

| TORINO. Non è colpa dell'età, 19 anni non sono poi pochi se li vivi sul ghiaccio. Carolina Kostner si è vestita da tigre, è il nome del costume non ancora il suo. E' caduta al primo salto, fatica a reggere il pubblico e le aspettative ma ha imparato a riprendersi.
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Carolina Kostner al momento della caduta | Nel 2005 in questo stesso Palavela stracolmo, crollò sotto gli applausi, settima agli Europei.
Ieri ci ha provato, ha giocato la sua partita e alla fine si è tirata un buffetto sulla fronte: accidenti. Senza quella tombolata in partenza non sarebbe stata tanto dietro, undicesima. «Il secondo passo l'ho preso così veloce che non sono riuscita a controllarlo, l'inizio è sempre un problema per me e proprio non riesco ad abituarmi a pattinare a quest'ora, troppo tardi, troppa attesa.
E' tutta esperienza, non è che posso gestire io e so benissimo che mi si giudica per quello che faccio non per quello che so». Nel riscaldamento non accenna un salto, solo curve da vertigine a ginocchia piegate manco fosse Valentino Rossi.
Carolina però è serissima, non guarda il tifo, non alza la testa e si fa scortare fuori dall'allenatore Michael Huth. Tiene il muso e non assorbe l'energia della gente, la subisce. «Il pubblico era splendido, sì sento la tensione ma vi assicuro che stavolta ero molto più tranquilla. Un anno fa qui mi sentivo piccola, ora no e voglio godermi l'ultima serata. Mi devo allenare, mangiare bene, dormire molto e fare del mio meglio.
C'è un detto che mi piace: se fai tutto subito non ti resta più nulla». Abbraccia la cugina Isolde più emozionata di lei: «Dal vivo non l'avevo mai vista, ero sempre sulla neve. Ha un'eleganza rara e ha accettato il verdetto serena. E' pronta per diventare grande».
Certo non ha la maturità della zarina che trottola come nessuna. Irina Slutskaya, l'oro annunciato che all'ultimo si lascia superare a sorpresa dall'americana Sasha Cohen. Una donna mignon, arriva alla spalla della Kostner ma ha un timbro di voce da maschiaccio: «Hi guy, non mi aspettavate vero?».
La russa però resta favorita, ha 27 anni pieni e ogni volta diventa più aggressiva: fa il corto in pantaloni brillantati sulla danza della morte di Franz Listz e viaggia da un lato all'altro sopra un pattino solo, con la schiena inarcata e l'altra gamba incastrata tra un braccio e le orecchie. Le viene tutto naturale, solo quando deve piegarsi a raccogliere il coprilame cede al fiatone scomposto e non ha la forza di festeggiare il 66.70, forse presagiva il sorpasso, questione di 3 recuperabili centesimi.
Le vere bambine restano altre. Sono ben più giovani della Kostner, entrano con il Palavela vuoto. Kimmie Meissner, 16 anni e le orecchie a sventola, una pupattola che scherza con le Olimpiadi e riesce a stare prima in classifica fino a che non è il turno delle star, arretra e si ferma al quinto posto. Dietro di lei la coetanea Elene Gedevanishvili.
Viene dalla Georgia, si fa consigliare le coreografie da quella marpiona della Tarasova e si batte con una serie di tripli saltati su Granada. Raccoglie più applausi che punti, però nessuna emozione, autocontrollo totale senza concessioni all'età.
Lo stress da esordio olimpico pesa su chi ha qualche anno in più come Miki Ando, la ragazza manga che doveva fare il grillo e ha barcollato sulla prima combinazione e Carolina Kostner andata lunga in atterraggio. Non sbagliano le altre nippo, Shizuka Arakawa e Fumie Suguri, vere Charlie's Angels giapponesi che si piazzano terza e quarta.
Donne di esperienza, sanno come accattivarsi la gente perché sul ghiaccio le ragazze crescono in fretta, spinte da un ricambio generazionale continuo che sposta i 19 anni di Carolina al limite della maturità. Non tra le prime, ma solida e, messa all'angolo dentro il kiss & cry, riesce addirittura a trovare un sorriso.
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