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Torino 2006
 PATTINAGGIO DI FIGURA

IL RISCATTO: HA PROVATO IL SECONDO PROGRAMMA AL PALAVELA DI TORINO, L'«INVERNO» DELLE QUATTRO STAGIONI DI VIVALDI

Rialzati Carolina

Cori da stadio all’allenamento della Kostner
I tifosi la assolvono e lei in tv ha battuto Benigni

23/2/2006
Giulia Zonca



TORINO. Due palloncini attaccati a uno zaino azzurro e sotto Carolina Kostner, zavorrata e in cerca di leggerezza. Sale sul pullman che la riporta al villaggio dietro il suo staff: in fila indiana l'allenatore Michael Huth, la coreografa Megan Smith e il fisioterapista.
Carolina Kostner
Carolina Kostner al momento
della caduta nel primo programma
di pattinaggio di figura

Ha provato il secondo programma al Palavela, l'«Inverno» delle «Quattro stagioni di Vivaldi» vestita da gara, con un pubblico da gara, con le urla e la bandiere e la faccia di una che non ha più molto da perdere.

Gira e rigira senza salti come previsto, il giorno dopo sente la pista e decongestiona le gambe, la testa l'ha ripulita nella notte con un pianto solitario davanti a una classifica che non può più risalire.

Almeno non fino al podio. Ieri ha pranzato con i genitori, segno che ha tirato il fiato perché è una metodica, fino a che si sente in competizione preferisce il ritiro monastico. Sugli spalti parlano di nervosismo, la guardano elegante dentro al costume fiocco di neve, nero con i ricami d'argento, fanno il tifo per lei e si chiedono perché sia finita per terra.

Il pubblico doveva sfollare appena finite le prime due sessoni di prova, quelle dei pomeriggi premedaglia sono aperte solo per metà, ma sono rimasti tutti attenti e fermi fino a che l'altoparlante pietoso non ha concesso: «Visto il supporto e l'educazione che avete dimostrato l'organizzazione ha deciso di concedere uno strappo».

Applausi perché il biglietto (20 euro) lo avevano pagato per guardare Carolina che doveva ancora arrivare. Martedì notte ha incuriosito oltre dieci milioni di telespettatori, al suo turno lo share ha toccato il 48 per cento, il picco della lunga diretta per il pattinaggio artistico femminile dove la media ha superato più volte gli otto milioni.

Piace, hanno deciso di adottarla, fno a due giorni fa non sapevano bene chi fosse: una ragazza alta per i pattini, una ragazza con l'espressione troppo seria per essere italiana, una ragazza troppo programmata per avere 19 anni, notizie confuse che si sono perse quando Carolina Kostner ha iniziato «Mission» ed è caduta subito.

Cinque secondi e sono spariti insieme i sogni di gloria e la tensione. «E' una bambina» dicono ammirati al Palavela con le teste inclinate nel senso delle trottole, pronti a sobbalzare al primo accenno di stacco anche se di piroette per aria non se ne vedono.

«L'aspettava tutta Italia, povera. Ha bisogno di tempo». Non proprio. Le ultime tre Olimpiadi le hanno vinte delle neoadolescenti: Oskana Baiul, 16 anni, oro a Lillehammer, Tara Lipinski, 15 anni, l'oro più giovane della storia, a Nagano e Sarah Hughes, 16 anni oro a Salt Lake City.

La Kostner è undicesima e ha davanti 4 ragazze più piccole, due hanno fatto il loro personal best al debutto olimpico. Almeno tre le può recuperare però l'anagrafe della classifica dimostra quanto l'età sul ghiaccio sia relativa.

E l'entourage di Carolina si rifiuta di parlare di inesperienza. Michael Huth soprattutto, ieri la richiamava dietro le protezioni in gomma piuma per limare le imprecisioni e almeno per lui non è cambiato nulla. «Insoddisfatti? Sapevamo che potevamo stare decimi o con la medaglia al collo.

Carolina è caduta al primo salto, il che significa che ha perso l'intera combinazione d'apertura e sono almeno 9 punti in meno. Non li ripigli più e pesano pure sul giudizio dell'interpretazione, un altro paio di punti se ne vanno. Sapeva già quale sarebbe stato il voto quando si è rialzata e non ha sbagliato più. Una persona agitata non avrebbe potuto, si sarebbe persa».

Carolina aveva solo bisogno di alleggerirsi, sono in molti a sostnere che senza errori finiribbe sempre sul podio, pattina con uno stile raro, va velocissima, esegue i passi di collegamento tra un salto e l'altro in scioltezza, solo ha la partenza lenta.

Lo ha detto anche lei subito dopo la scivolata: «L'inizio per me è davvero un trauma ». Dopo via libera.


Laura Costa, l'insegnante di danza, non pensa che queste siano le sue Olimpiadi: «Carolina qui ha imparato molto e il suo modo di reagire alla caduta dimostra quanto lavoro ha fatto in questi anni.

Ora può andare verso il suo posto nel mondo del pattinaggio e di certo non è l'undecisimo. Vederla rotolare è stato un colpo al cuore, ma alla fine siamo stati peggio noi di lei.

Carolina ha solo avuto bisogno di sfogarsi ed è tornata nuova». Leggera, appesa ai palloncini, mentre Irina Slutskaya indifferente al mondo si scalda nei corridoi del palaghiaccio, le passa davanti chiunque e la zarina va avanti. Ha tre centesimi e un'Olimpiade da recuperare e per temprarsi alla tensione ci si allena in mezo. Tra taccuini, domande e richieste di autografi

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