

| PINEROLO. Adesso occhio al curling. Fino a ieri credevamo volesse dire una cosa come Carlino. Da oggi non fa solo il record di spettatori. Porta speranze. E proprio in uno di quei giorni che la primavera sembra una vecchia promessa che non sarà mantenuta, l'Italia dei maschi vince di nuovo: due su 4. Con gli Usa, di nonno Scott, sempre in testa.
Alla fine 6 a 5. Pure quella delle donne un po' di sogni li ritrova, con una
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Marco Mariani in un momento della partita di curling tra l'Italia e e gli Stati Uniti | vittoria inattesa sulla Russia: 6 a 4. Un po' bocce e un po' biliardo (più biliardo che bocce comunque), a prima vista uno non capisce subito il suo fascino. Tirano sulla pista una sorta di pentola a pressione e devono andare a punto, mentre in due armati di scope accompagnano la pietra, la stone, come la chiamano. Il tiro è così fievole come un raggio di sole sballottato da una tormenta di neve. E' un colpo che scivola, con due giocatori che è come se gli soffiassero dietro per farlo andare avanti. Un altro sta in fondo e fa il regista, e spiega come si deve fare.
Sandro Mazzola, grande appassionato di bocce, avverte di andarci piano con i giudizi frettolosi: «Guai a credere che si tratti di sport per pensionati. Ci vuole pazienza, concentrazione, attenzione, abilità». Anche se quello che conforta, a prima vista, è che questo sembra lo sport degli uomini qualunque, la rivincita dei giocatori di biliardo, con la sigaretta in bocca, la pancia moscia, la testa fine e l'occhio lungo, i giocatori de noantri, quelli che studiano due ore prima di andare a punto, e quando lo fanno sollevano la pancia e il sorriso. Come Scott Baird, da Bemidji, Minnesota, pochi capelli spruzzati di neve, 55 anni, il nonno delle Olimpiadi, il più vecchio giocatore di tutta la storia dei Giochi (ma ieri non era in campo).
O come Pete Fenson, 38 anni, proprietario di due pizzerie nel Minnesota. Uomini che a volte hanno pure dimensioni appena più contenute di una chiesa e appena più assurde di una suora con la barba. Possono portarsi in giro anche cento chili di buoni muscoli. Certo, non tutti sono così. Joe Polo, 23 anni, di Duluth, Minnesota, ha l'aria del fusto di paese, anche se dev'essere uno che non ti direbbe neppure l'ora se glielo chiedi. E fra le donne ci sono le svedesi che attirano i fotografi come il miele.
Anche noi, se ci capita, vorremmo tanto offrire un bicchiere a Peja Lindholm, per chiederle se ci sorride pure a noi. Gli americani vengono tutti dal Minnesota, e non so perché ma ti fanno venire in mente uno di quei posti col vento che passa fra le chiome delle querce, pieno di bettole, biliardi e porte girevoli che stridono sui cardini e sbatacchiano avanti e indietro. Un posto coi laghi, sarà così, con gelide folate di brezza, perché avranno cominciato anche loro come noi, come racconta Joel Retornaz, lo skip italiano, quando dice che suo padre lo portava da bambino, a Cembra, vicino a Trento, un paese dove tagliano gli abeti per fare i violini, a giocare il curling sul laghetto ghiacciato: «C'era tanta gente, l'ho trovato divertente e ho continuato». Poi li hanno fatti smettere perché era troppo pericoloso. Se si spaccava la lastra, non c'era più partita, solo lavoro per noi e per i segaosse.
E allora correvano a farlo sulle piste di hockey. Ma non andava mica tanto bene neppure lì, è come se si giocasse a calcio in palestra. Qualche impianto ora l'hanno fatto. Non è che sono tanti. Però, è già un piccolo elenco: Cortina, Pieve di Cadore, Auronzo, Sesto San Giovanni, Torino, oltre a Cembra, dove sul lago adesso vanno solo a cercare pesci che abboccano alla prima farfalla che gli svolazza sopra. Poi c'è il web, l'ultima mania scoppiata con il boom delle Olimpiadi. All'improvviso sono nati un mucchio di videogiochi sui siti internet, e ne ha messo uno persino la Rai dopo i successi di audience (4 milioni e 700 mila spettatori l'altro giorno, più di tutti gli altri sport: difatti ieri per questo non hanno fatto vedere la partita).
Tanto per capire, alle 15 e 30, ieri, quelli che giocavano on line erano 3680, cioè 7 volte il numero dei tesserati presso la Fisg che sono 550 in tutto. Al Palaghiaccio c'erano i soliti bambini che cantavano l'inno e sventolavano bandiere come nel giorno della festa. Vengono a vederlo neofiti come Marco Biagi, da Modena, che racconta d'averlo scoperto su Eurosport nelle ore più astruse. Poi, dopo Anna d'Inghilterra, è arrivato pure il principe Haakoon di Norvegia a guardarsi i suoi stravincere contro la Svezia. Perché se comincia a piacere a tanti, quelli del sangue blu non possono mancare. Diciamo che abbiamo scoperto uno sport nobile, dentro a quest'onda fortunata, questa risacca che sopraggiunge. «E' che ci vuole testa per giocarlo», dice Bob Fenson. L'Olimpiade del cervello, al posto dei muscoli. Facciamo che sia così, che ci crediamo. |