12/3/2010 (7:8)
Liberazione Trezeguet: "Il gol è mio"
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| David Trezeguet, 32 anni, è alla Juve dal 2000
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Il francese mette il sigillo sul match
e scherza con Brazo: «Rivendica la
rete? Pensi soltanto a correre per me»
JACOPO D'ORSI
Il gol a metà trova un papà nel cuore della notte. «Ho segnato io, non ci sono dubbi». L'uomo che vuole vincere non ha perso tempo. Ha fame, David Trezeguet. Lo ripete dopo lo squillo al Fulham: «Da troppo tempo la Juve non vince nulla, abbiamo la qualità per conquistare questa coppa. Per certi aspetti sarebbe pure più bello che raggiungere il quarto posto in campionato, anche se molti dicono il contrario». Lui ha già scelto. Pazienza se si tratta della coppa di consolazione, Europa League e non più Champions. Va bene anche quella, se non si mangia da un bel po' e il desiderio è diventato ossessione.
Le roi David in bianconero l'ha scoperta a 32 anni e mezzo e ieri sera non ha fatto altro che il suo lavoro, incidendo il suo cognome anche nelle statistiche di questa competizione. Il gol atteso da 89 giorni (Bari-Juve 3-1 il 12 dicembre), un'eternità per un sicario come lui, è arrivato nelle ultime curve del primo tempo. David si è ribellato al palo, ribattendo in rete con rabbia la respinta al suo primo tiro, al volo, di sponda, come se si trovasse su un campo di squash. E si è ribellato anche a Salihamidzic, che rivendicava un'ultima decisiva deviazione. «L'ho toccata io», ha detto il bosniaco ai compagni nell'intervallo. Concetto ripetuto in tv: «È proprio così. Mi dispiace per David, perché è un attaccante e per lui è più importante fare gol che per me, ma quella palla l'ho deviata. Anche se il merito più grande è suo, visto che ha tirato lui». In campo però se ne erano accorti in pochi. Tra questi non Trezeguet, che difatti ha festeggiato felice come un bambino per la gioia di mamma Beatriz, ricompensata con un bacio dopo il consueto lancio di coriandoli.
Riposta la colt nella fondina dopo un'ora (al suo posto è entrato Iaquinta), il francese negli spogliatoi ha zittito anche il compagno, sia pure con il sorriso sulle labbra: «Davvero ha detto così? Allora mi devo fidare di lui», è stata l'unica concessione al dubbio. Poi l'istinto del bomber si è dimostrato più forte di ogni altra cosa: «I compagni esultando sono venuti da me, il pubblico ha urlato il mio nome: io questo gol me lo tengo per me. La vittoria resta la cosa più importante, ma non ci sono dubbi: ho segnato io». Quindi la scherzosa dedica finale a "Brazzo": «Il suo lavoro è fare il centrocampista: non deve pensare ai gol, ma a correre per me. Conto sulla sua onestà».
Risolto il giallo, David aggiorna il libro dei record. Ora le sentenze eseguite per conto della Juve sono 170 (su 314 presenze) e lo fanno quarto marcatore di sempre nella storia del club dietro l'inarrivabile Del Piero (268), ma sulle tracce di Boniperti (179) e Bettega (178), l'attuale vice direttore generale. «Roberto mi incita sempre, spera di essere raggiunto presto». In questa stagione difficile i gol sono già 9: bastano, nonostante le sole 22 partite giocate, a mantenerlo davanti a tutti compagni. Appena riaggiustato dopo l'ultima ammaccatura, la distorsione alla caviglia sinistra rimediata il 6 gennaio a Parma, Trezeguet ha di nuovo voglia di lasciare il segno. «Sono stato costretto a rientrare prima del previsto dall'infortunio di un compagno - racconta -, ma adesso mi sento bene e sono pronto a fare il lavoro che mi chiede Zac. La gestione del nuovo allenatore è positiva, siamo più convinti e aggressivi e facciamo più lavoro tattico. Siamo sulla strada giusta, abbiamo giocato bene e preso un bel vantaggio in vista del ritorno». La Juve sorride. Il re è tornato.