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DOSSIER
19/3/2010 (7:20) - CORI ANCHE CONTRO CANNAVARO
Contestati in trasferta, Zebina:
"Insultato dai soliti 30 razzisti"
Zebina, attaccato dai tifosi della Juventus dopo l'espulsione
FOCUS Qui Juve
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Dito medio ai tifosi: «Ero esasperato
Io e Melo attaccati prima di giocare»
MASSIMILIANO NEROZZI
INVIATO A LONDRA
Gioca poco e parla molto, Alex Del Piero, da capitano coraggioso. In piedi sulla nave che affonda, o già andata a picco: «Abbiamo perso nella maniera più disastrosa, in un certo senso - attacca il numero dieci - una cosa incredibile. Stasera tutto avrei pensato, ma non di uscire da questa Coppa. È una batosta che pesa, stanotte, e peserà nei prossimi giorni. Sarà dura ripulirsi la mente». O mettere in salvo la Juve dal mare in tempesta, che s’è scatenata sul campo, e spira fuori dallo stadio, di brutto, mentre lui parla: cento, duecento tifosi bianconeri saliti fin qui, urlano e gridano, insultando tutti. I più gettonati, al solito, Felipe Melo, Cannavaro e, ovvio, Zebina, cui alla fine gridano anche «negro di merda». Lui, comprensibilmente, ne aveva avuto abbastanza, anche se sul campo aveva reagito con le cattive maniere: dito alzato allo spicchio della tribù juventina, e parole in libertà. Da persona educata, s’è poi scusato in tv, ma non ha negato la frustrazione e la vergogna per quel pubblico becero: «Chiedo scusa a tutti i tifosi juventini - attacca il difensore francese - ma non si può più tacere. Non se ne può più di questi venti, trenta tifosi, che ti insultano anche nel riscaldamento. E, francamente, anche un po’ razzisti». Cosa che i cori hanno certificato alla fine, quando il gruppetto ultrà ha assediato il pullman della squadra, tenuto lontano dalla polizia a cavallo e in assetto antisommossa.

Finisce nel peggiore dei modi, insomma, la gita in Europa: impresentabile sul tappeto, e ai suoi contorni. Ancora Del Piero: «È un momento triste - riattacca il capitano - tra i più difficili della mia carriera juventina: è difficile anche trovare le parole e sgomberare la mente. Anche se è sciocco, l’unica cosa che dico è che dobbiamo subito pensare a domenica, contro la Sampdoria». Perché resta un ultimo obiettivo, il quarto posto: «E dobbiamo prenderlo, anche se questa è una stagione in cui tutto fila storto, una stagione devastante. Dove ci sono agenti esterni, anche se non voglio trovare alibi: però ci sono gli infortuni, che è la causa esterna più grave, e lì non c’entra la sfortuna».

Scuote la testa e non ci crede, Alex, mentre fuori gridano, che loro, i giocatori, sono la vergogna della Juve. E li invitano ad andare a lavorare: «La loro delusione è la nostra - dice il capitano - posso soltanto dire che tutti questi ragazzi, i miei compagni, si impegnano tutti i giorni. E mi spiace anche che alcuni vengano presi di mira, perché i responsabili della situazione siamo tutti noi».

L’unico modo per rimediare è raddrizzare il futuro: «Abbiamo ancora due mesi di tempo, in cui dovremo dare un impegno massimale, tutto quello che abbiamo dentro». Ciò che ha fatto Felipe Melo ieri sera, come sottolinea lui stesso, mentre fuori lo insultano: «Nessuno può dire che Felipe Melo non ha corso: e dei tifosi non mi preoccupo, perché quando vado in campo sono pagato per difendere la maglia della Juve, e lo faccio. Forse i tifosi dovrebbero prendere esempio da quelli del Fulham, che incitavano la squadra anche quando stava perdendo». Qui insultavano ancor prima di iniziare.
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