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DOSSIER
12/3/2010 (7:2)
La Juve convince, Fulham battuto 3-1
L'esultanza per la rete di Legrottaglie che ha sbloccato il match
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Bianconeri vicini ai quarti di finale
Inglesi appesi a una rete fortunosa
MARCO ANSALDO
TORINO
Per fortuna esiste anche un’Inghilterra dei piccoli contro cui ce la possiamo giocare e la Juve l’ha fatto ieri sera battendo per 3-1 il Fulham di Roy Hodgson, di cui ricordiamo soprattutto la presa in giro che ne facevano Aldo, Giovanni e Giacomo quando allenava l’Inter: il tecnico inglese non ha una grande squadra neppure adesso (i soli che ricordavamo erano il portiere australiano Schwarzer e l’irlandese Duff, esterno nella Nazionale del Trap che incontrò l’Italia) e la fa giocare come può, con l’attaccante principale che ha il cognome di un portiere leggendario, Zamora, e ha dimostrato più o meno la stessa pericolosità offensiva, braccato da Cannavaro. Giovedì a Londra non sarà una passeggiata ed è un peccato aver subìto quel gol rocambolesco, ma se la Juve non saprà difendere 2 reti di margine contro la 10ª del campionato inglese il calcio italiano dovrà davvero chiudere baracca sulla scena internazionale.

La Juve ha cominciato bene. Il gol di Legrottaglie di testa sull’angolo di Diego, che finalmente si è deciso a calciarli con una traiettoria alta e non più con siluretti a mezza altezza che si smorzavano appena entrati in area, ha rassicurato i bianconeri: la consistenza dei londinesi era provata dall’incapacità di imbastire l’attacco, benché Davies avesse una palla buona al 16’, su una respinta della difesa, e non sapeva colpirla. C’era un eccessivo arzigogolo barocco nella trama bianconera. Va bene cercare il palleggio ma non si capisce perché quando, con molta fatica, ci si crea lo spazio per avanzare si dà palla indietro per ricominciare l’azione da capo e magari concluderla sparacchiando lanci senza speranza: forse è il caso di capirsi sul significato di possedere la palla. Candreva non aveva l’intraprendenza dell’ultimo match di campionato, Diego era il solito Diego: quando sveltirà il passaggio e cercherà il tiro come nel Werder Brema vedremo un altro giocatore (e lo si vedeva al 90’ con una bella conclusione bassa parata da Schwarzer).

Salihamidzic non ne combinava una giusta. Comunque la Juve gestiva la partita e dal "titoc" stucchevole spuntava la vena di follia di Zebina a confezionare la giocata che non ti attendi. Il francese che non aveva mai segnato una rete in più di cento partite, e semmai lo ricordavamo per qualche sfondone difensivo costato caro, improvvisava l’opera d’arte da collezionista di quadri e statuette qual è: slalom tra due avversari e tiro di destro potentissimo a incrociare sull’angolo più lontano. Zebina ne era tanto esaltato da andare sotto la curva che spesso lo ha fischiato come a prendersi la rivincita: accade spesso ai calciatori che per una cosa fatta bene si considerino assolti dalle sciagure precedenti. Dopo Grosso con la Fiorentina, Zaccheroni godeva di altri due gol dei difensori che sono una ricchezza e una fortuna non da poco.

Il Fulham sembrava annebbiato come i suoi tifosi già ubriachi a metà pomeriggio, invece estraeva un gol di carambola sul tiro del nigeriano Eluhu, rimpallato da Legrottaglie, e per dieci minuti la Juve ripiombava in uno dei black out emotivi in cui è caduta spesso nella stagione. Non ragionava più. Salihamidzic era l’anello più debole (nella ripresa lo rilevava, in meglio, Camoranesi), ma c’era un avvilimento generale che portava i londinesi vicini al pareggio con un colpo di testa del difensore Hangeland, parato in tuffo da Manninger, e un paio di tiri pericolosi di gente lasciata troppo libera. La svolta la dava Trezeguet, finalmente. Schwarzer era bravissimo a mettere in corner un tiro angolato di Grosso, non poteva fare niente sul gioco di prestigio dell’attaccante: ancora un angolo azzeccato da Diego, tiro del francese che colpisce il palo e ritorna con forza verso di lui bravo a calciare ancora in porta da una decina di metri. I timori del pareggio non accompagnavano la Juve nell’intervallo ed era una liberazione. Nella ripresa con l’ingresso di Iaquinta per Trezeguet i bianconeri esageravano la ricerca del contropiede e ne correvano i rischi, lasciando troppo spazio al Fulham che non sapeva approfittarne però teneva tutti con il fiato sospeso perché un secondo gol avrebbe cambiato il pronostico anche per il ritorno. Non succedeva e Zaccheroni metteva un’altra tacca alla ricostruzione.
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