23/7/2008 (7:35)
Rossi & Giovinco, l'Olimpica mignon
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| Giuseppe Rossi |
Fuori loro, l’Italia è raggiunta dai romeni
ROBERTO BECCANTINI
Se la Nazionale è un profumo, la Under è un sapore. La scia porta lontano, molto lontano. All’Olimpiade. Il mito più caro agli déi. Per questo, l’1-1 che la Romania ha raccolto alla periferia estrema della notte va salutato con la composta serenità che accompagna l’artigiano all’apertura della bottega: il lavoro non manca, ma neppure le idee e gli strumenti. Quanti «turisti», davanti alle vetrine. Il presidente federale Abete, naturalmente. E tre ct, addirittura: Azeglio Vicini, Cesare Maldini, Marcello Lippi. Poi Gabriele Gravina, capo-delegazione, Demetrio Albertini, Billy Costacurta. Liberi tutti, all’ingresso. Molto caldo, molti bambini: prima, durante e dopo. Pistoia saluta un sogno. Venerdì, da Malpensa, comincia la lunga «marcia» verso Pechino e i segreti, agonistici e no, della sterminata Cina. Il 7 agosto, a Quinhuangdao, gran debutto con l’Honduras. Viva il mistero. Marchisio avvicenda Montolivo, febbricitante. Per il resto, squadra tipo.
I romeni, fra i quali spicca il laziale Radu, detestano i protocolli e le cerimonie. Giocano, sempre e comunque, per complicare la vita agli avversari. Come a Zurigo, in ambito europeo. Come sempre. Hanno una pedalata più rotonda. Casiraghi l’aveva detto: abbiamo lavorato duro, in questi giorni; non potremo essere brillanti. Un’analisi, non un alibi. Giuseppe Rossi e Giovinco cercano di adattare i violini alle esigenze: mica facile, visto il traffico al limite dell’area e attorno a Rocchi. Partite così, sono allenamenti al chiaro di luna (quando c’è), senza pretese che non siano l’occasione e la volontà di oliare i meccanismi. Coda e Criscito presiedono il fortino, De Silvestri e De Ceglie ora spingono ora sono spinti, Marchisio, Cigarini e Nocerino faticano a occupare il centro del ring. Scoperti o mascherati, i tridenti costano. Ma se questo è il progetto, avanti. A essere pignoli, l’arbitro ci abbona un rigore (De Silvestri su Torje) e Ninu, non meno generoso, rende imprendibile il sinistro che Giuseppe Rossi scocca al 39’. Ecco: le bollicine di Giovinco e Rossi fanno tanto champagne. Prima del gol, salvataggio romeno su botta dello «spagnolo»; subito dopo, parata di Tatarusanu su sventola dello juventino. Rocchi studia in diretta l’alfabeto di una squadra mai frequentata. Alla ripresa, fioccano le staffette. Ne risente il respiro della contesa. Casiraghi piazza De Silvestri centrale (benino).
Nocerino, capitano di lunga corsa, ci prova da tutti i pizzi. Gran parata di Consigli su punizione di Torje. Un’ovazione saluta l’uscita di Giusepperossi, scritto così, alla Pablito, e Giovinco. Per fortuna, non è con il metro che si misura l’«altezza»: e senza scomodare Lionel Messi, teniamoci buoni i nostri. Non so se basteranno, ma di sicuro ci faranno divertire. Tirano a campare, le squadre. L’Italia si sporge con cautela, la Romania per onor di firma. Certo, Abate si mangia un gol omerico.
La nemesi non gradisce e, sul filo del 43’, sceglie Stancu come sicario: rete in mischia e chi s’è visto, s’è visto. Cose che capitano. Come la doppia parata di Pantilimon su Acquafresca e la traversa scheggiata da De Ceglie, l’unico - con Nocerino - ad aver aperto e chiuso le danze. Non era notte dalla quale estrarre giudizi assoluti. Gli applausi di Pistoia scortano l’Olimpica. E’ stato un collaudo lontano dalle tentazioni che spesso si annidano fra i tabellini obesi di gol. Meglio così. Buon viaggio, allora. Nella speranza che, come l’avventura di Marco Polo, non finisca mai.
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