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Torino 2006
 CURLING

SORPRESA: LA MAGIA DELLA PIETRA VERO FENOMENO MEDIATICO DEI GIOCHI 2006

Retornaz come Alex «Giocando a curling mi sento Del Piero»

«I tifosi si complimentano per i miei tiri
come fossi il capitano della Juventus»

22/2/2006
Marco Ansaldo



PINEROLO. Adesso che l'Italia è uscita dalle semifinali e che la festa avrà una durata breve, sarebbe importante che non si spegnesse la tv.

Perché dietro l'esplosione del curling, vero fenomeno mediatico di questa Olimpiade, c'è stata l'esposizione in video: fino al 10 febbraio non lo conosceva nessuno, c'erano meno di 500 tesserati in tutta Italia e all'improvviso è
Joel Retornaz
Joel Retornaz
scoppiata la mania, 4 milioni e 900 mila spettatori come punta massima, il 22% di share domenica, intorno alle 19, nell'ora in cui Rai e Mediaset si azzuffano per ottenere gli ascolti con il calcio.

«Davvero non so capire cosa ha preso la gente», si stupisce Franco Zumofen, massimo dirigente federale per questo settore. Prima che essere contento, è incredulo. E lo sarebbe anche di più se avesse assistito alla passeggiata che i suoi atleti, finalmente liberi dagli impegni, hanno fatto ieri per Torino.

«Mi sembra di non vivere in Italia - racconta Joel Retornaz, il tattico del gruppo, quello giovane e con gli occhialini alla Harry Potter che era sempre l'ultimo a tirare la ‘stone’ -. La gente ci ferma per farsi una foto con noi, si complimenta per un mio bel tiro come se fosse una punizione di Del Piero (Retornaz è juventino, ndr): ho scoperto un mondo che ha vissuto in tv la nostra vittoria sulla Germania come se fosse stata una partita di calcio. Non credevo potesse succedere». Invece è successo.

«Qualcuno ci vede con la tuta e ci chiede che sport facciamo - dice l'azzurro che è nato in Svizzera e possiede un maneggio a Cembra, in Trentino, una delle sette località in tutta Italia dove si può praticare il curling -. La maggioranza si è impressa le nostre facce, spesso non i nomi ma le facce sì perché il nostro è uno sport molto televisivo e lento: c'è il tempo perché l'inquadratura riveli tutte le tue emozioni. Non abbiamo maschere, non abbiamo caschi, persino le parolacce entrano in diretta nei salotti di casa». Forse il successo sta tutto qui.

Il curling è come un «reality show», però con le emozioni vere. E poi gli italiani hanno scoperto uno sport, qualcuno dice un gioco, che chiunque pensa di poter praticare.

«Giovanissimi e anziani, uomini e donne, grassi e magri - spiega Zumofen -. In Canada è l'alternativa invernale al golf. Ci giocano le famiglie, infatti hanno 3 milioni di praticanti». Zumofen rivela di essersi commosso per la vittoria sul Canada. «Anche questo è un pezzo di storia dello sport italiano, anche se non tutti ne hanno capito il significato: è come se Malta avesse battuto il Brasile ai Mondiali di calcio».

Ma alla gente il gioco è piaciuto in sé. Continuerà a seguirlo anche se non c'è più l'Italia. «L'importante - dice Retornaz - è cavalcare l'onda, qualcuno deve muoversi e pilotare il boom. Il curling ha il vantaggio di costare poco e di far divertire chi lo pratica già dopo un paio di mesi: noi ci alleniamo sul ghiaccio sei ore al giorno e per tre volte alla settimana si va in palestra perché la forza fisica ti consente di restare lucido, ma chi inizia per divertimento non ha bisogno di nessuna qualità.

L'impatto iniziale è con l'equilibrio ma basta un'ora per imparare a camminare sul ghiaccio con le nostre scarpe (all'inizio si possono usare anche le comuni scarpe da ginnastica con una soletta che viene prestata dai club, ndr), il resto si impara giocando.

L'importante è cominciare con un gruppo di amici: si gioca e si ride». Adesso arriva il difficile, sfruttare il momento nonostante una Federazione che ha sempre visto il curling come una sezione molto di nicchia, quasi fastidiosa.

Il successo ha spiazzato tutti, creato invidie. «Ma nessuno aveva calcolato l'impatto tv - racconta Zumofen - persino mia suocera che ha 85 anni e da mezzo secolo sente parlare di curling in famiglia mi ha detto che finalmente ha capito cos'è». E mentre parla, gli arrivano e-mail di città, da Alessandria al Friuli, che chiedono come diavolo si fa a costruire un impianto.

«Lo vogliono persino gli altoatesini che non ci hanno mai dato spazio perchè difendono il loro stock-sport, simile al nostro, un gioco da birrai visto che il pallino è il tappo delle botti di birra».

Il problema sarà moltiplicare impianti che quasi mai si gestiscono in pareggio. A Pinerolo spendono 9 mila euro al mese solo per la corrente elettrica. Se non arrivano gli sponsor e gli enti locali, il rischio è che il curling rimanga la splendida follia di una sola Olimpiade.

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