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Torino 2006
 PATTINAGGIO DI FIGURA

EXPLOIT E DISAVVENTURE SULLA PISTA DEL PALAVELA
\KO FUSAR POLI E MARGAGLIO

Di nuovo per terra

Barbara e Maurizio, addio oro, cadono come a Salt Lake City

20/2/2006
Giulia Zonca



TORINO. Congelati nello sguardo più lungo mai visto, Barbara Fusar Poli, Maurizio Margaglio e 4 metri di ghiaccio in mezzo.

Fermi al centro della pista, incapaci di ignorare il disastro.
Lei non ha voglia di dissimulare, lui non ci riesce: ha perso l'appoggio
Margaglio, Fusar Poli
Barbara Fusar Poli e
Mauriglio Margaglio si
guardano al centro della
pista: hanno appena visto
scivolare via l'oro che
attendevano da quattro anni
nell'ultimo sollevamento e sono ruzzolati giù.

Uno addosso all'altro, franati con le smorfie in primo piano.

Rotolati sopra un primo posto che ora è impossibile recuperare: sono settimi con 90.51 punti, 6.17 dal bronzo, 8.77 dall'oro. Ci hanno messo un'eternità per ritrovare la forza di muovere le gambe.

Non si sono abbracciati, non si sono consolati, hanno rivisto il film di Salt Lake City 2002 e capito la fine. Barbara non ha aspettato i voti, mani sulla faccia e colpi di singhiozzo ricacciati a forza.

Quattro anni a pensare se sei ancora un professionista e quando lo scopri dura un giorno solo. Maurizio oscillava, conscio di quello che stava per succedere, il posto in classifica e il boato del pubblico venuto a urlare Italia-Italia. Un noooo sconsolato e strascicato e vai a capire cosa vuol dire scivolare nella danza su ghiaccio.

Questa scivolata vale due punti, un oro, probabilmente un podio, un ritorno storico buttato via. Sono scappati subito, senza commentare la disfatta, non riuscivano a parlarsi tra loro figurarsi se era possibile trovare un modo di dire: siamo rientrati per niente, per una splendida finta evaporata dentro un samba.

Dentro i ritmi americani, la musica preferita che li aveva convinti a riprovare. Andavano benissimo, tanto sereni e spettacolari da spaventare i russi. Tatiana Navka e Roman Kostomarov erano arrivati per vincere e prima del ballo latino-americano erano pronti a studiare il piano d'uscita.

Lei dice di non stare troppo bene, di avere un fastidio al braccio che si è ripresentato in allenamento. Sono abituati a scendere in pista per difendere il primo posto, carisma e sicurezza. Ieri però saltellavano per il riscaldamento con le facce tirate senza salutare il pubblico russo che si sgolava prima del numero.

Lui con il petto scoperto, lei con il foulard leopardato legato in testa e una coda azzurra. Pattinata elegante, sono russi e sono bravi, non hanno fatto errori e non hanno nemmeno raccolto tanto.

All'angolo kiss and cry sono rimasti tirati davanti a un primo posto che sembrava temporaneo. E' rimasto lì, unico punto fermo in una serata di crolli. Sono volate a terra sei coppie e la metà stavano tra i migliori. Ghiaccio difficile e ritmi velocissimi.

I canadesi Dubreuil e Lauzon schiantati da un «Ne me quitte pas» messo in rumba. Marie-France Dubreuil è uscita sulla sedia a rotelle con il mascherone del trucco impastato di lacrime, è caduta male, con la gamba piegata e il dolore in faccia.

L'altra coppia italiana, Federica Faiella e Massimo Scali, è planata a metà esercizio, andati lunghi in contemporanea e ripresi solo per un insipido quindicesimo posto.

I lituani Drobiazko e Vanagas si sono arrotolati a fine programma. Hanno messo su una faccia da giuria giusto per l'uscita.

Fusar Poli e Margaglio no, non sono qui per fare spettacolo.

Erano qui solo per vincere.

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