LO ZAR PLUSHENKO INCANTA IL PUBBLICO E LA GIURIA CONQUISTANDO L’ORO DEL PATTINAGGIO DI FIGURA CON UNA VOTAZIONE MAI RAGGIUNTA NELLA STORIA
Acrobazie russe
Undici salti da urlo sulla colonna sonora del «Padrino» e il Palavela è esploso
17/2/2006
Giulia Zonca
TORINO. Far scivolare avanti lo zar nella giornata più nera e coprire lo smacco del primo caso di doping con gli applausi. La Russia si fa difendere dal calendario e gioca il suo asso, la medaglia che aveva prima di atterrare a Torino: Evgeni Plushenko, incantatore di folle e giurie.
Il lifting passa da un ragazzo nato in Siberia e cresciuto da solo, a San
Evgeni Plushenko
Pietroburgo, mentre la madre asfaltava strade per pagargli il ghiaccio. Con un quadruplo Toeloop ha tirato le smagliature della patria. Undici salti sulla colonna sonora del «Padrino» e una sola sbavatura, 11 urla dalla curva imbandierata. Tifosi in divisa, tutti con i giubbotti ufficiali, i più venduti negli Olympic Store di Torino. Meno mossette e più cattiveria, dopo il primo programma Plushenko si è preso il record di punti, dopo l'originale il record personale, totale 258.33 e ovazioni per zittire i rumori di fondo del pomeriggio.
Ha chiuso l'esercizio fermo, in piedi, senza pose plastiche per strappare pathos. Evgeni si è bloccato e ha salutato, bacio alla fede e oro al collo. I russi vogliono 25 medaglie in questi Giochi, progettano di finire davanti agli americani, vecchie rivalità nostalgiche che alle Olimpiadi invernali tornano possibili perché la Russia qui ci è arrivata come superpotenza. Come una volta. L'Aeroflot ha aperto una tratta Mosca-Torino per trasportare federazione e tifosi illustri, il presidente Putin chiama la delegazione ogni giorno, parla con i medagliati e si è prenotato per la finale di hockey, certo che la Russia ci sarà.
La squadra ieri ha vinto contro la Svezia, dopo la sconfitta d'esordio. In giornate così vale qualsiasi segno di riscossa. Il 6 febbraio a Mosca si sono riunite tutte le alte cariche dello Stato, Putin in persona ha chiesto di «puntare sulla performance e non sulla forza fisica», niente muscoli gonfi e una squadra di medici e legali schierata dietro le quinte per evitare danni di immagine. Sono già intervenuti. Il primo ministro Alexander Zhukov, ha ricevuto un rapporto dettagliato sul team presente.
E' stato l'unico perché qui a Torino hanno dichiarato «eligible», in regola, 183 atleti e se ne sono trovati 10 in più a ronzare per il Villaggio. Tattica comune, ci si porta già le riserve per coprire indisponibilità improvvise, solo che gli esuberi dovrebbero restare in ombra, come turisti a spasso per la città fino all'ipotetico momento del bisogno. I Russi no, perché si vogliono allenare, vogliono l'accesso alle piste e ai palazzetti e pretendono di sfruttare il villaggio. Hanno provato a fare i furbi con scambi di pass, atleti di terza fascia rientrati per acciacchi e accrediti evaporati con loro. Dopo un paio di presenze sospette sono stati ribaltati dall'organizzazione.
Non l'hanno presa male, erano consapevoli di muoversi ai margini, di sfruttare i cordoli della legalità per compattarsi. E la parola doping li devasta. Nell'incontro pre Olimpico, le autorità avevano chiesto controlli interni severi per evitare vergogne, non stavolta. Non a Torino dove sono venuti per tornare impero almeno nello sport. Per questo il comitato olimpico (Roc) ha pregato la federazione e supplicato il Cio di aspettare che Olga Pyleva, l'atleta del biathlon fermata per probabile uso di sostanze vietate, ritirasse il pettorale di gara.
Risulta Dns, ritirata, non squalificata e per l'immagine del plotone va già bene così. Leonid Tyagachev è il capo missione, ha passato ore difficili a parlare di medicinali e buona fede, ma ieri sera stava con altri 20 dirigenti al Palavela in tribuna, con la riga nei capelli vaporosi rifatta di fresco, pronto a predire filotti nel medagliere di pattinaggio: «Questa spedizione è forte, la migliore dal 1991. Ne andiamo orgogliosi. Sul ghiaccio artistico non abbiamo rivali, con Plushenko sono due ori, ne mancano altri due e a Torino ci sono molti altri bravi atleti. Abbiamo di nuovo vinto un oro nello speedskating, erano 12 anni che non succedeva».
La lista dei migliori è stata compilata con Vyacheslav Fetisov capo del dipartimento per la cultura sportiva, ex giocatore di hockey, 2 volte oro olimpico, primo russo a giocare nella Nhl e uomo troppo ingombrante per il Roc. E' come se fosse il ministro dello sport, anche se questa carica non esiste. E' rispettato soprattutto dagli atleti, però qui si è visto chiudere in faccia le porte del villaggio. I russi spiegano che è stato Fetisov a chiedere un ingresso ai Giochi come dirigente, qualifica che dà diritto a un accompagnatore al seguito, ma nega l'accesso in molte zone, se avesse scelto un pass come aggregato alla squadra non avrebbe avuto problemi.
I problemi sono di popolarità, teste più visibili di altre, ma sono stati strozzati. Con le provette della Pyleva sarà più difficile, servono medaglie ogni giorno per far tornare i conti. Ieri bastava stare fermi. Plushenko era tanto sereno da aspettare il suo turno in tribuna, appoggiato alla balaustra a fare stretching fino all'ultimo rifinimento del ghiaccio. I papaveri russi protetti dal suo caschetto biondo hanno finto di guardare una gara e aspettato la pioggia di pupazzetti e fiori. La squadra legale ora può lavorare serena all'ombra dei successi.