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DOSSIER
19/3/2010 (7:39) - INTERVISTA
Petrachi: "I guai del Toro?
Sono puramente mentali"
Gianluca Petrachi, 41 anni
FOCUS Qui Toro
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Il ds: «Ai giocatori chiedo coraggio
In questa B perdere non è grave»
GIANLUCA ODDENINO
TORINO
Gianluca Petrachi, tre stagioni fa a questo punto del campionato il suo Pisa aveva 56 punti ed era 6º. Ora il Lecce capolista ha 49 punti e il Toro è in corsa per la A con 41. Rimpiange o tira un sospiro di sollievo?
«Penso e mi arrendo. Quest’anno è impossibile fare calcoli. Siamo già a marzo e tutto è incerto, anzi un po’ folle».

Cosa è successo alla B?
«Il livellamento verso il basso ha portato questo strano andamento lento, una grande ammucchiata in vetta e molte che sperano ancora».

Fra cui il Toro, malgrado 10 sconfitte in 29 partite…
«Esatto. E così capita di perdere in casa con l'ultima in classifica, la Salernitana, o di vedere il Cittadella fare 5 gol a Lecce. Non mi preoccupo delle troppe sconfitte perché io preferisco vincere qualche volta in più, magari rischiando di perdere, piuttosto che collezionare tanti pareggi».

È l'era dei tre punti, ma la squadra lo ha capito?
«Sì, i giocatori sanno che devono giocare sempre con l'acceleratore premuto. Il nostro problema è che non ci concedono attenuanti nemmeno quando si perde contro una squadra in forma e imbattuta in casa come l'Ancona. Anzi, sembra una tragedia per l'ambiente».

E il rendimento ne risente?
«Può causare un nervosismo che non possiamo assolutamente permetterci».

Il Toro sembra Bianchi-dipendente. Come si risolve il problema?
«Abbiamo poche certezze e una di queste è il bomber che fa gol. Ma non dipendiamo da Bianchi: con l'AlbinoLeffe non c'era e si è vinto. Si dovrebbe preoccupare il Grosseto, che senza Pinilla perde 4-0».

Che umore c'è dentro lo spogliatoio?
«Certamente non ai massimi livelli, dopo il ko di Ancona, ma c'è partecipazione e grande voglia di riscatto. Stiamo lavorando sui nostri difetti».

Mentali, fisici, tecnici?
«Mentali. Dobbiamo tutti quanti avere l'ambizione di dare il massimo e crederci fino in fondo per centrare un obiettivo che è alla nostra portata. Il che non significa essere presuntuosi in campo, ma avere più coraggio e prendersi qualche rischio in più».

Perché il tifoso granata dovrebbe essere fiducioso?
«So che questa è stata una stagione tribolata e con poche gioie, ma nel girone di ritorno siamo primi in classifica per punti fatti e in ogni partita questa squadra ha dato il massimo».

Quale clima ha percepito intorno alla squadra dopo la rivoluzione di gennaio?
«I tifosi sono attenti osservatori: hanno compreso e apprezzato lo sforzo della società e lo spirito del Toro».

Però da quasi un mese le porte della Sisport sono chiuse. Perché?
«Volevamo compattarci, con serenità, e lavorare in un certo modo in un periodo critico».

Ha funzionato?
«Sì, è servito. Ci sono momenti in cui è necessario isolarsi e riflettere».

Quanto durerà ancora, visto che l'aspetto scaramantico è caduto ad Ancona?
«Stiamo valutando, le cose potrebbero cambiare la prossima settimana. Non è detto che si debba andare avanti così fino al termine della stagione».

Ma la chiusura a riccio del Toro, compreso il silenzio stampa, era dovuto alla trattativa Cairo-Tesoro?
«No, anche perché quello per i giocatori è l'ultimo dei problemi. Per loro le preoccupazioni arrivano quando non prendono i soldi e su questo al Toro nessuno si può lamentare».
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