8/9/2010 (7:30)
- IL CASO
Parigi, le Ferrari a processo da Todt
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| Sotto accusa c'è il sorpasso di Alonso a Massa nel Gp di Germania
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Oggi in Consiglio mondiale
la sentenza sugli ordini di
squadra: l'ex ad lascerà l'aula
STEFANO MANCINI
TORINO
Ordine: precisa disposizione formulata a voce o per iscritto da un superiore a un inferiore», riporta la versione online del dizionario Garzanti. Si gioca sul filo delle parole, l’affaire Ferrari. Oltre ai codici, a Parigi gli avvocati del Cavallino porteranno i vocabolari, per tentare di dimostrare che in Germania a Felipe Massa non fu appunto «ordinato» di lasciar passare Alonso. L’appuntamento è in Place de la Concorde, dove oggi si riunisce il Consiglio mondiale dell’automobilismo sportivo: in mattinata per scrivere le regole della F1 dal 2013 (motori turbo da 1600 cc ed effetto suolo), nel pomeriggio (ore 15) per processare la Ferrari.
L’accusa è la violazione di due articoli: il 39.1 del regolamento sportivo della F1 (vietati gli ordini di squadra che interferiscono con il risultato) e il 151.c del Codice sportivo internazionale (condotta dannosa agli interessi della competizione). Il 25 luglio a Hockenheim, l’ingegnere di pista Rob Smedley aveva detto a Felipe Massa: «Alonso è più veloce di te». Il pilota brasiliano aveva rallentato per dare strada al compagno. A fine Gp, i commissari di gara avevano multato la Ferrari (100 mila dollari) e l’avevano deferita al Consiglio mondiale.
La sentenza è prevista in serata, dopo l’arringa dei legali Henri Peter e Nigel Tozzi, la deposizione del dg Stefano Domenicali e l’interrogatorio in videoconferenza dei due piloti. In caso di condanna la sanzione può variare dal richiamo fino alla squalifica, o anche limitarsi a confermare l’ammenda. Più probabile una punizione con la condizionale (che avrebbe il merito di non rovinare il campionato e consentirebbe contestualmente di riformare una norma già tante volte aggirata) oppure la cancellazione dei punti. In quest’ultimo caso, la Ferrari sarebbe tagliata fuori dal Mondiale 2010, però farebbe ricorso al Tribunale sportivo d’appello. E, in caso di ennesima bocciatura, potrebbe ricorrere alla magistratura ordinaria. La Formula 1 ne uscirebbe spaccata, come divisi sono i giudizi degli addetti ai lavori: chiedono una condanna esemplare l’ex n.1 della Fia Max Mosley e Niki Lauda, Jenson Button assolve i piloti, Flavio Briatore invita al buon senso: «Se uno va lì con il libro delle regole in mano dovrebbe esserci una penalità. Ma non è mai successa una cosa del genere e quello non è certo stato il primo ordine di scuderia della storia. Dalla sentenza si capirà cos’è oggi la Fia e cosa vuole fare».
Una situazione imbarazzante, tanto più che alla presidenza oggi siede Jean Todt, che per 14 anni è stato alla guida del team e il cui figlio è il manager di Massa. Oggi pomeriggio Todt non presiederà il Consiglio mondiale, delegando il compito a Graham Stoker. È un modo, questo, per segnare il distacco dalla gestione di Mosley, il padre padrone della Fia che ascoltava tutti e decideva da solo. Todt lascia che il verdetto sia discusso, votato ed emesso da altri, ma non riuscirà a cancellare il dubbio che la sentenza, qualunque essa sia, sarà comunque ispirata da lui.