

| MILANO. La maturità sta nel poter tornare senza nascondersi, nel dire «siamo di nuovo in pista per vincere» senza giri di parole. Barbara Fusar Poli sta con la testa appoggiata al muro della caffetteria, nella pancia dell’Agorà, dove si allena. Aria annoiata. Non è troppo contenta di aver ripreso gli orari da competizione, sveglia alle 6,30 per poter sfruttare il palaghiaccio prima che venga occupato dalle scolaresche. Nei 4 anni lontani dalle sfide si è sposata, ha avuto una figlia, si sente grande, sicura. Abbastanza da poter ripetere «le gare non mi mancavano per niente». Maurizio Margaglio è più disteso,
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Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio debutteranno il 17 febbraio | gesticola e racconta i giorni di rifinitura, ma anche lui usa e riusa l’espressione «più maturi». A Salt Lake City aspettavano solo loro e non è andata benissimo, oggi a 7 giorni dall’Olimpiade che li ha convinti a rientrare «siamo felici di non aver alcun tipo di pressione. Non c’è aspettativa. Siamo leggeri».
Magari un po’ delusi che al momento il ghiaccio abbia un’altra faccia, quella di Carolina Kostner? Barbara: «Noi abbiamo aperto la strada, un bronzo non lo abbiamo neanche mai vinto, siamo partiti da un argento e non è che se ne siano accorti subito, ma le condizioni erano diverse. Non c’era attenzione su questo sport, ce l’abbiamo messa noi. Carolina è bravissima, mi sembra solo troppo giovane e il portabandiera dovrebbe essere qualcuno che ha della storia». Maurizio: «Non è una questione fondamentale. È il suo momento? Mi sa che è presto, però la sua visibilità non mi toglie nulla, anzi. Una squadra italiana forte è meglio di una coppia di danzatori forti. Dà un certo peso».
Il pattinaggio di figura andrà in prima serata, i biglietti delle finali si sono esauriti subito. Andate di moda? «Noi ricordiamo bene i palazzetti semivuoti, nel 1994 il pubblico scarseggiava poi è stato un crescendo. Negli ultimi 5-6 anni c’è sempre stato il tutto esaurito. Hanno contribuito anche i nostri successi. Siamo una coppia che concede molto agli spettatori. Curiamo l’interpretazione. Questo farà la differenza a Torino. Le altre coppie forti vanno soprattutto di tecnica e non è che vedere 20 volte lo stesso sollevamento emozioni».
Rivali? Di chi avete paura? «Di nessuno. Gli Europei ci hanno confermato che 4 anni fuori non ci condizioneranno. Dopo il 2002 le prime cinque coppie al mondo hanno smesso. Chi c’è ora viene dalla seconda fascia. Come noi, anche i lituani si erano ritirati e sono tornati, ecco loro a maturità possono competere con noi. I russi sono forti però non ci spaventano, 4 anni fa erano dodicesimi. E gli americani emergenti Belbin-Agosto promettono bene. Sono per la prima volta a grandi livelli, potrebbero subire la tensione dei Giochi. Speriamo».
Perché siete tornati? «Quando ci siamo esibiti all’inaugurazione del Palavela eravamo commossi. Noi non abbiamo mai pianto, né in pista, né sul podio. Quel giorno ci guardavamo in lacrime ed è stato chiaro: ma che stiamo a fare?».
Difficile accantonare la vita a ritmi normali che vi eravate presi? Barbara: «Sì, ho una bimba piccola e certi orari mi sconvolgono anche se insegnare non mi manca. Dopo Torino voglio una lunga vacanza in cui decidere sul futuro e anche se smettiamo non ricomincio a preparare adulti. È snervante». Maurizio: «Ero nel settore tecnico della nazionale e ho dovuto lasciare il ruolo, ovvio. Non potevo autoconvocarmi. Per me la nostra coppia non aveva finito il suo percorso. Ci siamo presi una pausa che non mi è mai sembrata definitiva».
Avete archiviato Salt Lake City? «Non è stato un cruccio. Certo le polemiche, l’inchiesta... segnano. Però lì, seduti in attesa dei voti, noi sapevamo di non aver pattinato al meglio. Alla vigilia pensavamo di vincere e tra un attimo finiamo giù dal podio. Ti si tagliano le gambe».
Contenti che il sistema di giudizio sia cambiato? «Per quanto lo si corregga, è legato al fattore umano. È il mondo del pattinaggio, è fatto di giudici che a parità di performance cercano di favorire il loro atleta. Succede anche con i giudici italiani. Certo ora l’errore tecnico è più penalizzato. Chi sbaglia paga».
C’è un’altra coppia di danzatori azzurri qualificata alle Olimpiadi, Faiella-Scali. Come li vedete? «Danno continuità al movimento, certo noi alla loro età eravamo già in altre posizioni. Non so dove possono arrivare ma possono migliorarsi e ci fa piacere vedere juniores molto promettenti. Il nostro lavoro è servito a invogliare. I russi sono sempre forti proprio perché alla base i numeri sono alti. Ci sono decine di bambini promettenti, è facile trovare talenti. Anche noi stiamo creando una scuola. Il secondo passo è spingere la danza sul ghiaccio verso il futuro, tecnica di base e interpretazione del ruolo. Quello fa la differenza e per quello serve consapevolezza, la maturità che abbiamo ora». |