29/9/2008 (6:56)
- PERSONAGGIO
L'anno che cambiò Valentino
Era Peter Pan, ora è un uomo
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| Da eroe ad evasore: andata e ritorno di un campione
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MULTIMEDIA |
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Papà Graziano: «In un attimo
ha preso in mano la vita»
STEFANO SEMERARO
Dall'agosto della vergogna al settembre della resurrezione fanno quasi 13 mesi. Una pasqua infinita per il ragazzo che nei giorni dello scandalo, dei 112 milioni di euro per tasse non pagate chiestigli dal fisco, sibilò parole spettinate in diretta tv ai pezzi di mondo che lo stavano abbandonando: «Mi avete crocifisso». Lo davano per finito, dal sepolcro è uscito alla grande. E da solo.
L'anno lungo di Valentino Rossi se volete è durato due anni - da tanto non vinceva un Mondiale - oppure tre mesi, quelli che nell'autunno scorso gli sono serviti per fare piazza pulita di una vecchia compagnia che non aveva funzionato. Via il manager storico Gibo Badioli, via lo stuolo degli avvocati e contabili che gli mettevano sotto documenti da firmare, via l'ufficio stampa. Nel cestino amicizie e conoscenze che si erano smagliate, e anche una love story che pareva solida, con Arianna Matteuzzi, stropicciata dalle voci (false) che gli avevano cucito addosso un amorazzo con Elisabetta Canalis. Sono rimasti sono gli affetti veri, papà Graziano e mamma Stefania trasformati anche in amministratori delegati della sua società. E Vale-Peter Pan, a 29 anni, è diventato uomo, padrone di se stesso. Li chiamano riti di passaggio, quando ne esci intero.
«La cosa che mi ha stupefatto - dice Graziano Rossi - è stata la capacità di Vale di prendere in mano la sua vita da un giorno all'altro. Di solito al di fuori delle gare lui non è uno che ama troppo faticare o affrontare di petto le questioni. Invece in tre mesi ha cambiato tutto, nella sua vita e nella gente che lavorava attorno a lui. E lo ha fatto benissimo. Certo, sono rimasti gli amici veri, altri se ne sono aggiunti, ma alla fine la persona chiave di tutto è stato proprio Valentino».
Il punto più basso, secondo mamma Stefania («Non voglio neppure ricordarlo, mi fa ancora male») furono i famosi due minuti di monologo consegnato a Tg1, Tg2 e Tg5 in cui da Londra, con un look discutibile e una retorica arruffata, senza contraddittori, tentò di togliersi l'etichetta di evasore fiscale, più dura da scollare di un Biaggi o di uno Stoner. Papà Graziano la pensa diversamente: «In quel momento, non c'era un sistema migliore per mandare un messaggio a chi ancora gli stava vicino». La prima mossa del nuovo corso è stata tornare da Londra a Tavulia, al nido, alla tranquillità. «Si è assunto le sue responsabilità - continua Graziano - anche contro chi gli diceva che si poteva cercare una scappatoia. Ha voluto mettersi subito al pari con gli altri contribuenti italiani (patteggiando per 35 milioni di euro col fisco, ndr). E soprattutto al pari con se stesso. Perché se tanti attorno a te iniziano a darti dello stronzo, alla fine inizi a chiederti se lo sei veramente». Con il morale ancora contuso dalla orribile stagione 2007, ha deciso di cambiare gomme, da Michelin a Bridgestone, e «costretto» Furusawa, il grande boss della Yamaha, a sviluppare una moto di nuovo competitiva: «Da solo è riuscito a smuovere situazioni che di solito richiedono decenni». Tre gare nella penombra, con la n° 46 che ancora partiva piano, poi la risurrezione, certificata dal duello-capolavoro di Laguna Seca con Stoner. Infine le vittorie di Brno, Misano (con il record di 68 vittorie di Giacomo Agostini eguagliato) e Indianapolis, l'apoteosi di Motegi.
«Si era ritrovato in un attimo da eroe a infame - spiega Graziano -. La gente da un giorno all'altro ha cambiato modo di guardarlo. Per uscire da una situazione così servono molte palle, e un po' di fortuna. Lui c'è riuscito perché ha puntato sui rapporti umani. Un campo dove Vale è bravo, quando ne ha voglia, almeno quanto in pista». Ci ha messo un anno, il Dottore, a darsi la cura e a ingoiare la medicina. «Ma ci sono anni - come dice papà Graziano - in cui cresci per dieci».