LA SQUADRA USA VIENE QUASI PER INTERO DAL MINNESOTA, SOLO DUE «STRANIERI» SU 10 CONVOCATI
Bemidji tira le sue pietre per conquistare il mondo
Cinque atleti americani sono nati nello stesso paesino
7/2/2006
Giulia Zonca
TORINO. Li hanno salutati dal Dave’s Pizza con le bandiere e una banda locale, i Caleigh che suonavano chiedendo medaglie.
La squadra americana di curling è partita tutta insieme da Bemidji, Minnesota,
Cassie Johnson
12 mila abitanti, 500 iscritti al curling club e 5 arrivati a Torino per giocarsi le Olimpiadi. Le pietre si tramandano di padre in figlio in questo paese che ha prodotto il tecnico della nazionale Bob Fenson, il capitano della squadra maschile, il figlio Pete e il più vecchio atleta presente alle Olimpiadi, Scott Baird, che compirà 54 anni proprio nel giorno del suo esordio ai Giochi, il 13 febbraio.
E poi ancora il capitano della squadra femminile Cassie Johnson e il suo vice, nonché sua sorella Jamie. Le due ragazze hanno ricevuto in omaggio una due giorni spa prima di partire, 48 ore di relax omaggiati dalla città che vive di curling.
È lo sport del Minnesota, altri 4 membri della nazionale Usa vengono da lì, restano due straniere, una viene dall’Alaska, l’altra dal Wisconsin. Ma il solo freddo non basta a spiegare questa fissazione diffusa, c’è persino un libro che racconta perché a Bemidji la gente si sdraia sul ghiaccio e guarda le pietre scivolare, con la tuta di pile e i guanti. Lo ha scritto Ruth Howe, ex insegnante di educazione fisica e ora docente universitaria. È un saggio che parla di tradizione, di affetti da custodire, di scintille che non possono andare perse.
In Minnesota lo hanno letto tutti. Una copia sta al club, un posto nato nel 1935 per sottoscrizione popolare, 10 dollari per ogni cittadino, una tassa autoimposta per praticare il gioco scoperto durante una cerimonia del carnevale d’inverno tre anni prima. Nel 1939 hanno deciso di far diventare le bocce da ghiaccio lo sport delle scuole, la Bemidji High School fa da primo approccio. Nel 1967 il governo ha comprato l’immobile per farci gli appartamenti della Northland. Il club si è messo di nuovo a raccogliere soldi, stavolta da 50 a 100 dollari a persona, ed è nato un nuovo spazio poi abbandonato nel 1979, l’anno in cui Bob Fenson ha vinto il primo titolo pesante.
Ora tocca al figlio Pete che ha una catena di pizzerie, Dave’s Pizza. Ha rilevato il primo ristorante perché stava fallendo, era un posto popolare, un tempo molto frequentato e a Bemidji non si lasciano morire le tradizioni. È tornato ad essere un locale alla moda, il post curling.
Pete Fenson ha 37 anni e si muove seguendo i consigli di Scott Baird, l’anziano. «Devo definirmi vecchio a 54 anni? Magari per lo sport ma questo è tutto particolare. E poi rappresento tutti i veterani, sono certo che molti professionisti faticano a ritirarsi. Io sono un esempio».
Ha battuto il record di James Coates, l’inglese che a 53 anni e 328 giorni è venuto giù con lo skeleton a Saint Moritz nel 1948. Settimo. Un posto che va strettissimo al gruppo di Bemidji. «Io voglio una medaglia, dobbiamo portarla a casa. Un paese di tifosi va omaggiato e poi per l’America significherebbe molto, scoprirebbero un mondo». Cassie Johnson racconta il mondo che gira intorno a un pietrone di granito pesante 20 chili.
Lei lo ha scoperto perché era il modo più facile per stare fuori casa: «Da noi giocano tutti, ci trovi i parenti al club ma anche i ragazzi». Il ragazzo di sua sorella Jamie giocava a hockey, ora non più, ha smesso. Tira pietre pure lui. «Questione di sintonia è per questo che qui a Torino faremo bene perché io e mia sorella siamo super affiatate, anche con le altre ragazze, abbiamo il freddo nel sangue.
Lei è la maggiore, 25 anni, quella calma, e prima di ogni gara dice alla sorella: «Tranquilla pensa a divertirti, è come al club». La capitana annuisce. È solo un anno più giovane, da piccola le hanno diagnosticato un soffio al cuore: «Ogni tanto ho le palpitazioni, tutto qui, ma non so se sono dovute alla mia agitazione naturale, anzi pensare che sia colpa di un difetto congenito è più semplice. So che passano».
Le sorelle del curling si sono appena laureate, tecnologia. Fanno le graphic designer il che significa che non troveranno mai un lavoro a Bemidji. «Ma lì c’è il nostro ghiaccio, abbiamo tempo. Dopo le Olimpiadi valuteremo». Il sindaco del paese Richard Lehmann ha tolto i festoni.
I suoi ragazzi sono a Torino e lui per scaramanzia non prepara quelli di bentornato: «Vorrei che potessimo festeggiare una medaglia, ma anche così so che Bemidji è finito su una mappa molto più grande dei confine del Minnesota».