TANTI SOGNI OLIMPICI INFRANTI DA IMPROVVISI SCIVOLONE, SULLA NEVE O SUL GHIACCIO, CON I PATTINI O LA TAVOLA DA SNOWBOARD, SUGLI SCI, LO SLITTINO, IL BOB
Tutti giù per terra
Fusar Poli e Margaglio cadono nel secondo esercizio, la Kostner scivola già al primo salto
25/2/2006
Roberto Beccantini
TORINO. Cadere sul più bello: si scrive sempre così per esorcizzare il più brutto. A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, Ugo Foscolo dedicò un’ode: «I balsami beati / per te Grazie apprestino / per te i lini odorati...». A Ian Thorpe, scivolato dai blocchi di partenza dei 400 stile libero ai Trials pre-ateniesi, i giornali australiani rifilarono rime non proprio baciate. A David Beckham, «svenuto» sul dischetto del rigore a Istanbul, la Turchia tutta fece tiè. I Giochi di neve e ghiaccio sono un’enciclopedia di capitomboli.
Uno dei momenti più intenso di questi Giochi
Naturalmente, c’è caduta e caduta.
Di alcune si può sorridere; di altre, no. La prima di cui si abbia avuto notizia nell’edizione torinese riguarda un’azzurra dell’hockey, Nadia De Nardin: in un corpo a corpo con una canadese, ha sbattuto una spalla e la testa contro un palo. Si temeva la commozione cerebrale, se l’è cavata con una forte contusione. Ci sono poi, e soprattutto, le «stragi» dell’alta velocità. Uomini e donne jet. La prova della libera femminile si rivela una tombola: escono i «biglietti» di Carole Montillet, francese, che perde il controllo degli sci dopo il salto nella «pietra rotonda», e sfonda le reti di protezione; Lindsey Kildow, americana, che si schianta nella parte finale; Allison Forsyth, canadese, volata via all’uscita della parabolica, uno, due, tre rimbalzi, distorsione al ginocchio sinistro con lesione del legamento crociato; Elisabeth Goergl, austriaca, capace comunque di rialzarsi; Brigitte Acton, canadese, impigliatasi nelle reti. Brividi. Paura.
E i soliti processi sommari: troppe gobbe. Non scherza neppure lo slittino: alla curva numero 17 della pista di Cesana Pariol, Samantha Retrosi, Usa, deraglia e si rovescia. Immagini drammatiche: lei che sbatte con il casco sul muro e torna giù, lo slittino perso e lontano. D’improvviso, tutto è immobile. Trauma cranico commotivo, lacerazioni al mento e a una gamba. Quando vai a cento all’ora in un’autostrada larga come un tubo, il destino non partecipa: guarda. Più fortunata Anastasija Antonova, russa naturalizzata italiana dopo il matrimonio con Christian Oberstolz: sbaglia l’ultima curva, spallata e taglio a un braccio. Cosa volete che sia. «Nonna slittino», lei, ricorre a uno stratagemma più morbido per sottrarsi alla carneficina. Anne Abernathy, 52 anni, atleta delle Isole Vergini, alla sua sesta Olimpiade, si rompe un polso in prova. In questi casi, si suole dire: sarà per un’altra volta. Auguri a lei e al francese Jean-Pierre Vidal, campione olimpico di slalom: stava sciando in totale relax, l’ha tradito una buca. Braccio rotto.
Ieri, giorno del suo compleanno. Eccoci alle sederate «artistiche» del pattinaggio. Saranno le organze e le paillettes, le musiche e le piroette; sarà, insomma, quell’aura di fiaba che coinvolge la liturgia; fatto sta che, quasi quasi, soffre più lo spettatore a veder cadere che non il o la protagonista a cadere. Si tifa anche al ritmo di Puccini e di Ciakovskji, ma l’attrazione adottiva è robusta. E così, come si fa a non commuoversi per la cinesina Dan Zhang che, lanciata in aria dal suo partner, Hao Zhang, si avventura in un quadruplo Salchow sin troppo temerario e, quando è il momento di atterrare, si schianta a gambe divaricate, come un passerotto impallinato? Dolore e onore cominciano a prendersi a botte: non ce la faccio, sì che puoi farcela. Vincerà l’onore, che ha scelto, come sicario, il ghigno del coach. Ferita nell’orgoglio, e non solo lì, Dan torna in pista con il suo Hao.
Insieme, si arrampicheranno sino all’argento. Il patatràc di Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio appartiene al genere delle pugnalate alla schiena. Erano in testa, perché proprio loro? E detto fra di noi: per colpa di chi? Ricorderemo, di quel tonfo a passo di samba, lo sguardo di lei a lui: triste, solitario y final, per dirla con Osvaldo Soriano. Erano caduti anche a Salt Lake City. Non tutti i sogni muoiono all’alba: ce ne sono di quelli che fanno le ore piccole, su un guanciale di lustrini. Scivolano pure Federica Faiella e Massimo Scali, scivolano tante coppie: ma questa è cronaca, non storia. Diversa è la picchiata di Carolina Kostner, subito al primo salto, con bis nella sessione conclusiva. A 19 anni, si ha diritto all’emozione e, comunque, all’ovazione. Le lame dei pattini sono nodi difficili da sciogliere: non ci è riuscita Sasha Cohen, stelle, strisce e strisciate, e nemmeno Irina Slutskaya, la russa che aveva fatto man bassa di Mondiali ed Europei: troppo favorita per reggere la pressione; alla fine, sarà terza.
La sbandata della squadra olandese nel pattinaggio di velocità va considerata una caduta «patriottica», nel senso che ha permesso a Fabris & C. di costruirci sopra uno strabiliante oro. È successo in semifinale. Con gli olandesi avanti di un secondo, Sven Kramer, la loro locomotiva, perde un pattino tagliando una curva. Morale: giù lui e, nel marasma, giù anche Verheijen. È la legge del caso: cinico, ma non baro. Mors tua, vita mea: i latini avevano capito tutto. Al di là delle abissali differenze, non si poteva mica pretendere che i nostri si regolassero come fece Francesco Panetta con Alessandro Lambruschini nella finale dei 3000 siepi agli Europei di Helsinki 1994: Lambruschini incespicò, Panetta lo aiutò a rialzarsi. L’uno vinse l’oro, l’altro il premio Fair Play.
Cadere a un’Olimpiade può essere il segno di un destino che se l’è legata al dito. Specialmente se ti chiami Isabella Dal Balcon e, pur di partecipare alle gare dello snowboard, hai tirato giù tutti i santi e i tribunali della terra. In compenso, se ti schianti come è capitato alla svedese Sara Fischer nelle qualificazioni del gigante parallelo della stessa specialità, vuol dire che lassù qualcuno ti ama, ma quaggiù no. Cominciamo dall’inizio, che è poi la fine. Sara sente un sibilo, quasi un bip, e si butta. Il cancelletto, però, non si apre. La poveretta sprofonda, così, nella neve. Eliminata. Il bip era stato lo squillo di un telefonino (di un giudice), non il segnale di partenza. In queste circostanze, consigliano sangue freddo. Il suo è addirittura ghiacciato: «Studio medicina, le tragedie sono altre». Giù la cuffia. Come per Gabriella Paruzzi, caduta e ricaduta, in buona compagnia, nella 30 chilometri di fondo: «Nessuna imboscata, ho sbagliato io».