LA PROPOSTA COMMEMORARE DURANTE I GIOCHI DI TORINO GLI ATLETI ISRAELIANI ASSASSINATI NEL ‘72 DAI TERRORISTI DI «SETTEMBRE NERO»
Spielberg: onorate i martiri di Monaco
Il regista telefona al rabbino, la comunità ebraica valuta l’ipotesi ma prende tempo
8/2/2006
Maria Teresa Martinengo
«Dottor Somekh, la Comunità Ebraica potrebbe organizzare una commemorazione delle vittime della strage di Monaco durante i Giochi Olimpici Invernali?». Più o meno questa richiesta, una ventina di giorni fa, è arrivata ad Alberto Moshe Somekh, rabbino capo di Torino, dal regista Steven Spielberg. Il grande Spielberg, autore del discusso «Munich», in queste settimane nelle sale italiane.
Il regista Steven Spielberg
La proposta non ha stupito né emozionato in modo speciale il dottor Somekh. «Monaco è stata una tragedia avvenuta davanti agli occhi del mondo», dice con il tono di chi dà l’unica spiegazione possibile. E non aggiunge ciò che è sottinteso: qualsiasi richiesta per onorare quelle vittime innocenti va accolta. Va fatto il possibile per rispondere affermativamente. Problemi di sicurezza? Il rabbino non ne fa cenno. Non come di un impedimento.
La telefonata è arrivata una ventina di giorni fa dalla segreteria di Spielberg a Tel Aviv, poco prima dell’uscita in Italia di «Munich», film candidato a vari premi Oscar, che il regista americano ha dedicato alla strage avvenuta durante le Olimpiadi di Monaco, nel 1972, nella quale undici atleti della squadra israeliana morirono per mano dei terroristi palestinesi di «Settembre nero». Il film, in effetti, si concentra sul dopo, sulla caccia condotta dai servizi segreti israeliani contro 11 dirigenti palestinesi ritenuti responsabili dell’attentato. Il dottor Somekh ha parlato del-l’«eventuale commemorazione» ieri, durante la conferenza stampa del Comitato Interfedi di Torino 2006, di cui è membro. «Stiamo valutando se e come questa commemorazione si potrà fare, se in Sinagoga o altrove». Poi: «Non ne ho ancora discusso con il presidente della Comunità Ebraica. Dovremo vedere, valutare».
Sul fatto che non si ricordi un’analoga iniziativa in occasione di Olimpiadi passate e della concomitanza con l’uscita del film, il rabbino è sbrigativo: «Non dò giudizi. Mi sembra giusto che in qualche forma il ricordo di quel tragico evento, di gravità mondiale, venga mantenuto. Ogni Olimpiade, poi, è legata alla sua realtà locale. Possono entrare in gioco sensibilità diverse, può darsi che altrove la cosa potesse essere recepita diversamente». A Torino la sensibilità giusta c’è. «E poi l’uscita del film rinverdisce il ricordo», aggiunge Somekh. Con i «colleghi» del Comitato Interfedi della richiesta di Spielberg il rabbino capo di Torino non ha parlato. «Non mi è sembrato un argomento “comunitario”». Da Ancona, dove risiede, il dottor Mohamed Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, interviene con poche parole: «Il rabbino ha fatto bene, non lasciamo entrare la politica nello sport».
Nei giorni scorsi, il Comitato ha riflettuto sulla vicenda della pubblicazione delle vignette satiriche che hanno scatenato proteste e violenze tra i musulmani e sulla morte del prete italiano in Turchia. Svamini Hamsananda Giri, rappresentante degli induisti, ieri ha spiegato: «I musulmani hanno condannato l’omicidio del sacerdote e noi ci siamo uniti nel sostenere che ogni religione va rispettata, schierandoci però contro ogni forma di violenza». Nelle scorse settimane l’Ucoii aveva organizzato a Torino una marcia della pace per le Olimpiadi.