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10/10/2008 (7:53) - PERSONAGGIO
Il comizio di De Biasi:
"Meno titoli, più salari"
De Biasi chiamato in granata nel 2005 riportò subito il Toro in A
DOSSIER Qui Toro
L'allenatore del Toro si improvvisa sindacalista per un giorno al convegno Cisl.
JACOPO D'ORSI
TORINO
Gianni De Biasi sale in cattedra. Un'ora di lezione. Appassionata, sentita, perfino coinvolgente. L'occasione per spiegare i suoi metodi di lavoro, la sua filosofia nell'affrontare il calcio e la vita, le tecniche per costruire e gestire un gruppo vincente. Nella vittoria e nella sconfitta. «Un'esperienza piacevole, una cosa simpatica che avevo già fatto in passato» la definisce alla fine, salutato da applausi convinti. Ma non sono quelli dei suoi giocatori, non siamo (ancora) nello spogliatoio del Toro. Il tutto si svolge in un hotel di Borgaro Torinese, al seminario regionale dei sindacalisti della Cisl. Il professor GDB è lì per spiegare come si costruisce una squadra a chi, come lui, sull'unione e sul gruppo deve basare la sua forza, sul campo come attorno al tavolo delle trattative. «Ma non chiamatemi mai dottore – scherza – nel nostro Paese dovremmo abbassare i titoli e alzare gli stipendi, la gente sarebbe più contenta». Una platea di 200 persone pende dalle sue labbra.

Così, in attesa di riprendere le lezioni nel chiuso del centro Sisport, ieri mattina il tecnico granata ha messo da parte i problemi del Toro («Non è un gran momento, in effetti») e ha raccontato tutto o quasi della sua esperienza di allenatore. «In quindici anni di carriera ne ho viste di tutti i colori» è stata la premessa di un discorso condotto da vero capopopolo, perfettamente calato nella parte. Non sono mancati slogan ad effetto come «Credi nella forza dei tuoi sogni e diventeranno realtà» o «Un uomo senza obiettivo è come una nave senza timone», concetti che chissà quante volte Rosina e compagni si sono sentiti ripetere in questi anni.

Tra una battuta e l'altra («Fatemi leader del sindacato e cambierò l'Italia»), spiegati i suoi capisaldi nella costruzione di una squadra («Obiettivo chiaro, gioco organizzato e condivisione»), il tecnico ha portato la platea all'interno dello spogliatoio. «La mia tecnica è il dialogo, parlo tanto con i giocatori perché conoscerli è fondamentale. Sia con i giovani sia con la vecchia guardia. Ricordo quando convinsi Roby Baggio a giocare qualche metro più avanti, fu la fortuna del mio Brescia». A volte, va da sé, serve pure il pugno duro: «In caso di problemi cerco di ricucire, ma se non è possibile taglio la mela marcia. L'ho già fatto in passato, anche di recente». Di Michele? Mah, comunque un’esperienza che il tecnico si augura di non dover rifare nel prossimo futuro perché vorrebbe dire che il Toro non sarà stato capace di risollevarsi dalla palude di bassa classifica, cinque punti in sei giornate, in cui come al solito s'è ficcato. «Il leader di una squadra viene fuori automaticamente – chiude GDB - non si autoimpone a parole. I campioni pensano prima di tutto agli altri, mettendo da parte l'egoismo». Un messaggio anche e soprattutto per i suoi ragazzi.

«Dateci tempo e arriveremo a qualcosa in più della salvezza», promette a un tifoso che gli ricorda le sofferenze degli ultimi anni. «Non ditelo a me, sono il primo a soffrire per il Toro. Proveremo a regalarvi il derby». Poi suona la campanella e il prof se ne va.
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