speedskating, 500 metri, ieri era il primo dei grandi appuntamenti. Domenica ci sarà il secondo, quello dei mille metri: speriamo che diventi il più importante. Alla fine, lei diceva che non sa bene che cosa le è successo alla prima manche, che c'è rimasta davvero male, molto delusa, e neanche ci credeva quando s'è resa conto di aver fatto un tempo così lento: «pensavo fosse rotto il cronometro». Nella seconda, dice, «ho tirato fuori le palle». Come un uomo.

E che succederà adesso? Scenderà al quadrivio? Chiara dice che no, che neanche ci pensa: «Sono sicura che adesso andrà solo meglio. Bisognava far la prima. E' quello il vero ostacolo. Ora l'ho fatta. Non bene, è vero, ma l'ho fatta. Io mi sento a posto, sono in forma. Il problema è quello del nervosismo, della pressione. Per questo sono contenta di aver fatto i 500 prima dei mille». E a chi glielo chiede, risponde che la sua gara sarà quella di domenica, dei mille metri. «Mi dispiace dirlo. Ma ci sto pensando al podio».

Solo che deve trovare la pace, perché è dal giorno che Enrico Fabris è arrivato terzo, che non riesce più a dormire, come confessa timidamente, abbassando lo sguardo dentro al cerchio dell'assedio. «Mi ha mandato in crisi la medaglia di Fabris, perché lui è riuscito ad arrivare dove voleva arrivare, perché lui ha preso il sogno che noi abbiamo in testa da quando abbiamo cominciato a fare questo sport. Non so se è perché lo sento più vicino. Ti rendi conto che è vero, che esiste. Me l'ha fatta vedere, me l'ha fatta toccare, quella medaglia». Da ieri, quando mancava ancora qualche minuto alle 19, mentre la Svetlana, bionda e alta si metteva al collo quasi incredula la bandiera russa («Ma chi ha vinto? Ho vinto io?», chiedeva), da ieri, da quel momento è cominciata la rincorsa di Chiara. Sarà senza appello.

E una gara secca è sempre un terno al lotto. Lei fa l'elenco delle rivali da battere, e cerca di metterci dentro tutte, a cominciare da Annie Friesinger («non è bella, ma è una che fa colpo: ha due tette così e soprattutto un sacco di sponsor»), una tedesca con la faccia sbarazzina, famosa anche per aver posato per una rivista vestita solo con i suoi pattini. Poi la cinese di oggi che è arrivata terza, la Ren Hui, perché nessuno se la aspettava, e l'altra cinese Wang Manli, e le olandesi. E la Svetlana Zhurova? «Lei mi ha detto che punta all'oro», fa la Chiara, che sarà pure una cosa normale ma che non è una di quelle notizie che fanno contenti gli altri.

La Svetlana non è solo alta e bella. E' anche una che s'è ritirata per due anni, ha fatto un figlio, l'ha messo nella vita e poi è tornata. Adesso mamma va a vincere le Olimpiadi e poi torna. In Russia le davano tutti addosso: ma chi si crede di essere, ma come si fa dopo aver passato il tempo ad allattare a pretendere di correre per vincere in una gara dove l'uomo non può essere più veloce di così. Invece si fa, anche se non ci si crede. E quando va sotto la tribunetta con i russi, la Svetlana si prende la sua rivincita: zitti tutti. Una brutta gatta da pelare. Ma è lo stesso meglio non fermarsi al quadrivio, come diceva quel poeta che non ricordo. Più in là ci sarà qualcosa di sicuro.

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