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Torino 2006
 PATTINAGGIO DI FIGURA

FAIELLA E SCALI

Non chiamateci sport

«Ci alleniamo 5 ore al giorno sui pattini, ma vanno curate e scelte le musiche, i costumi e poi tante le lezioni di ballo»

19/2/2006
Giulia Zonca



TORIN.O Sono l'altra coppia, due italiani che danzano su ghiaccio e non si chiamano Fusar Poli-Margaglio.
Federica Faiella e Massimo Scali però stanno nei primi 10 dopo gli obbligatori, vogliono restarci fino a domani.
Federica Faiella e Massimo Scali
Federica Faiella e Massimo Scali

«Ma la nostra vera sfida comincia dopo queste Olimpiadi, dopo il cambio generazionale».
Massimo Scali è appena uscito da un allenamento che sembrava una gara.

«Ci saranno state 4 mila persone a vedere Barbara e Maurizio. Lì per loro, perché poi se ne sono andati. Però hanno aspettato anche noi ed è stato emozionante».

Come mai la gente si sta appassionando tanto al pattinaggio?
«Perché è un mondo a parte, soprattutto la danza. Fusar Poli e Margaglio hanno aperto la strada, però non finisce con questa Olimpiade. Credo in un'onda lunga, certo starà anche a noi tenere il livello alto. Ai campionati italiani eravamo in tre coppie, aumenteranno».

Ma questo è davvero uno sport?
«Non solo. La danza su ghiaccio richiede una preparazione atletica notevole. Noi ci alleniamo 4-5 ore, 6 giorni su 7 solo sui pattini, senza contare palestra e lezioni di ballo. Questo è sport poi ci sono i lustrini. Chiunque scelga questa disciplina lo fa perché cerca una componente artistica. A me piace scegliere i costumi, mi piace luccicare in pista. Fino a un po' di tempo fa andavano le paillettes, ora i giacchini swaroskati. Per l'ultima sera ne ho uno anche io».

Ma non vi dà fastidio che la vostra fatica venga declassata dai costumi?
«La cultura è aumentata. Quando stavo alle medie mi chiedevano: che fai porti il tutù? Battute così e adesso quando racconto cosa faccio vedo solo interesse. Tra i vari sport c'è sempre la tendenza a sfottersi. In mensa, al villaggio, vedo certi marcantoni, muscolacci e penso: questo non c'entra con lo sport. Punti di vista. La bravura per noi sta nel mascherare lo sforzo. Qui devi sorridere e occuparti di cose come la colonna sonora».

Chi ha scelto la vostra?
«Ce l’ha consigliata il nostro psicologo, Paolo Cignozzi. Danziamo su Mission di Ennio Morricone. Lo so, è la stessa musica che usa la Kostner per il corto, ce ne siamo accorti nella tournée estiva, ormai ci piaceva troppo e ce la siamo tenuta».

Scusi che se ne fa un pattinatore di uno psicologo?
«Scherza? Provi a passare tutto quel tempo in simbiosi con un'altra persona. Ecco un'altra dimensione di questo sport, hai bisogno di armonia totale con il partner devi appianare le normali liti e poi noi usiamo tecniche di training autogeno pre-gara».

Cosa hanno in più Barbara e Maurizio?
«La grinta, la forza. Sono la coppia più determinata che io abbia mai visto. E poi sono stati i primi a provare il programma su pista da ballo e poi a mettere i pattini. E' la scuola italiana, ora ci imitano».

Come avete preso il loro rientro?
«Non abbiamo mai pensato che avessero lasciato davvero. Olimpiadi in casa. E quando mai gli ricapita, no abbiamo sempre saputo che avrebbero gareggiato. Ora ci sono 8 coppie che si giocano tre posti. E' una gara emozionante, non mi stupisce l'auditel che ha alzato e l'interesse che si sente».

Ai vostri livelli ci si vive con il pattinaggio?
«Cominciamo a viverci. Ci siamo trasferiti da Roma perché là il ghiaccio non esiste, viviamo insieme e non possiamo permetterci di trovarsi ognuno una sua casa. Anche per la solidità economica ci vuole un passo in più. Bisogna stare nei primi tre, insomma tra quelli che lottano per le medaglie. La prossima Olimpiade è la nostra».

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