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30/8/2010 (8:34) - PERSONAGGIO
Hamilton si rivede già campione
"Sono estasiato, il bis è vicino"
Lewis Hamilton, 25 anni, esulta sul gradino più alto del podio di Spa
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Il pilota inglese lancia la volata:
"Vincere così è una gioia speciale"
CRISTIANO CHIAVEGATO
SPA-FRANCORCHAMPS
Quando suo nonno Oliver emigrò, nel 1954, dall’isola di Grenada per cercare fortuna in Inghilterra, certamente non pensava che il futuro nipote sarebbe diventato miliardario e campione di Formula 1. Ora il vecchietto da tempo è tornato ai Caraibi (dove pare che sino a poco tempo fa guidasse uno scuolabus) e periodicamente riceve messaggi dal venticinquenne Lewis, primogenito del figlio Anthony. E’ passato più di mezzo secolo ma il legame resta e il pilota della McLaren non ha dimenticato le origini.

Anche se il rapporto con i genitori (la madre Carmen si era separata quando Lewis aveva due anni) non è più quello di un tempo, il ragazzo ricorda i sacrifici fatti quando lui, ancora bambino, venne catturato dalla passione per le auto, giocando con una macchinetta radiocomandata, ma con motore a scoppio.

Papà Anthony aveva persino svolto un lavoro part-time, oltre a quello di ferroviere della London Undergroung, per assecondare Lewis. Lo fece correre sui kart e lui dimostrò subito di saperci fare. Vinse a dieci anni il titolo britannico cadetti e la gara «Campioni del futuro». Sbandierando questi primi successi, il giovane Hamilton, con un gran faccia tosta, a una cerimonia di premiazione si presentò a Ron Dennis, padre-padrone della McLaren e gli chiese un aiuto. Il boss, sorpreso, rispose: «Ripresentati quando sarai maggiorenne». Dopo sole due stagioni di corse, fu lo stesso manager del team di Woking a chiamarlo per inserirlo in un programma dedicato alle promesse del volante.

Era il 1998 e Lewis, nato a Tewin il 7 gennaio 1985 ma residente a Stevenage, poco a nord della capitale inglese, aveva appena 13 anni quando entrò nel grande giro degli sport motoristici. Titolo europeo di kart, tutte le possibili serie della Renault, la F3, sino alla conquista del campionato di GP2 nel 2006, dopo un intenso duello con Nelsinho Piquet. A quel punto Dennis lo portò in F1. Il debutto da rookie nella stagione successiva, accanto a un campione già affermato del valore di Fernando Alonso, appena approdato alla McLaren, fu fracassante. Sotto tutti i punti di vista.

Lewis Hamilton, infatti, come pilota non conosce limiti. Quattro vittorie e sei pole position, ma anche e soprattutto nessuna sudditanza nei confronti dello spagnolo. Appoggiato dalla squadra (che fra l’altro era anche alle prese con la spy story ai danni della Ferrari) l’inglese fu capace non solo di litigare violentemente con il compagno, ma anche di mandare a quel paese, parlando alla radio dall’abitacolo, lo stesso Ron Dennis. Successe nel Gran Premio d’Ungheria quando il pilota non rispettò in qualificazione le consegne dei tecnici. Antipatico, scorretto, egoista, maleducato: addosso a Lewis piovvero critiche e squalifiche, insulti e anche minacce. Ma lui pensava solo ad andare forte. E l’anno dopo, in Brasile, in un sorpasso (rimasto misterioso) su Glock sulla pista bagnata a San Paolo, strappò all’ultima curva e per un punto il Mondiale a Felipe Massa che aveva vinto la gara e già stava per festeggiare il titolo. Lewis aveva 23 anni, 9 mesi e 26 giorni. Divenne il più giovane campione iridato della F1 di tutti i tempi.

Adesso Hamilton punta al bis. E’ veloce in tutte le condizioni, determinato, coraggioso, mantiene innato il senso della competizione. E salta sul podio, come faceva Schumacher. Ieri il suo è stato un autentico balletto. «Sono estasiato - ha detto letteralmente - da questa vittoria. Quando vinci in questo modo una gara che poteva essere una lotteria, non puoi che provare una immensa soddisfazione. E’ vero, sono stato anche un po’ fortunato quando a pochi giri dal termine mi sono ritrovato fuori pista. In quelle condizioni, con il bagnato e le gomme fredde, non sai come regolarti in frenata e in accelerazione. Ho percorso tutta la via di fuga, ho sfiorato le protezioni, ma sono riuscito a rientrare. Adesso sembra che il mio rivale diretto sia Mark Webber. Il campionato è aperto però farò il possibile per chiuderlo, già nelle prossime gare».
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