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6/10/2008 (6:53) - RETROSCENA
Il diktat del presidente Cairo:
"Voglio un Toro più concreto"
La permanenza di De Biasi sulla panchina granata è in bilico
DOSSIER Qui Toro
Fiducia condizionata al tecnico
ROBERTO CONDIO
INVIATO A UDINE
Gianni De Biasi schizza fuori dalla gabbia che per 91’ ha contenuto la sua rabbia subito dopo la traversa colpita da Ventola, unico guizzo granata di una ripresa incolore. Esce, con il ds Pederzoli e l’addetto stampa Barile, dalla cabina più defilata della tribuna del «Friuli»: da lì ha diretto in collegamento telefonico con la panchina le operazioni della sua 75ª partita da tecnico del Toro, la prima da squalificato.

Scuro in volto, si fionda nell’ascensore che lo porta nella pancia dello stadio, a confrontarsi con la squadra che ha perso 3 partite delle ultime 4. Cinque punti dopo 6 giornate: uno in più rispetto a un anno fa, gli stessi di due stagioni orsono. De Biasi come Zaccheroni e Novellino, nell’era-Cairo. Sappiamo tutti com’era finita: due esoneri nel ritorno per evitare il tracollo, due volte Gdb richiamato per salvare il salvabile.

Questa volta a De Biasi tocca un’impresa forse ancora più ardua. Dalla sua un fattore non trascurabile, quello economico: prende 850 mila euro l’anno, soldi che anche Novellino fino al prossimo giugno prenderà da Cairo. Influenzato, dopo aver saltato la sfida di Coppa Italia con il Livorno, il patron ha evitato anche la trasferta friulana. Evento storico per chi in 3 anni non aveva ancora mancato un appuntamento di campionato. Poi, via telefono ha garantito: «De Biasi non si tocca, ha tutta la mia fiducia. Però, mi deve spiegare perché nei secondi tempi la squadra cala sempre, gioca così molle. Il mister mi assicura che non è un problema fisico. Se è di testa, allora bisogna lavorarci su. Cairo ha idee chiare: «Vorrei una squadra equilibrata e quadrata, forse nel secondo tempo un centrocampista avrebbe fatto meglio di una punta. Ma se il tecnico ha scelto così, avrà avuto buone ragioni. Non dobbiamo specchiarci troppo, sentirci troppo belli. Ora la sosta sarà utile per capire dove sbagliamo. Il Toro ha un potenziale maggiore di quanto fatto finora».

A Cairo, in ogni caso, non faranno piacere le dichiarazioni degli unici due protagonisti granata che hanno commentato il ko e il quint’ultimo posto. «Ormai siamo abituati a soffrire - ha detto Cesare Natali, capitano di giornata -. Se ci sarà da farlo anche quest’anno, siamo pronti». «Non dimentichiamoci che il nostro obiettivo è di salvarci con due-tre giornate di anticipo», ha aggiunto Igor Charalambopoulos, sostituto di Gdb in panchina.

Anche quando non gioca male, il Toro poi commette peccati mortali. Quelli di sempre. «Servono più concretezza sotto porta e più determinazione in difesa - invoca Charalambopoulos -. Magagne che spariscono solo con il lavoro. Anche se siamo tutti arrabbiati». Per lo 0-2 e per quel gol di Bianchi annullato per sbaglio in apertura. «In questa stagione non siamo fortunati con arbitri e assistenti: speriamo che presto il vento giri». «Era un gol regolarissimo - protesta Natali -. Un episodio che poteva cambiare la partita. Poi, purtroppo, abbiamo regalato due gol». «Paghiamo aldilà dei nostri demeriti - chiosa Pederzoli -. Non è un alibi, ma è una considerazione da fare». Come quella che il Toro ha, Cagliari a parte, la peggior difesa del torneo. Ed è di nuovo laggiù, a soffrire.

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