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Torino 2006
 PATTINAGGIO FIGURA

Lambiel mani di forbice

Il suo sito è pieno di foto insieme alla Kostner ma i due smentiscono di avere avuto una storia

14/2/2006
Giulia Zonca



TORINO. Si circonda di coccinelle e si fa chiamare piccolo principe, a Stéphane Lambiel piacciono le favole e Torino gli sembra un film di Tim Burton. «Fantastico, no non nel senso di bello cioè anche, ma sono arrivato domenica e mi pareva di girare... avete presente Edward mani di forbice? Ecco. Per strada vedevo colori carichi, tutto enorme, così».

Così. Si è ammaccato il ginocchio 15 giorni prima delle Olimpiadi e pensa a
Lambiel
Lambiel, 20 anni,
è il piccolo principe del ghiaccio
Johnny Depp, attore preferito, alter ego della fantasia o fuga dalla realtà. E' cascato in un allenamento, legamenti da tenere sotto controllo e pausa forzata, ma qui parla di telepatia e di divi alternativi, perso in un suo mondo a tinte sature da cui prende anche i costumi oro e bordeaux.

Di Depp prima copiava la pettinatura confusa, capello lungo un po' tirato e ciuffi a cadere, ora è passato a similitudini più profonde, stessa aria da intelletuale stranito, tra il ribelle e il melanconico. E' il campione del mondo in carica, l'argento degli Europei di Lione, il numero due delle classifiche e aggiunge salti quadrupli all'inseguimento dell'imbattibile Plushenko, oggi entra in pista con il programa corto. «Ho avuto qualche problema, però occasioni così vanno prese al volo. Mi bevo tutto quello che vedo e sono sereno. Se non fossi in grado non sarei qui».

Figurati se uno che si è sciroppato per anni 90 minuti di macchina solo per andare dal paese valdese dove viveva, Saxon, al Palaghiaccio di Ginevra dove si allena tuttora, si preoccupa per un infortunio. Lo scorrazzava la madre, Fernanda, origini portoghesi e passaporto svizzero. Ogni mattina svegliava il bambino alle quattro, lo stendeva sul sedile posteriore e guidava. All'arrivo lo rimetteva in piedi, sui pattini.

Avanti e indietro all'infinito, in una routine da sfinimento. Invece di modellare il ghiaccio come Edward mani di forbice, Lambiel lo incideva con le lame. Un giro dopo l'altro ha iniziato a saltare, a gareggiare e soldi sempre zero. Stravolto dalla fatica, ha avuto anche lui come Depp la fase lunatica. Non sfasciava camere d'albergo, né sciupava ragazze. Troppo giovane, aveva 14 anni però non ne poteva più, è andato a caccia di sostegno tra i parenti e ha tirato su un fan club. Ogni membro pagava l'iscrizione, tipo colletta. Oggi sono 420, mettono 62 euro a testa ogni anno, 26 mila in tutto che si uniscono a quelli della federazione e degli sponsor.

A Torino arriveranno 90 tifosi. Lambiel si è trasferito a Losanna, ha un agente e un allenatore, Peter Grutter, che per lui è un po' come un regista. «Questione di telepatia, basta uno sguardo. Ecco, credo che per la coppia Depp-Burton sia la stessa cosa, almeno guardando i film che hanno fatto insieme ho questa sensazione. Quando ho deciso di inserire un secondo salto quadruplo nel mio programma, non l'ho anticipato. Stavo provando, ci siamo puntati e il coach ha detto: sì vai, potevi anche chiederlo. Ma a me non andava di discuterci su. Sono introverso». Oggi ha vent’anni, uno in più di Carolina Kostner, sua grande amica, in passato si è detto anche fidanzata.

I due smentiscono, il sito di lui è pieno di foto in cui c'è anche lei e hanno scelto la stessa musica per l'originale: le Quattro stagioni di Vivaldi. Sulle biografie ufficiali, in inglese, sono descritti come «former dated», letteralmente ex fidanzati, generazionalmenti buoni amici. Spesso le cose migliori sono arrivate in contemporanea: ai Mondiali in Giappone bronzo per lei e oro per lui, agli Europei argento per lui e bronzo per lei. Forse c'è della telepatia anche qui. In tv guarda «Nip/Tuck», uno dei telefilm più controversi, due chirurghi plastici che manipolano lineamenti ed etica professionale.

Cambiano vite, idea che lo affascina. Sempre trasformazioni, come quelle di Edward mani di forbice. «Depp al cinema sa dare emozioni, sul ghiaccio voglio appassionare allo stesso modo». Quando non ci riesce si infuria. Dopo gli Europei di Budapest andati male ha detto al suo allenatore: no comment. E Grutter incredulo, ad aspettare impressioni e analisi: «Me lo ricordo ancora, mi ha trattato come fossi un estraneo. Fa sempre ogni cosa che gli passa per la testa, è un impulsivo».

A lui la definizione non piace e chiarisce: «Sono un matto, passionale, poco ragionevole, mi piace esagerare, eccedere, sono impaziente, shopping addicted, non pudico, molto portoghese nei modi e amo ascoltare, sapere e curiosare». Evidentemente la fase Depp vita tranquilla in Provenza con moglie e figli deve ancora arrivare.

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